Bozzoli, Sel: “Aumentano i costi, e a scuola diminuiscono i servizi”

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VIAREGGIO – “E’ iniziato l’anno scolastico e ogni giorno – sui giornali, nei capanelli di genitori fuori dalla scuola, sul web – si rincorrono le notizie sugli aumenti che coinvolgeranno in varia misura il mondo dei servizi educativi nel nostro comune e sulla riduzione dei servizi stessi: aumenterà la mensa; aumenterà il pulmino; aumenterà la retta dei nidi; per questi ultimi e per le materne comunali, addirittura (e questa non è voce, ma realtà) non ci sono le insegnanti di sostegno e viene ridotta in alcuni casi la durata del servizio”.

E’ Chiara Bozzoli, di Sel, che parla: “A fronte di tutto questo, prima di tutto mi domando se un viaggio di nozze (quello dell’assessore alla cultura e alle politiche educative), già posticipato probabilmente per restare presenti in città per gli eventi culturali estivi, non poteva essere posticipato ulteriormente, visto che comunque la prima notte di nozze, e anche le quaranta successive, ormai erano andate. A meno che non si consideri lo sfavillio delle prime del Pucciniano più importante di un inizio scuola d’emergenza. Priorità, insomma. Poi, nel merito e concentrandomi su due macroproblemi. Le insegnanti di sostegno. Ci si rende conto di cosa significhi l’assenza dell’insegnante di sostegno soprattutto nei servizi educativi per la prima infanzia? Ci si rende conto che equivale, senza tanti giri di parole, all’esclusione tout court dal servizo (scuola dell’infanzia, nido) del bambino interessato? Mi piacerebbe sentire cosa si propone in tal senso. Ah, già, l’assessore non c’è. Allora magari mi piacerebbe che se ne parlasse nella latitante commissione consiliare politiche educative, mai più convocata da tempo immemore. Così, per scrupolo: sia mai che la politica fa quello che sarebbe chiamata a fare, cioè trovare soluzioni ai problemi delle persone. Seconda questione: l’aumento delle tariffe. Anche qui, non si sente dir altro che sarà inevitabile (lo si disse addirittura quale fosse il primo e più urgente e necessario provvedimento da attuare nell’epifania di mezza estate sui conti del comune). Ora, io non ho dubbi che sarà inevitabile: il nostro è un comune dissestato, e tra pochi giorni tale stato di cose verrà ufficializzato. Nei comuni dissestati, la legge prevede che i cittadini compartecipino nella misura del 36% al costo dei servizi. Ergo, la compartecipazione dei cittadini aumenterà. Si pagherà di più, insomma. Ma io dico: visto che è certo – certo addirittura quasi fino al centesimo, tutto sta mettersi lì e fare il conto – perché non dirlo con chiarezza a inizio anno scolastico? Una concetto semplice semplice come “ora tu stai pagando tot, ma purtroppo dal primo di gennaio dovrai pagare tot-altro”. In questo modo, quelle miriadi di persone normali che ogni mese devono far quadrare i conti familiari al centesimo si potrebbero organizzare. Magari sceglierebbero di fare domanda a un nido privato che alla fine della fiera gli costerebbe meno, magari inizierebbero a organizzarsi per far mangiare a casa i figli, magari inizierebbero a mettere i soldi da parte. Invece no: si deve rimanere nel dubbio. Che importa se poi un bambino già inserito al nido verrà ritirato o spostato, che importa se si dovrà spiegare ai propri figli che non possono più mangiare a scuola dopo averlo fatto fino al venti di dicembre, che importa… in fondo, sono solo bambini. In fondo, con tutte le beghe che ci sono, che importa agevolare le persone se non altro con la chiarezza e la serietà Io ho sentito dire più di una volta in questi tempi che il motivo principale per evitare l’arrivo di un commissario è che la politica serve. Ecco: per me, la politica servirebbe esattamente a questo. Se non lo fa, non serve proprio a un bel nulla”.

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