Atto di indirizzo sulla pianificazione urbanistica, l’assise approva la delibera

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VIAREGGIO – «Viareggio è una città che può e deve essere rigenerata: in quali direzioni dobbiamo andare? Con quali forze dobbiamo affrontare questo lavoro? A queste domande tenta di rispondere l’atto che abbiamo approvato questa mattina: uno strumento urbanistico il cui iter di approvazione deve essere rapido e i cui contenuti dovranno essere in larga parte condivisi dalle istituzioni ma anche dalla cittadinanza».
Con queste parole l’assessore Alessandro Pesci ha illustrato al Consiglio comunale l’atto di indirizzo di pianificazione urbanistica, che è stato approvato questa mattina dal Consiglio comunale.
«Un grande successo per tutto il consiglio – ha commentato il sindaco Giorgio Del Ghingaro -. La dimostrazione che, se affrontiamo le questioni della città, facciamo passi in avanti utili e lavoriamo più velocemente. Colgo con favore questa nuova volontà di ripartenza che non appartiene solo alla maggioranza ma all’intero consiglio comunale».
La delibera ha visto il parere favorevole di tutto il Consiglio ad eccezione dei gruppi di Lega Nord e Forza Italia, che si sono astenuti ma «Non è detto non possano votare a favore in futuro» ha puntualizzato il consigliere Rodolfo Salemi.
«Con questo atto – spiega ancora Pesci- si intende riaprire il cantiere della pianificazione urbanistica comunale, che si è interrotto nella tarda primavera dell’anno scorso. L’obiettivo è quello di gestire al meglio questo cantiere anche in relazione al fatto che i nostri atti urbanistici sono piuttosto anziani.
C’è, inoltre, una novità normativa importante: la legge 65 del novembre del 2014, cervellotica e di non facile applicazione. Una legge accentratrice di nuovi poteri pianificatori in capo alla Regione che toglie autonomia decisionale agli enti locali, ai Comuni in particolare, e introduce la copianificazione.
L’avvio del procedimento fatto lo scorso anno dalla giunta precedente però, apre due strade per Viareggio: ci offre cioè la possibilità di scegliere tra fare il regolamento urbanistico per le zone urbane della città e il piano operativo per le extraurbane oppure il solo piano operativo per tutto il territorio, così come richiesto dalla nuova legge, conferendo però qualche punto in più all’ingerenza delle Regione.
Una cosa importante da sottolineare è che noi non partiamo da zero: abbiamo un piano strutturale vecchio ma ancora in vigore. Un piano regolatore con la variante generale del 1997. Abbiamo un episodio di adozione e revoca del regolamento (presentate oltre 650 osservazioni delle quali due pesantissime, una della Regione e una della Provincia) che risale alla giunta Lunardini. Abbiamo un avvio del procedimento della giunta Betti.
Certo però ci troviamo di fronte a contesti socioeconomici, e obiettivi imprenditoriali completamente diversi, rispetto agli anni nei quali sono stati pensati questi regolamenti, con una crisi dell’edilizia in atto in tutto il paese. Ma il fatto che ci fosse un altro contesto 20 anni fa non significa che quello odierno sia peggiore.
Capisco tuttavia, atteggiamenti di parziale rassegnazione in città, e il cima di attesa.
I punti sui quali dobbiamo lavorare rispetto agli strumenti che abbiamo in mano sono: le previsioni, e qui porto l’esempio del patrimonio edilizio nelle aree urbane nelle quali si può fare un restauro e non nuove costruzioni. Ma anche la flessibilità: ad esempio la misura minima delle unità abitative di 65 metri a me pare abbastanza importante.
Dobbiamo poi reperire idee per i servizi legati agli asset strategici della città: dalla cantieristica agli stabilimenti balneari.
Abbiamo insomma tutto un insieme di criticità che è doveroso affrontare per favorire il miglior uso del patrimonio edilizio esistente, ridar fiato all’economia, consentire ai residenti di poter abitare nella città che desiderano. E dove si vive bene, a maggior ragione, si viene volentieri anche in vacanza.
La città che ho trovato è abbandonata all’incuria, alla disattenzione, al disinteresse.
Ma consentitemi di dire Viareggio ha un patrimonio straordinario: 550 ettari di pinete, il lago, il mare, edifici di pregio storico e artistico.
Viareggio è il primo porto del mar Tirreno per la cantieristica navale: Viareggio ha il turismo balneare e tutte le attività ad esso connesse, a partire dalle strutture ricettive riguardo le quali l’offerta potrebbe essere maggiormente articolata.
Ci sono poi le attività produttive: la pesca, l’agricoltura, in particolare l’ortofrutta e il florovivaismo.
E non starò qui a parlare delle possibilità artistiche e culturali, da Puccini al Carnevale: in Italia ci sono 5 gallerie di arte moderna degne di essere visitate, la Gamc è una di queste.
Il patrimonio immobiliare è enorme: da una prima ricognizione ho potuto riscontrare 80 aree, fra pubbliche e private, che possono essere riqualificate (contenitori senza funzioni). Ci sono poi 100 stabilimenti pubblici tra scuole, impianti sportivi ecc.
In breve, una immensa ricchezza dei nostri beni comuni e l’incapacità, nel passato, di farli diventare leva per il rilancio della città.
Riguardo a questi temi la stabilità politica è fondamentale: senza la stabilità, e la storia della città lo ha dimostrato, non si potranno fare scelte strategie.
Questo atto – conclude l’assessore – ci fornisce i mezzi per andare verso l’approvazione di uno strumento urbanistico che immediatamente rimetta in moto la macchina nella maggior condivisione possibile».

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