Cittadinanza onoraria all’Associazione Tutela Ambientale della Versilia

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PIETRASANTA – Il Comune di Pietrasanta ha conferito la cittadinanza onoraria all’Associazione Ambientale della Versilia. E’ stata una cerimonia semplice, partecipatissima, scandita dalla viva emozione di amministratori e membri del comitato, più volte con le lacrime agli occhi rievocando il coraggio e la costanza di diciassette anni di impegno per la legalità e il diritto alla salute, e da un gesto molto significativo dell’amministrazione che ha lasciato i propri posti al tavolo delle autorità ai tre rappresentati del Comitato: al presidente Valerio Baldacci, alla vice presidente Cinzia Bertuccelli e alla pasionaria storica Daniela Bertolucci. Applausi scroscianti alla consegna della pergamena. “Non siamo eroi – hanno detto – ma persone normali che hanno difeso la propria salute e l’ambiente in cui vivono. Abbiamo agito documentandoci, portando ciascuno le proprie conoscenze, circondandoci di esperti e di persone generose che hanno sposato la causa. Tanti ci sono stati vicini nel nostro lungo cammino. A tutti loro va la nostra gratitudine”. Proprio per l’impegno encomiabile, profuso nel sostenere le ragioni della legalità a tutela del diritto inviolabile alla salute dei cittadini, il Consiglio Comunale ha riconosciuto la cittadinanza onoraria all’Associazione.

Il Sindaco ha consegnato la pergamena attestante l’onorificenza, ricordando al futuro sindaco di Pietrasanta di non abbassare mai l’attenzione sui temi dell’ambiente e della salute pubblica, prioritaria ad ogni altro aspetto. Infine, un forte e sincero grazie all’Associazione che ha tutelato gli interessi di tutta la comunità.

Dopo che il vecchio inceneritore del Pollino fu definitivamente chiuso nel 1988, nel luglio del 1993 la Regione Toscana, anche i seguito al mancato accordo tra i Comuni della Versilia, nominò un commissario straordinario per realizzare un nuovo impianto di termoconversione, proprio nello stesso sito, di cui venne presentato il progetto esecutivo nel luglio del 1994.

Nacque spontanea e si diffuse tra gli abitanti la preoccupazione dell’impatto del nuovo impianto sulla salute e sull’ambiente. Dal 1994 al 1997 in più occasioni furono richieste assicurazioni e chiarimenti alle istituzioni e fu palesata la contrarietà della popolazione alla costruzione del nuovo inceneritore. Quando fu chiaro che il cantiere sarebbe stato aperto, l’8 ottobre del 1997 gli abitanti del Pollino si mobilitarono per la seconda volta, a distanza di nove anni, dalla chiusura del primo inceneritore. Si riunirono davanti all’area del cantiere per bloccare l’avvio dei lavori, tra di loro i bambini della vicina scuola elementare con i genitori e numerose persone anziane.

Proprio a seguito di questa manifestazione gli abitanti del Pollino decisero di organizzarsi dando vita all’Associazione per la tutela ambientale della Versilia, per portare avanti concretamente azioni atte a far rispettare l’ambiente e la salute.

L’Associazione si propose di adottare una linea legalitaria, svolgendo la propria azione attraverso lo studio della normativa e degli atti dell’iter amministrativo, verificandone la correttezza e la rispondenza alle leggi vigenti. Nel contempo ha portato avanti azioni informative con incontri pubblici e articoli di giornale per diffondere le buone pratiche alternative all’incenerimento e a richiedere un accurato studio epidemiologico vista l’alta incidenza di malattie e morti nell’area dell’impianto.

Dal 1997 al 2008 l’Associazione, studiando il progetto e la gestione dell’impianto, ha maturato la documentata convinzione, anche attraverso prove fotografiche, che l’impianto di Falascaia presentasse notevoli criticità idonee a porne in dubbio il corretto funzionamento.

Il fermo dell’impianto verificatosi nel luglio del 2008, per tentare di risolvere da parte del gestore gli evidenti problemi palesatisi, ha indotto l’Associazione a monitorare con ancora maggiore attenzione tutti i nuovi progetti presentati del Gestore e i conseguenti atti amministrativi finalizzati alla riapertura dell’impianto.

Nel corso del 2009 dopo la riapertura dell’impianto, l’Associazione, alla luce dei report e delle analisi, ha continuato a denunciare alle autorità preposte al controllo, la pericolosità e l’inadeguatezza dell’impianto.

A questo punto l’Associazione ha deciso che, oltre agli atti, era necessario monitorare ancor di più visivamente anche l’impianto documentandone le emissioni per poter agire in via giudiziaria.

A febbraio del 2010, viene ripresentato l’ennesimo esposto con allegate le foto che documentavano la non buona gestione dell’impianto.

A seguito di quest’ ultimo esposto l’8 luglio del 2010 la Procura di Lucca ha sequestrato l’Impianto.

Immediatamente il Gestore si è attivato per richiedere il dissequestro presentando nuovi progetti di adeguamento. L’Associazione a sua volta ha immediatamente richiesto copia dei progetti e, a proprie spese, ha incaricato professionisti di analizzarli per valutarne l’efficacia. Tutta questa azione è costata il sacrificio di molto tempo, un impegno intellettuale non trascurabile, un costo economico notevole sostenuto solo dai cittadini.

A fronte di questo impegno costante la Magistratura competente ha aperto più procedimenti penali che hanno accertato l’esistenza di responsabilità a carico di alcuni imputati per reati a vario titolo commessi nella conduzione dell’impianto.

Ma soprattutto, dopo diciassette anni di impegno civile, è stato definitivamente chiuso l’impianto di Falascaia, e la previsione di realizzazione di nuovi impianti è stata esclusa dal Piano Provinciale e dal Regolamento Urbanistico approvato dal Consiglio Comunale di Pietrasanta.

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