Caso Massa, battaglia legale per il risarcimento dei danni: “Prescrizione, ma la truffa c’è”

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VIAREGGIO – Caso Massa, battaglia legale per il risarciemento danni: “Reato prescritto, ma la truffa c’è”

La vicenda relativa al processo di Giunio Massa balza di nuovo agli onori della cronaca. Dopo l’annnuncio della parte offesa, di un’azione civile per il risarcimento danni, basata sul fatto che, nonostante la prescrizione, la Corte d’Appello di Firenze aveva riformato il dispostitivo di primo grado, accogliendo in toto l’appello del pm Sara Polini,  riconoscendo il reato di truffa nei confronti di David Paolini e sua sorella Sabrina ( LEGGI ANCHE: ) e la risposta, oggi, della difesa ( LEGGI ANCHE:), sono gli avvocati Alberto Consani e Giorgio Nicoletti a replicare  a Riccardo Carloni ed Enrico Marzaduri, legali dell’avvocato Giunio Massa.

” Considerato che evidentemente non vi è interesse di controparte a stendere un velo pietoso su di una tale triste vicenda processuale, questi patroni di parte civile di Paolini David e Paolini Sabrina, per dovere professionale e per rispetto nei confronti dei propri assistiti, tengono a precisare, proprio a seguito delle dichiarazioni della difesa Massa, la realtà di una sentenza chiara ed inequivocabile”, scrivono: “La corte d’appello di Firenze in parziale modifica della sentenza di primo grado, ha infatti ritenuto come Massa Giunio abbia commesso il reato di truffa (art. 640 cp) in danno di Paolini David, Semeraro Maddalena e Velia Carmazzi, con contestuale declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione, a cui il Massa non ha rinunciato. Ha per il resto confermato la sentenza di prime cure, assolvendolo dal reato di circonvenzione d’incapace (art. 643 cp). Che non vi sia stata assoluzione, lo si comprende anche dalle dichiarazioni dei nostri colleghi che hanno riferito di voler ricorrere per cassazione, posto che le sentenze d’assoluzione, di solito, non s’impugnano. Il fatto poi che l’appello delle parti civili sia stato dichiarato inammissibile, ha fatto si che la Corte non si potesse pronunciare sulla richiesta di condanna dell’imputato al risarcimento del danno in sede penale (art. 578 cpp), ma ciò non pregiudica in alcun modo la proposizione di un azione di risarcimento del danno in sede civile, essendo stato accolto l’appello del PM, in quanto solo una sentenza di assoluzione, e questa sul punto non lo è, fa stato anche nel processo civile1”.

 

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