Corruzione al Porto, il nostromo condannato a 3 anni

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VIAEREGGIO – Rito abbreviato e condanna a tre anni per Stefano La Rosa, ex nostromo della Capitaneria di Porto di Viareggio, ora trasferito a Livorno, e arrestato dai Carabinieri alla fine di una indagine per corruizione. Simone Calegari e Marco Marchi hanno patteggiato un anno di pena, mentre è stato assolto Duilio Degl’Innocenti. Giuseppe Mazzella, il pilota del porto, affonterà invece un processo ordinario, la cui prima udienza è stata fissata per il luglio del prossimo anno.

La vicenda fu uno zsunami vero e proprio. Era il 17 dicembre dello scorso anno quando il caso scoppiò, culminando con gli arresti domiciliari del nostromo.  Il personale del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Lucca in collaborazione con la Compagnia di Viareggio aveva arrestato il maresciallo della Marina Militare Stefano La Rosa, nato a Milazzo nel 1970, in servizio presso la Capitaneria di Porto di Viareggio, in esecuzione di ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Gip. del Tribunale di Lucca.

Il sottufficiale, che ha retto l’incarico di Nostromo del porto di Viareggio dal 2005 fino alla scorsa estate, fu accusato di corruzione, poiché nell’esercizio delle sue funzioni ed in concorso con alcuni operatori locali del settore della nautica, avrebbe rilasciato autorizzazioni per l’attracco d’ imbarcazioni presso banchine del Porto di Viareggio, previo pagamento di somme di denaro.

“Le autorizzazioni rilasciate verso coloro che pagavano per ottenerle – spiegava in una nota stampa l’Arma – ricevevano un trattamento privilegiato a discapito di altri utenti che ne facevano richiesta, altre, inoltre venivano rilasciate per l’attracco in specchi acquei del porto in cui i suddetti operatori esercitavano illegalmente l’attività d’ormeggio a pagamento. In questo caso, il rilascio delle autorizzazioni presupponeva la successiva corresponsione dei denari sottoforma di pagamento dell’ormeggio, commisurata alla stazza dell’imbarcazione; alla riscossione provvedevano i medesimi che erano d’accordo col sottufficiale e a cui poi essi provvedevano a consegnare la sua quota parte di denaro. Il sistema di corruttela era divenuto così abituale che ha consentito a ciascuno dei suddetti d’incamerare ingenti guadagni, ove lo stesso La Rosa, a capo del sistema, otteneva mensilmente la sua parte”. Le attività investigative avevano preso il via nel corso di un’indagine erariale che circa due anni prima, quando comandante della Capitaneria era il capitano di fregata Pasquale Vitiello, la Procura Regionale della Corte dei Conti di Firenze aveva delegato ai carabinieri del Reparto Operativo di Lucca. L’indagine, dopo avere accertato un danno erariale di oltre 1.500.000 euro arrecato da alcuni amministratori e dirigenti del comune di Viareggio nella gestione di alcuni specchi acquei portuali, aveva fatto emergere anche numerose situazione d’indubbio rilievo penale. Tra queste, quella che a dicembre 2013 aveva visto l’arresto del sottufficiale della Marina Militare.  “Si tratta di una fase delle indagini conseguente ad una serrata attività investigativa che ha raccolto numerose testimonianze di vari operatori del settore nautico di Viareggio – aveva spiegato il tenente colonnello Sergio Zaccariello –  molte delle quali vittime di questo sistema di corruttela, da cui ne hanno subito effetti negativi sulle loro attività, non potendo contare d’analogo privilegio nell’ottenimento delle autorizzazioni all’attracco di loro imbarcazioni, riservato solo a coloro che erano “in affari” col militare. E stata consultata numerosa documentazione amministrativa e contabile e attraverso il supporto d’indagini tecniche, perquisizioni in uffici ed abitazioni, è stato possibile ricostruire il malaffare, quindi accertare gravi elementi di responsabilità a carico del Maresciallo La Rosa. Proprio il rischio d’inquinamento delle prove raccolte, riguardo alle funzioni svolte dal Maresciallo presso la Capitaneria di Porto e la possibilità che questi reiterasse il reato ha fatto scattare la misura cautelare disposta dal GIP del Tribunale di Lucca. Le somme di denaro venivano elargite da armatori e comandanti di imbarcazioni e il Nostromo La Rosa ha ricevuto in alcuni casi una vera e propria paga mensile. A volte egli stesso richiedeva direttamente agli interessati l’esborso del denaro qualora non vi avessero provveduto i suoi correi, con cui egli singolarmente e con ciascuno di essi aveva stretto gli illeciti accordi, e quest’ultimi, godendo del particolare appoggio da parte del rappresentante istituzionale, riuscivano ad ottenere pagamenti certi, addirittura superiori ai prezzi ordinariamente praticati presso le banchine regolarmente autorizzate per l’ormeggio a pagamento. Gran parte degli armatori e dei comandanti d’imbarcazioni non conoscendo l’esatta destinazione urbanistica degli specchi acquei, ignari dell’esistenza di approdi turistici ad ormeggio gratuito, hanno esborsato inconsapevolmente i denari richiesti, ritenendoli dovuti, anche per il particolare affidamento che essi riponevano nel sottufficiale che era sempre presente e vigile in tali aree”

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