Assemblea di fuoco, parla Betti: “Non ho ceduto ai ricatti, e ho firmato la mia condanna a morte”

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – “L’improvvisazione e i cattivi consigli portano poco lontano”. E’ Leonardo Betti il primo a parlare dopo il Commissario Giuseppe Dati all’assemblea del Pd ( leggi anche: Dati chiama a raccolta gli iscritti del Pd: “No alle primarie” ). Una breve riflessione storica, partendo dal 2008 quando Viareggio cadde nelle mani del centro destra, prima volta dal dopo guerra. Un Betti a ruota libera, quello che parla e che snocciola dati dell’era Lunardini, con una ciliegina sulla torta del “tentativo maldestro di risanare il bilancio con i soldi della strage di Viareggio”, fino al Commissario Prefettizio Mannino. Poi la sua “era”: “Non ho ceduto ai ricatti e decidendo di non scendere a compromessi ho firmato la mia condanna a morte. Mi permetto di prendermi qualche minuto per una breve  cronistoria che, con molta probabilità non tutti conoscono visto che in molti purtroppo non oltrepassano il confine versiliese e che alcuni preferiscono fare i sordi e purtroppo, come si dice, non c’è più sordo di chi non vuol sentire! Ebbene, nel 2008, dopo 15 anni di governo, il centro sinistra perde molto male le elezioni comunali.  Le divisioni portarono alla sconfitta ma anche di fronte al tentativo di “voler cambiare” rispetto al precedente medesimo colore, la gente scelse di cambiare davvero ma cambiando completamente colore! Si aprirono quindi 4 anni di non-governo di una destra caratterizzata da una accozzaglia di persone che scelsero la via del “governicchiare” a quella del risanare! La morte è giunta in breve tempo: operazioni come la Marco Polo Invest, l’acquisto di scuderie in pineta, forzati debiti fuori bilancio per acquistare moto ed auto nuove per la polizia municipale, fino all’estremo gesto di ripianare il bilancio attraverso i risarcimenti della costituzione di parte civile a seguito del Disastro Ferroviario del 2009, hanno segnato il de profundis dell’amministrazione di centro destra a Viareggio. L’allora opposizione, devo dire con un buon lavoro sinergico di tutto il centro sinistra, mandò a casa Lunardini spalancando le porte ahimè al commissario Mannino il cui bilancio è quanto di peggio non ci si potesse aspettare. Basti pensare che al nostro insediamento, da un presunto bilancio in pareggio abbiamo dovuto riequilibrare per oltre 63 milioni di euro… ma tanto noi (a detta di qualcuno) non abbiamo fatto niente… Nel 2012 il PD ebbe la forza di raccogliere il guanto di sfida, ricompattare tutto il centro sinistra e vincere, bene, primarie e poi le elezioni con un risultato che penso serviranno anni perché sia eguagliato (il 72% e la vittoria in tutte le sezioni del comune). Il compito pareva arduo e mai nessuna parola riuscirà a descrivere quanto fu arduo.  Oltre alle mille difficoltà esterne si sommarono quelle interne con diverse pressioni, di svariati tipi, che arrivavano fino a me ed alle quali non ho mai soggiaciuto e soprattutto ceduto (almeno fino all’ultimo ricatto magistrale, con la richiesta delle mie dimissioni, cui ho dovuto cedere per forza, perché vi era un interesse maggiore a tutti noi: il futuro di Viareggio!)”. “Non ho ceduto, ma in questo modo ho firmato la mia condanna a morte… – ripete Betti -,  proprio in quel momento: quando ho deciso di non scendere a compromessi. Oggi il commissario Dati, ha capito bene a cosa mi riferisco e credo che umanamente mi sarà più vicino.  Quando eravamo bimbetti il più antipatico che non accettava le regole prendeva e portava via il pallone… dicendo questo è mio! E così qualcuna ha fatto! E’ vero, non ho assunto il Comandante della Polizia Municipale che mi era stato caldamente consigliato, non ho intimato di smettere con le multe ai motorini parcheggiati sui marciapiedi di una nota piazza cittadina, non ho fatto il piano delle pinete e consentito l’aumento di volumi, è vero, abbiamo fatto il Festival del Gelato e la mostra delle donne nude, ma non ho mandato a casa i lavoratori della SEA, non ho esteso gli inviti istituzionali quel giorno che con il presidente della regione Rossi abbiamo trovato i soldi per fare il Carnevale, non ho accettato che le riunioni di maggioranza fossero un filo diretto con l’opposizione, non ho tollerato che il mio vice sindaco trattasse male i dipendenti comunali e se ne fregasse delle regole per gli atti amministrativi, ma non ho avuto paura di denunciare gli artifici contabili ed economici che erano stati fatti nel Comune di Viareggio. In compenso ho cambiato 3 assessori che non seguivano da tempo il programma elettorale preferendo i caminetti riservati a Villa Borbone e le indicazioni di soggetti diversi dal Sindaco. Ci sono ex Sindaci però che di Assessori ne hanno cambiati una decina, ma questa è un’altra storia. Questi no, hanno dato fastidio e qualcuno ha portato via il pallone: hanno strumentalizzato e usato le peggiori macchinazioni non esitando minimamente nel dare contro ad un’amministrazione del loro stesso colore; hanno fatto della menzogna il loro cavallo di battaglia, non esitando nemmeno un secondo ad inventare storie come quella sui poteri forti che, senza ombra di dubbio non sono mai stati dalla nostra parte, altrimenti, con molta probabilità, le cose sarebbero andate in modo completamente diverso rispetto a come si sono svolte.  Al di là di questo, stasera non è serata di amarcord. Ottobre 2014: sembra sia passato molto tempo ma parliamo di poco più di 100 giorni fa; è stato un mese difficilissimo, uno di 16 mesi difficili; un mese denso di emozioni, per la maggior parte negative. Credevo e speravo che il mio partito comprendesse la bassezza e la vigliaccheria dell’omicidio di un’esperienza amministrativa le cui difficoltà derivano anche da esperienze economiche che hanno qua dentro le proprie radici. Credevo che il Pd avrebbe liquidato i due traditori politici come mosche bianche di un progetto più alto di verità e risanamento e che mi chiedesse di essere ancora il nocchiero di questa nave chiamata Viareggio.  Ed invece è successo di tutto. Il Commissariamento che, permettetemi, inizialmente non capivo e che oggi comprendo, ha dovuto anch’esso fare i conti le nostre assurdità: la commissione di garanzia comunale, che in un mondo di lealtà e senso di appartenenza avrebbe dovuto emettere in una mezza giornata un verdetto chiaro e lampante, con vicende allucinanti e invereconde pantomime degne dei più bassi inganni di corte ha traccheggiato per due mesi con il gran finale della parodia delle dimissioni del Presidente l’ultimo giorno. L’assurda vicenda della commissione di garanzia federale che per la figura barbina fatta avrebbe dovuto, per il buon nome del partito, dimettersi all’arrivo dei verdetti regionali. Il can can di “nomi e nomicchiori” sui futuri candidati sindaco senza che uno solo avesse la benché minima idea di cosa dire di vero e concreto sulla situazione del Comune, trascinati più dagli slogan su facebook che da una reale presa di coscienza. Ed arriviamo a febbraio, mentre si festeggia un carnevale tutt’altro che scontato, ma guai a dire chi ha trovato quei soldi che negli anni passati non erano mai mancati anche a costo di portare in rosso le già strizzate casse comunali,deposta da tempo l’illusione che qualcuno si ricordasse di una generazione che aveva riportato il Comune a Sinistra, rea di scelte impopolari come il dissesto di cui non è l’artefice ma l’accertatore, stiamo assistendo ancora una volta al più deprimente degli scenari che se continuiamo così vedrà, purtroppo un solo sconfitto: il partito democratico! che è bene ricordarlo: ognuno di noi ha scelto spontaneamente come il proprio partito. Io non sono entrato nell’agone, non mi sono proposto, non ho chiesto le primarie, non ho montato orde di attori pronti a sostenere il mio nome (pur sapendo di avere molte più firme di tanti altri), non ho nemmeno utilizzato la carta del sindaco uscente!…. Non fa parte di me. Tre anni fa me lo chiese un gruppo di persone disinteressate che amano la città e che non hanno nessuna intenzione di farsi trascinare dai biechi giochetti di una politica da dimenticare; i cittadini (l’unico vero giudice) mi votarono e dunque diventai sindaco di Viareggio e lo feci, con grande impegno e passione, seguendo sempre gli indirizzi del mio partito e della coalizione di centrosinistra, ma avendo sempre come unico faro l’interesse collettivo e il bene comune. La mia disponibilità potrebbe esserci soltanto se arrivasse una richiesta da parte di tutto il partito o di un’ampia convergenza, ma visto il clima, sono consapevole che sarà arduo che ciò possa accadere. Fortunatamente non ho bisogno di un lavoro e la politica la faccio per passione e voglio continuare a farla in questo modo. So che è una materia dura da digerire e che non va di moda ma tant’è”. “Ripeto, rappresento e con onore, una generazione di 30/40 enni che vivono del loro lavoro e che fra cinque o dieci anni saranno ancora qua. Capisco che non in tanti possono affermare lo stesso e, se tanto mi da tanto, non biasimo lo sgomitare disperato di qualcuno di questi ultimi mesi – è il lungo sfogo dell’ex sindaco – oggi Viareggio è una città in dissesto e le velleità, trite e ritrite o le “meteoriti” atterrate dalla piana, non possono trovare spazio. Io credo e mi faccio e continuerò a farmi portatore di queste istanze: la necessità che il Partito democratico sia unito e forte e che Viareggio sia amministrata da gente per bene che voglia bene a questa città, che abbia forti legami con Firenze e con Roma, che abbia alleati stabili e pronti a scelte difficili, che sconfigga una destra xenofoba e affabulatrice e tutti i movimenti populisti.  Di certo non ha bisogno di un pupazzo nelle mani di due persone pressoché interessate solo a loro stesse che fanno del Pd il bello ed il cattivo tempo a seconda di come si alzano la mattina. Soprattutto se una di esse ricopre un ruolo politico di altissimo livello e che dovrebbe avere interessi ed occupazioni più alte della piazza o della pineta di ponente. Sull’altra, che poi non fa nemmeno parte del nostro partito, stendo un velo pietoso perché saranno altre e più gravi le sedi dove avrò modo di ribadirle la sua vaghezza, cattiveria ed ingordigia”. Giuseppe Dati ha parlato di un’alleanza impossibile con una lista come quella di Rossella Martina: “A tal riguardo – prosegue l’ex sindaco, applaudito dalla platea –  aggiungo che sarebbe fuori luogo visto che una simile alleanza, è quella che ha provocato la caduta dell’amministrazione comunale. Vorrei infine evidenziare come il sottoscritto non sia un mitomane quando ha visto dietro alla caduta dell’Amministrazione un vero e proprio complotto e non il gesto di due schegge impazzite. Alla conferenza stampa di ieri erano presenti dei personaggi del nostro partito da cui questa assemblea dovrebbe, una volta per tutte ed in maniera chiara prenderne le distanze, come Antonio Mazzeo ebbe il coraggio qui dentro di fare nei confronti di Mei e Zappelli: persone che, ahimè, sono membri di questo partito e l’affronto che hanno fatto non è a Betti o a tutti i suoi assessori (Romanini, Dal Pino, Fruzza, Strambi, Bertoli, Giannerini e Lazzerini) ma a tutti noi, cercando di imporre ancora una volta le loro posizioni: forti probabilmente del nostro silenzio troppo a lungo protrattosi. Concludo dicendo che io e il mio gruppo, in un’arena di nomi che fa male a tutti non intendiamo addentrarci e che tra tutti questi nomi ne scegliamo uno solo: quello del Partito Democratico.  Quindi, per quanto mi riguarda, chiedo al Commissario Dati, coadiuvato dai vertici del Partito Regionale di scegliere il candidato Sindaco che riterranno essere il soggetto più giusto. Mi auspico che che sappiate scegliere una persona pronta al dialogo, al coinvolgimento, che ami la città e pronta per la sfida più grossa della sua vita. Che prosegua nella strada della trasparenza e dell’onestà che, insieme alla mia squadra, ho intrapreso; che sappia coltivare quei quasi 30 milioni di risorse esterne che abbiamo saputo reperire; che tuteli l’occupazione e le eccellenze del nostro territorio come il settore della pubblica istruzione e le manifestazioni culturali; che abbia la forza di non cedere ai ricatti e alle pressioni e che prosegua speditamente con l’approvazione del regolamento urbanistico, grande volano per l’economia cittadina, purtroppo fermo lì dal mese di ottobre.  A questo candidato voglio dire che non potrà andare da solo ma che se sarà intelligente saprà su chi contare e dove appoggiarsi, perché il PD di Viareggio sa anche essere foriero di cervelli e di proposte. Voglio terminare con la metafora calcistica perché credo renda molto bene l’idea di ciò che vuole il mio gruppo: come vedete, c’è chi crede che il pallone sia suo e, se non va come vuole, prende e se lo porta via, ma c’è anche chi pensa che il pallone sia di tutti e invece di portarlo via decide di consegnarlo ad un arbitro in cui deve credere necessariamente se sta dentro ad un partito e glielo consegna convintamente, credendo che abbia la volontà e la legittimazione per fare la scelta migliore”.

 

 

 

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