Confcommercio: “Evitare che la Tari metta in ginocchio le imprese”

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Dopo la scadenza della prima rata della Tasi, un’altra mazzata sta per colpire i contribuenti, la Tari, secondo ramo del micidiale trittico che -insieme all’Imu- rischia di mettere in ginocchio famiglie ed imprese.

Con questa tassa vanno via 6 mesi di lavoro”, questo è stato il grido d’allarme del presidente di Confcommercio Imprese per l’Italia Carlo Sangalli durante l’assemblea nazionale delle settimane scorse per porre l’accento sulla gravosità del carico fiscale, come congegnato dalle ultime riforme.

Sulla reale entità di questa tassa sui rifiuti aleggia però ancora qualche incertezza, visto che molti comuni -anche in Versilia- ancora non hanno deliberato le aliquote.

I timori sono che si vada nella direzione di un forte aumento delle stesse, per portare benefici verso casse comunali sempre più sottili a discapito delle solite vittime designate, ovvero i contribuenti.

In assenza di delibere definitive, rimane però ancora un margine per la concertazione tra amministrazioni e associazioni di categoria per eliminare alcune iniquità e smussare gli effetti troppo penalizzanti.

Significativa al riguardo è l’apertura di Forte dei Marmi verso una riduzione del 5% che però sembra riguardare solo le utenze domestiche mentre sarebbe opportuno estendere anche alle attività commerciali.

L’auspicio pressante di Confcommercio quindi è che tutti i comuni della Versilia convochino quanto prima dei tavoli per verificare possibili detrazioni che consentano alle imprese di avere un po’ di ossigeno e modellare l’entità della Tari rispetto alle varie tipologie di attività -soprattutto quelle tradizionalmente più colpite come pubblici esercizi, alimentaristi, ortofrutta e macellerie- senza trascurare la marcata stagionalità di alcune di esse.

Il messaggio che come Associazione vorremmo far capire ai sindaci è che o si trova il modo di rendere il tributo più sostenibile possibile per le imprese o queste rischiano di non essere in grado di pagare e persino di dover chiudere, non potendo più sopportare l’eccessivo carico fiscale.

La crisi economica infatti non accenna a demordere ed è necessario un segnale forte dello Stato, che non può più pensare alla PMI come risorsa cui attingere incondizionatamente attraverso provvedimenti fiscali gravosi e penalizzanti.

 

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