Cantieristica navale in crisi, la Fiom verso lo sciopero

VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Fiom sul piede di guerra, con una serie di mobilitazioni e lo sciopero del 10 ottobre prossimo in Darsena a Viareggio. Poi, a seguire, anche in Garfagnana, a Fornaci di Barga. I problemi, la crisi che sta avvolgendo il mondo dell’occupazioni e la mancanza di prospettive future, sono alla base della “protesta”. La cantieristica navale, ormai ex fiore all’occhiello di Viareggio, ma anche il settore del marmo dove si sono persi centinaia di posti di lavoro sono il problema principale. Ad oggi in Darsena sono solo 2300 i lavoratori attivi, in confronto ai 7mila di sei anni fa.  Una fotografia, questa, della crisi che attanaglia il settore della nautica.  “Venti anni fa il Porto di Viareggio era strutturato diversamente – ha ricordato il segretario della Fiom Lamberto Pocai -: “C’era anche una pesca fiorente, ed era attiva la nautica da diporto. Fino al 1998 si costruivano imbarcazioni anche di oltre 160 metri di lunghezza,  ora con il problema dell’insabbiatura del Porto, la mancanza di banchine adatte per l’ormeggio e di attrezzature di sollevamento, tutto è morto”. “Nei vari incontri sia col sindaco che con il presidente della Regione – ha aggiunto Pocai – ci sono state prese d’atto, ma niente è stato fatto per risolvere la situazione, che dire drammatica è riduttivo”. Lo stallo regna sovrano. Ma che fare? “E’ mancato il piano industriale sul Porto – ha affermato Alessandro Lenzoni della segreteria provinciale della Fiom. “Sul Porto le responsabilità sono dell’autorità portuale regionale e del comune di Viareggio e non del sindacato – ha proseguito Nicola Riva, segretario provinciale -, oggi una barca di oltre 50 metri è impensabile costruirla e ospitarla. Il fondale non lo permette. E si perdono posti di lavoro. La volontà della Fiom è di riaprire la vertenza, il rischio è di perdere ulteriori posti di lavoro. Abbiamo notizia di un cantiere , che per pudore non citiamo, che avrebbe la possibilità di costruire sei imbarcazioni da consegnare entro i prossimi 24 mesi, che porterebbero 300 e passa posti di lavoro, ma altri imprenditori lo impediscono, non cedendo loro gli spazi occupati, ma liberi da attività, quindi inutilizzati”. Senza contare che a fine novembre per circa 400 lavoratori finirà la Cassa Integrazione in Deroga, e il rischio disoccupazione è alto.

Uno sciopero, quello in programma per il 10, che oltre al problema crisi  porterà all’attenzione anche i diritti e la dignità sul lavoro.L’articolo 18 e la sua riforma targata Renzi è il fulcro della quaestio. “Ancora attacchi ai diritti di chi lavora e la cancellazione degli stessi per chi dovrà lavorare, l’obiettivo è chiaro, dividere i lavoratori per ridurre diritti prima e gli stipendi subito dopo con il ricatto del licenziamento facile. Nel frattempo, nessuna risposta sulle pensioni, nessuna idea sul futuro industriale dell’Italia e nemmeno per la Versilia. Troppe sono le aziende storiche in crisi a partire dalla condizione dei  cantieri navali e della filiera nautica, la mancanza di investimenti e prodotti innovativi rischiano di determinare una moria di posti di lavoro per il settore metalmeccanico anche dove pensavamo non potessero mai accadere questi eventi – recita il volantino -: E’ una vergogna! Centinaia di posti di lavoro di cui la Versilia ha bisogno e che rischiano di essere ulteriormente perduti per totale responsabilità degli “imprenditori” e delle politiche liberiste dell’Europa dei governi succedutosi in questi ultimi anni. Le Amministrazioni locali sono assenti ingiustificate e non portano avanti uno straccio di politica condivisa di sviluppo del territori” Lavoratori sempre più soli, aggrediti nei diritti minimi e con il rischio di perdere con le riforme anche gli ammortizzatori sociali. E al loro sciopero, il concentramento è per le 9 della mattina del 10 ottobre al cantiere Benetti di Viareggio, parteciperanno, oltre ai metalmeccanici, gli studenti, i precari e tutto il mondo del lavoro i cui diritti, oggi, sono ad alto rischio.

“A Viareggio, il segretario provinciale Lamberto Pocai insieme a Nicola Riva (Fiom Versilia) e Alessandro Lenzoni (Rsu Finder Pompe e membro della segreteria provinciale della Fiom), hanno fatto il punto sulla situazione occupazionale nella cantieristica nautica. Ne emerge un quadro allarmante, che vede dai 300 ai 400 lavoratori e lavoratrici a rischio di licenziamento per esaurimento degli ammortizzatori sociali al 30 novembre – questa la nota stampa -:  L’assenza di un’amministrazione comunale nel pieno delle sue funzioni e della sua credibilità, dopo le dimissioni di sindaco e giunta a Viareggio, aggrava la situazione e spazza via le speranze di un intervento istituzionale per tentare di risolvere questo ed altri problemi. Non si è neppure insediata la commissione consultiva all’interno del comitato dell’Autorità Portuale, a due anni dall’entrata in vigore della legge e ad un anno dalla nomina del segretario Morelli. Come hanno ribadito anche i membri della Rsu di Polo Nautico, presenti alla conferenza stampa e che sono fra quelli che hanno esaurito la cassa integrazione, ci sono spazi inutilizzati nell’area consortile nata sulle ceneri della Sec che al massimo vengono usati come parcheggio o magazzino. “Eppure sappiamo che c’è almeno un cantiere pronto a costruire barche e quindi ad assumere personale – ha detto Nicola Riva – ma la rivalità interna fra imprenditori impedisce di cogliere questi segnali positivi, seppur minimi”. Se la crisi economica ha colpito tutti i settori manufatturieri, compresi quelli legati alla lavorazione del marmo e di riflesso anche la costruzione dei necessari macchinari, la Versilia tutta è uno dei territori che ne ha risentito di più. “E’ scomparsa l’imprenditoria italiana – ha detto Lamberto Pocai – mentre si assiste all’ingresso di capitali stranieri e dei fondi di investimento nell’economia provinciale e toscana in generale, mancando il ricambio generazionale, come sta avvenendo nel settore nautico”. “In Italia stanno sparendo interi settori come la siderurgia e la lavorazione dell’alluminio, perché non c’è un piano industriale nazionale – ha aggiunto Alessandro Lenzoni – esattamente come è mancata una visione strategica sul porto viareggino”. Un porto dove le attività legate alla pesca si sono ridotte notevolmente, dove non si costruiscono più navi mercantili ed è rimasta soltanto la nautica da diporto che però soffre per la mancanza di spazi adeguati per costruire barche sopra i 50 metri e di servizi a terra. Il settore è passato dai circa 7mila occupati di sei anni fa agli attuali duemila, in gran parte in cassa integrazione o lavoratori degli appalti. Il mercato della nautica da diporto si è ridotto di oltre il 40% ma non c’è stata un’adeguata reazione in termini di innovazione di prodotto e di  ricerca di soluzione nuove. Gli incontri istituzionali promossi dalla Fiom provinciale, a livello locale e regionale, hanno portato soltanto a dichiarazioni di intenti, malgrado le tante proposte formulate dal sindacato e dai lavoratori, come nel caso dell’idea di un marchio Viareggio – ha ricordato Marco Bocca, delegato della Perini Navi – che avrebbe potuto tutelare e contraddistinguere una tradizione secolare che è ancora apprezzata dai possibili compratori di un bene di lusso come quello delle imbarcazioni. In questo contesto, la riforma del mercato del lavoro promossa dal governo Renzi non fa altro che aggravare il rischio di licenziamenti di massa: il problema principale non è certo l’articolo 18, peraltro già ampiamente modificato dalla riforma Fornero che ha inciso negativamente anche sulle pensioni, soprattutto in un momento in cui ogni giorno chiude un’attività o una fabbrica. E questo mentre il ricorso continuo ad appalti e subappalti determina offerte al massimo ribasso a scapito del salario e della sicurezza “e viene utilizzato anche dalle imprese che fanno ricorso alla cassa integrazione”, ha ricordato Andrea Distefano di Azimut Benetti. A Lucca, il responsabile di zona Mauro Rossi ha spiegato che lo sciopero del 10 ottobre è “contro le politiche economiche liberistiche e contro il nuovo attacco ai diritti rappresentato dal Jobs Act e dall’abolizione dell’articolo18”. Anche a livello locale si fanno sentire le conseguenze della mancanza di una politica industriale nazionale e la vicenda della Kme di Fornaci di Barga ne è un esempio. “La Garfagnana è ormai deindustrializzata – ha detto Rossi –  se pensiamo all’Allumil, alla Corghi (100 dipendenti in cassa integrazione), alla Kme che alterna periodi di contratto di solidarietà alla cassa integrazione, ormai quasi in scadenza”. Sono circa 800 i lavoratori diretti e indiretti della Kme ed è emblematico il caso della cooperativa Fanin (91 dipendenti) che lavora quasi esclusivamente con essa e dove i lavoratori con il contratto metalmeccanico hanno diritto alla cig, mentre gli addetti al facchinaggio e alle pulizie, no. Alla conferenza stampa ha partecipato anche Emilio Cecchini, coordinatore Rsu in Kme, nonché membro dell’assemblea nazionale della Fiom, che ha sottolineato un certo disinteresse degli esponenti politici lucchesi in Parlamento nei confronti della sorte dei lavoratori della più grande azienda metalmeccanica della provincia di Lucca. E questo malgrado la vicinanza fra i vertici dell’azienda e l’attuale presidente del Consiglio. Al presidio che si terrà il 10 ottobre davanti alla Kme sono state invitate le istituzioni e ha dato la sua adesione anche la segreteria Cgil.  La Fiom Cgil provinciale di Lucca lancia un appello alla società civile, agli studenti e ai lavoratori per una battaglia comune contro i provvedimenti del Governo che rischiano “di voler curare il morto di fame con una bella dieta!” Si ricorda infine che la Fiom Cgil provinciale di Lucca ha ottenuto circa l’80% dei consensi nel rinnovo delle rappresentanze sindacali delle aziende del territorio, eleggendo così 100 delegati, a fronte dei 15 eletti nelle fila delle altre organizzazioni”.

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