Circonvenzione di incapace, truffa e appropriazione indebita: assolto l’avvocato Massa

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – “Assolto, per non aver commesso il fatto”. A deciderlo, questa mattina al Tribunale di Lucca, in rito abbreviato, è stato il giudice Giuseppe Pezzuti. Sorrisi e commozione negli occhi della difesa. L’avvocato Giunio Massa, finito nel registro degli indagati per la giallo delle donne scomparse, Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, e accusato di circonvenzione di incapace, truffa e appropriazione indebita, difeso dagli avvocati Riccardo Carloni ed Enrico Marzaduri, esce pulito dalla vicenda giudiziaria.

10387347_1600031646895568_6112777403082808967_n“Ho passato un incubo, e oggi finalmente è emersa la verità, ossia la mia innocenza”. Queste le prime parole a caldo nel corridoio di Palazzo di Giustizia in via Galli Tassi. Massa era finito nell’indagine dei Carabinieri di Viareggio per l’acquisto delle due abitazioni di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro scomparse dal campo di Torre del Lago a fine agosto del 2010 “Quando è stata venduta, la casa di via della Caserma a Torre del Lago era affittata”, ricorda: “un regolare contratto di locazione, quattro + quattro, stipulato da Maddalena Semeraro a maggio 2006 – precisa l’avvocato Massa, – tramite un’agenzia immobiliare, e registrato”. “E’ vero, Massimo Remorini mi contattò dicendomi che c’erano due donne che volevano vendere le loro case, e mi chiese se per caso fossi interessato – ammette -, e andai a parlare con Maddalena Semeraro insieme a mio fratello. Fu raggiunto un accordo, era giugno del 2006, e l’anziana donna mi disse che oltre a ricavare del denaro era interessata a fare un investimento per il nipote David Paolini. Per questo le proposi in permuta un terreno di mia proprietà, a Gualdo”. La cui cifra venne scalata dall’importo. La proprietà delle due case, una a Torre del Lago e l’altra in via Machiavelli a Viareggio, era cosi suddivisa: nuda proprietà a Maddalena Semeraro per il 50% e per il 25% ai figli David e Sabrina Paolini, usufrutto del 50% a Claudia Velia Carmazzi. “Mio fratello si mise d’accordo per il prezzo di acquisto, che è stato pagato interamente, in diverse rate, con assegni circolari e bonifici sul conto di Maddalena, oltre ad una cifra cash consegnata per tramite di Remorini.”. Un prezzo sottovalutato, secondo l’accusa, ma per la difesa, che ha fatto eseguire perizie ad hoc, il prezzo era in linea con i parametri e le valutazioni: nell’appartamento a Torre del Lago c’era un’inquilina, anche se poi ha smesso di pagare ed è stata sfrattata per morosità, mentre tutta la famiglia Carmazzi/Semeraro, incluso il marito di Velia, Francesco Marchetti, viveva gratis in via Machiavelli, con un contratto di comodato d’uso che scadeva nel 2011. “Velia Carmazzi mi è venuta a trovare diverse volte in studio, dopo la vendita delle due case, lamentandosi che il figlio David la faceva tribolare e non aveva voglia di lavorare. Dopo la strage ferroviaria, a fine estate del 2009, si rivolse al mio studio per sapere se poteva ottenere dei risarcimenti dalla morte della cugina. Se l’avessi truffata non si sarebbe rivolta al suo truffatore”, questa la versione di Giunio Massa, mai cambiata nel tempo. Dopo che l’inquilina morosa era stata sfrattata dalla casa di Torre del Lago, questa rimase sfitta per qualche tempo, “poi a ottobre del 2009 – ricorda Massa – fu proprio Remorini a chiedermi di alloggiarci, senza pagare affitto, David con la sua ragazza per un breve periodo”. “Il ragazzo – ed è questa la novità assoluta raccontata dall’avvocato -, tra fine settembre e inizio ottobre del 2010, a pochi giorni dalla sua denuncia di scomparsa della mamma e della nonna, si presentò nel mio studio legale chiedendomi di stipulare un contratto di affitto regolare per la casa, già venduta, di via della Caserma”. E il contratto fu stipulato per quattro anni rinnovabili, a 600 euro al mese. “Venne da solo – sottolinea Massa -, firmò, andò lui stesso a registrarlo in triplice copia, pagò la tassa di registro e tornò a portarmi la ricevuta. Uno incapace di intendere e volere non credo lo avrebbe fatto. Del resto, anche al rogito delle due case, è venuto da solo dal notaio”. “La mamma e la nonna – aggiunge – erano già scomparse da agosto quando David Paolini venne da me, ma non mi disse nulla”. Giunio Massa ne venne a conoscenza dalla stampa e dalla tv, a fine novembre. L’assoluzione di oggi riguarda anche l’abitazione di Raffaella Villa, l’altra donna la cui casa fu acquistata dalla famiglia Massa.

Era la mattina del 21 febbraio 2011, stesso giorno in cui finirono in manette Massimo Remorini e Maria Casentini, quando i Carabinieri si presentarono allo studio dell’avvocato Massa, in Darsena, per la perquisizione. Per gli inquirenti erano due le ipotesi di reato che avrebbero accomunato Massimo Remorini e l’avvocato Giunio Massa: circonvenzione di incapace e appropriazione indebita, secondo la Procura di Lucca, in concorso tra loro avrebbero abusato dello stato di deficienza psichica di Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, convincendole dell’opportunità di vendere le due case di via Machiavelli e via della Caserma – per comprare una casa più grande – per una cifra totale di 294mila euro, inferiore al valore di mercato, che per il perito incaricato dal pubblico ministero di effettuare la stima sarebbe ammontato a 570mila euro. E gli stessi reati erano stati contestati ad entrambi anche per la compravendita della casa in via Pisacane di Raffaella Villa. Remorini, che per l’omicidio, la distruzione e l’occultamento di cadavere delle due donne scomparse si è beccato in Corte d’Assise 30 anni, per la truffa e la circonvenzione di incapace, lo scorso luglio, è stato condannato a 8 anni ( questi i link agli articoli relativi alla sentenza e alle motivazioni:Donne scomparse: Remorini condannato a 30 anni – e Donne scomparse: “Prigioniere e maltrattate”).

Le motivazioni della sentenza di assoluzione sono attese tra 45 giorni, e il pm Sara Polino è già pronta a fare ricorso in appello: Massa, infatti, precisa il pubblico ministero, è stato assolto in base al secondo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale: “‘Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’ imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato e’ stato commesso da persona imputabile”.  Una assoluzione, quindi, che corrisponde, per gran parte, alla vecchia formula dell’ insufficienza di prove.

3 comments

  1. Giunio 30 gennaio, 2015 at 21:23 Rispondi

    A fronte di una totale carenza ed assenza di prove ho allegato mi pare, ben 18 deposizioni giurate tra cui: una perizia redatta secondo criteri scientifici, 4 dichiarazioni giurate di Agenzie immobiliari che attestano che il valore eff pagato – 318.00 € e non 294.000- è CONGRUO. Inoltre il perito della Procura Geom. Flavio Bonuccelli ha, diciamo, un po’ sbagliato le misure, ma mica di poco, una trentina di metri tra tutt’e due, il che ha alterato, inconsapevolmente(?), il calcolo del valore. Guarda caso, ma è un caso certamente, alla metà del valore presunto. Inoltre il Bon non ha considerato che l’appartamentino, di 45 mq, non circa 60, era locato per 8 anni, e quindi vale il 30% in meno; l’altra una casetta di 103 mq (non 120!!) data in uso gratuito per 5 anni – Val. Circa 50.000 €. Condizioni disastrose. Una bufala allucinante. Roba da 15* mondo. C’è poi un ragazzo che è una figura molto discutibile, anche se non ha avuto una vita facile ed ha perso la madre e la nonna. Una personalità strana ed ambigua sulla quale l’Avvocato difensore che giocato al rialzo con inaccettabile spregiudicatezza sulla quale vi saranno seri problemi deontologici, almeno spero.
    Forse sarebbe il caso di esaminare sotto il profilo di rilievi penali anche qualche testimonianza diciamo molto contraddittoria, vedasi dichiarazioni della Villa, e come le valutazioni della perizia, redatta senza criteri scientifici un po’ sgangherata, ma, senza contraddittorio, in soli 3 giorni. Velocissima. Senza contare la carica all’arma bianca dei giornalisti. Qualcuno se la vedrà molto brutta. Siamo solo all’inizio. Sarà dura ma la mia totale innocenza che è reale, avrà un costo molto expensive per parecchi. Non intendo mollare di un millimetro ed ho fior di professionisti che sanno fare il loro mestiere molto molto bene. Giunio Massa

  2. Giunio 12 marzo, 2015 at 21:05 Rispondi

    Vorrei che la giornalista, che, appiattendosi allora alle pure teorie irreali e senza prove della Procura, riportasse sia pur sinteticamente, le motivazioni della sentenza di un giudice indipendente e molto scrupoloso. Totale assenza di prove. E pure deposizioni un po’ troppo spinte fuori di verità ed attendibilità. Ma che debbo imbarcarmi in processi per falsa testimonianza su testi stupidotti, incoscienti ed irresponsabili che non si sono resi conto che, spinti dalle fantasia mediatica di venditrici di shampoo, pannolini, dentifrici, auto, hanno detto cose che esistono solo nella loro mente? E riandare sui giornali che, lungi dall’ammettere i propri gravi errori, mescolerebbero ancora nella fogna del sospetto? Dovrò attentamente pensare perché il sistema è nazista. Attenta gente, potrebbe capitare anche a voi.

    • Redazione Web 12 marzo, 2015 at 21:08 Rispondi

      Avvocato, mi dia tempo e poi scrivo anche le motivazioni. Purtroppo, come ben può immaginare,non ho avuto tempo: tra emergenza ciclone,che da 1 settimana mi assorbe in toto, e altre notizie urgenti, le mie giornate sono state piene. Ma abbia fede, farò un secondo pezzo. Letizia Tassinari

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