Betti: “Chi ha tradito ora se ne prenda le responsabilità”

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VIAREGGIO – (Stefano Piccolomini) La musica è finita e gli amici se ne vanno” scriveva una trentina di anni Franco Califano, “Il Califfo” della musica italiana. Ed in questo caso proprio di amici e compagni, o meglio, dopo le convulse giornate di queste settimane, di ex amici e compagni, si parla.Tradito. Si sente tradito l’ormai ex sindaco di Viareggio, Leonardo Betti. Tradito da chi, nel suo partito, ha fatto tutto e il contrario di tutto per far terminare la sua esperienza al governo della città. E anche da chi, in questi ultimi giorni, gli aveva lasciato la speranza di poter, nonostante il dissesto, continuare a guidare il palazzo di piazza Nieri e Paolini.

E se la scelta di ritirare ieri le dimissioni era parsa a tutti gli osservatori una sorpresa e una forzatura, Leonardo Betti la rivendica alla luce delle “promesse” che gli erano state fatte: “Era necessario che l’operazione trasparenza dei conti proseguisse per capire, fino in fondo la responsabilità del dissesto”. Ma a volte le volontà più grandi non riescono ad intaccare la realtà dei numeri. “In questi venti giorni ho lavorato per un ricompattamento della maggioranza e delle forze di governo cittadino. Parallelamente avevo cercato un dialogo più forte con le opposizioni ed alcune ( FI e M5S), negli incontri che abbiamo avuto, avevano dato la disponibilità a confrontarsi sui singoli provvedimenti”.

Evitare il doppio commissariamento che fa di Viareggio il primo esempio in Italia di città commissariata a tutti i livelli era l’obiettivo del sindaco. “Volevo lavorare per salvare il futuro lavorativo dei dipendenti della Patrimonio; cercare di salvare i livelli occupazionali degli asili nido e aprire una discussione, serrata, sul frazionamento del porto. Invece, mi sembra, che siano prevalsi antipatie e personalismi”.

E i suoi “killer” politici hanno nomi e cognomi. Oltre ai due consiglieri democratici, Mei e Zappelli, che stamani hanno protocollato le dimissioni assieme alle opposizioni, Betti attacca anche la senatrice Granaiola. Le riunioni e gli accordi fatti sono saltati, tutti: “E’ il sindaco che è stato eletto o qualcun’altro vuole decidere il futuro della città ? . Ognuno deve rispettare il proprio ruolo e cercare di fare squadra. Non attaccare continuamente la giunta e fare gara a sé. Cosi non andiamo da nessuna parte”.

Avevo ricevuto precise garanzie – continua, laconico, l’ex sindaco – durante il consiglio comunale sul dissesto. Io mi sarei dimesso, avremmo trovato un nuovo accordo programmatico con una squadra di governo che inaugurasse un corso differente. Mei e Zappelli non mi avevano mai detto che si sarebbero dimessi. L’ho scoperto ieri sera in tv”.

Et nunc ? Sulle responsabilità di quello che succederà Betti è certo: “Chi ha scelto di votare contro le direttive del partito se ne prenderà le responsabilità. Per quello che mi riguarda ho la coscienza pulita perché ho fatto di tutto il possibile per salvare questa esperienza amministrativa”. Sul suo futuro Betti non si espone troppo ma il sorriso sotto i baffi alla domanda se pensi ad una sua, nuova, candidatura a sindaco, lascia intendere che lo rivedremo, presto o tardi, sui cartelloni elettorali.

Ora aspettiamo l’arrivo del commissario prefettizio (previsto lunedì o martedì, ndr). La palla passa ai tecnici con tutto quello che comporterà l’abbandono della politica e l’ affidarsi, tout court, ai conti. E la Corte dei Conti parla chiaro “tagli ai servizi e alle partecipate”.

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