Caso Iacconi: nelle mani della Procura minorile il trasferimento in Comunità dell’altro minorenne

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) –  Istanza presentata, per il minorenne reo confesso arrestato lo scorso dicembre per l’omicidio di Manuele Iacconi, aggredito a colpi di casco nella notte di Halloween in via Coppino. I legali, avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi hanno fatto richiesta al Tribunale per i Minori di Firenze che il loro assistito venga trasferito dal carcere minorile di Roma a una comunità terapeutica delle Marche. La decisione, attesa a breve, per un percorso socio psico sanitario è ora nelle mani del Pm e del Gip fiorentini che dovranno valutare le consulenze mediche prodotte a supporto dell’istanza stessa, e da quanto certificato dagli assistenti sociali. L’altro minore, come si ricorderà, ha lasciato il carcere di Torino lo scorso 23 aprile, e al momento si trova in una comunità umbra.

Entrambi i minorenni finirono in manette la mattina 16 dicembre 2014, svegliati all’alba dagli uomini dell’Anticrimine del Commissariato di Polizia di Viareggio, e, accusati dell’omicidio volontario di Manù e del tentato omicidio di Matteo Lasaurdi in concorso ( leggi anche:Delitto Iacconi, arrestati i due minorenni ). Poi, a distanza di quasi due mesi, era il 9 di febbraio, tutti e due furono ascoltati dal pm minorile, dottoressa Benedetta Parducci. Il 17enne reo confesso ( leggi anche: Pestaggio in Darsena: “Sono stato io”, un 17enne confessa ) riconfermando di aver agito da solo, di essersi solo difesom di aver chiesto una sigaretta al povero Manù mentre era in coda al semaforo sulla via Coppino all’incrocio con via Oberdan, e che quel gesto, incompreso, aveva fatto scatenare la rissa, poi finita in tragedia ( leggi anche: Delitto di Halloween, il 17enne reo confesso interrogato a Firenze conferma: “Ho agito da solo”). L’altro 17enne, invece, riferì al magistrato di essere intervenuto solo in un secondo momento, di non aver fatto nulla e di essere fuggito via con la sua ragazza appena visto quanto successo. “E’ elevato il pericolo di recidiva”-  si leggeva nell’atto a firma del giudice per le indagini preliminari che aveva disposto la misura restrittiva per i due minori -: “è concreto, e attuale. che gli indagati, se lasciati liberi, possano commettere delitti della stessa specie”. “Si tratta di gravissime azioni criminose – proseguiva il gip – compiute con estrema e insensata violenza, con un casco utilizzato come arma impropria, con prosecuzione dell’azione delittuosa anche quando le persone offese era già state colpite e si trovavano distese al suolo”. “Uno dei due –  il minore che si era autodenunciato, ndr – ha procedimenti pendenti – motivava il giudice – , è soggetto incline alla violenza e conosciuto per poliabuso di sostanze stupefacenti e per comportamenti aggressivi e antisociali e ha sempre dimostrato scarsa collaborazione e disponibilità e scarsa adesione ai programmi di osservazione e trattamento”. Quanto all’altro minorenne, aggiunge il gip, “come emerge da parte delle trascrizioni delle conversazioni telefoniche intercettate, non ha mai mostrato alcun segno di resipiscenza in relazione ai gravi fatti delittuosi di cui si è reso responsabile”.  E proprio per il “livello di pericolosità sociale”, il giudice aveva ritenuto che l’unica misura proporzionata ed adeguata fosse, allo stato dei fatti, quella carceraria, già commutata per uno dei due in arresti presso una comunità terapeutica, e molto probabilmente, a giorni, anche per l’altro.

Le indagini, ancora non chiuse, però proseguono. Molti i testimoni nuovi ascoltati in Commissariato e molti quelli richiamati per una nuova deposizione.  In attesa di un 415 bis cpp, previsto, da indiscrezioni, per il prossimo mese, ad oggi, il reato ipotizzato dagli inquirenti nei confronti dei due ragazzini minorenni è omicidio volontario e tentato omicidio, con dolo diretto,  ossia con “animus necandi”, mentre per i due maggiorenni potrebbe anche decidere, almeno per uno dei due, un non luogo a procedere.

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