Cosa può fare il Parco per Viareggio e Torre del Lago?

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VIAREGGIO – «Nel mese di marzo di quest’anno l’Ente Parco ha organizzato un convegno a San Rossore in cui sono state ridefinite le strategie, le politiche, le azioni e i progetti per l’intera area protetta, in base ai quali l’Ente, nelle varie articolazioni, si sta muovendo. Ho ritenuto utile lo svolgimento di un momento di confronto anche a Viareggio per via del fatto che, specialmente in un momento così critico come quello che sta vivendo la città, ogni istituzione dovrebbe riuscire a far capire che è in campo e che intende fare la sua parte. Poiché nel Parco è compresa un’importante porzione del territorio comunale, l’idea che vorrei ribadire in questa sede è che esso è un protagonista della scena pubblica e che vuole continuare a svolgere tale ruolo e le proprie attività anche in futuro, quale segno di speranza per la collettività, la quale, pur vivendo una fase così difficile, può avere dei punti di riferimento a vari livelli, tra cui, appunto, il Parco.
È evidente che nell’esercitare pienamente tale ruolo e tale funzione è necessario avere come interlocutrice un’amministrazione comunale in grado di dialogare con l’Ente Parco sulle politiche e sulle iniziative che essa dovrebbe direttamente intraprendere, e sulle competenze che essa ha nell’ambito del territorio del Parco. Occorrerà dunque attendere le elezioni a primavera, sperando che tale fase di vuoto possa essere colmata presto e di poter avere così riferimenti certi sotto tale punto di vista».
Cosa è il Parco e quali sono le sue competenze?
«Nonostante che avveduti e lungimiranti amministratori 35 anni fa abbiano costituito il primo consorzio tra enti locali che ha gestito l’area protetta fino a quando, 20 anni fa, è stato trasformato in ente regionale, e che 25 anni fa il Parco sia stato dotato di un piano territoriale, permangono ancora scarsa conoscenze e informazioni, pregiudizi, preconcetti e denigrazioni rispetto a quelli che sono il suo ruolo e la sua funzione. È chiaro che in una prima fase della sua vita il Parco ha dovuto sgomitare per imporsi e per far comprendere che aveva proprie regole che dovevano essere comprese e rispettate, e che nel tempo, da tale necessità, può essere derivata un’immagine autoritaria, burocratica, ostile e sorda rispetto alle questioni sollevate dall’esterno, ma io ritengo che, se ridotta esclusivamente a tali termini, questa sia un’immagine ingenerosa per quello che il Parco è stato in passato e quello che intende essere oggi.
Bisogna anche comprendere che il Parco è fortemente antropizzato (si è costituito in un contesto nel quale l’uomo ha da sempre sviluppato attività strettamente connesse alla sua stessa esistenza) ed è quindi profondamente diverso dalla maggior parte delle altre aree protette; in tal senso la sfida e la scommessa per trovare un adeguato equilibrio, in termini di sostenibilità, sono avvincenti in ogni loro passaggio.
Amministrativamente suddiviso in “tenute”, il Parco abbraccia 24.000 ettari a cavallo di due province – quella di Pisa e quella di Lucca – che, storicamente, spesso sono state e rappresentano tuttora due mondi separati, tanto che io stesso ho dovuto riscontrare che, talvolta, a Pisa non si sa bene cosa sia la Tenuta Borbone e a Viareggio non si conosce San Rossore. Se il Parco non è ancora concepito come un tutt’uno non solo dalle nostre popolazioni, ma spesso anche da altre istituzioni, esso ha aspetti ambientali straordinari, tanto da aver avuto, per tali motivazioni, riconoscimenti prestigiosi come quello che lo individua quale sito UNESCO nell’ambito del Programma MAB (Man and Biosphere), insieme ad appena un’altra decina di luoghi in Italia, e quale area umida d’importanza internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar.»
«Il Parco è stato ed è tuttora protagonista della scena pubblica, in primo luogo come principale tutore del patrimonio naturale. Già solo per la sua esistenza e per la sua istituzione, è stato possibile garantire sia la tutela del territorio evitando speculazioni deleterie che erano in procinto di essere compiute, sia benefici ambientali giacché esso rappresenta un polmone verde della costa toscana sia per le comunità locali, sia per la fauna che lo popola o che vi permane nel periodo delle migrazioni. Ma il Parco ha interpretato tale ruolo anche con la sua azione e con i concreti interventi realizzati, ad esempio per la conservazione delle dune, grazie al progetto comunitario LIFE Natura “DUNETOSCA”, o con la realizzazione dei camminamenti per evitare il calpestamento della flora, la tutela del bosco con i piani di gestione forestali e la lotta ai parassiti e, in qualità di co-protagonista insieme a tutti gli altri enti coinvolti, per il risanamento del Lago di Massaciuccoli. In secondo luogo, l’Ente Parco ha saputo essere promotore e animatore di sviluppo. Basti pensare ai piani di gestione urbanistici e alle dinamiche che essi hanno generato: nell’area di Viareggio è stato possibile dar vita al Gran Teatro all’aperto nel Parco della Musica di Giacomo Puccini e valorizzare le marine di Levante e di Torre del Lago.
Chiaramente, esiste un preciso quadro normativo di riferimento e quindi competenze e poteri ben definiti in base ai quali l’Ente agisce: e si stratta di competenze e poteri limitati. Il Parco non è infatti “lo Stato”, che ha il dovere di intervenire nelle questioni di ordine pubblico, e non svolge neanche i compiti tipici delle amministrazioni comunali, tra cui rientrano ad esempio, in via diretta o tramite le società da esse delegate, le attività di rimozione di discariche abusive e rifiuti. Le sue competenze principali sono soprattutto nel campo della pianificazione, nel cui ambito, così come in quello edilizio, il Parco è in effetti il dominus incontrastato, seppure unitamente ai comuni. L’Ente rilascia anche i nulla osta per i piani di gestione forestale, si occupa dei prelievi faunistici (realizzando ogni anno appositi piani) e svolge attività di vigilanza ambientale non certo in via esclusiva, poiché può disporre di appena dodici guardie su un totale di 24.000 ettari, che possono perseguire direttamente infrazioni o reati di natura ambientale o edilizia, ed attivare segnalazioni agli organi competenti rispetto a questioni di altro genere.»
Quali sono le nuove missioni del Parco?
«Il nostro Parco intende perseguire oggi e nel futuro, a livello complessivo e in questa parte del territorio dell’area protetta, in quella che ho più volte voluto definire come “seconda fase della vita del Parco”, alcune missioni, grazie alle quali vorremmo presentarlo come più amico e più aperto, e che fosse vissuto come risorsa, opportunità e valore aggiunto per il territorio, e per altro verso come ideatore, animatore, protagonista: la prima è la difesa della biodiversità, unitamente alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente, la seconda è la fruizione dei beni ambientali e un’altra è la promozione dei suoi prodotti agricoli e delle sue risorse turistiche, che permette di interpretare il suo ruolo di volano di sviluppo del territorio.
Io considero il Parco come uno dei protagonisti della politica con la “P” maiuscola: tramite i parchi e le aree protette può davvero passare la costruzione di un nuovo modello economico e sociale di sviluppo sostenibile e duraturo, in contrasto con quello che ci sta mettendo in ginocchio. La green economy costituisce una delle strategie fondamentali per riuscire a rilanciare il nostro paese anche a livello internazionale.»
Qual è il ruolo del Parco nel territorio delle province di Pisa e Lucca?
«Prima di tutto, vorrei che l’Ente Parco fosse capace di svolgere un ruolo strategico sempre più “geopolitico”, ovvero rappresentare il cuore pulsante dell’area vasta della Toscana nordoccidentale: l’area protetta di Migliarino San Rossore Massaciuccoli è un pezzo importante di tale area ed essa, a maggior ragione col superamento della funzione delle province, può avere un ruolo importante per tenere insieme i vari “pezzi” di territorio affinché non subiscano uno smembramento a cui potrebbero andare incontro. Come cittadini, dobbiamo cercare di concepire la Toscana come un’unica grande città, e se non siamo in grado di adattarci ai cambiamenti in corso, in futuro saranno solo le aree metropolitane a fare la parte del leone. Il nostro Parco deve cercare, dunque, di assumere sempre più dignità e peso politico in tale dimensione.
Questo ruolo strategico geopolitico quale cuore pulsante dell’area vasta della Toscana nord-occidentale dev’essere svolto, in primo luogo, in termini di “stimolatore politico” complessivo. Recentemente ho inviato a Marco Filippeschi, che è sindaco di Pisa e presidente della Provincia di Pisa, una lettera aperta (cfr. comunicato: http://u.to/HDK9CQ) in cui lo invito a farsi promotore di un tavolo di area vasta che coinvolga il mondo livornese, pisano, versiliese ed apuano, nel quale coordinare le idee e le proposte, raccordando gli intenti sulle politiche pianificatorie, sulle politiche della programmazione economica e del marketing territoriale e sulle politiche di erogazione dei servizi per cercare di raccordare le relazioni tra il Parco e il territorio circostante. Ciò anche in considerazione di un altro importante aspetto presentato nel corso del convegno di marzo di quest’anno, relativo alle relazioni tra il Parco e il territorio. Dobbiamo infatti riuscire ad aprirci sempre più verso l’esterno e far sì che il territorio possa beneficiare concretamente dell’esistenza di un’area protetta: su questo punto abbiamo in serbo idee e proposte e il PIT (Piano integrato territoriale) regionale fornisce un nuovo strumento, i cosiddetti “progetti di paesaggio”, grazie ai quali sarà possibile ipotizzare di costruire azioni concrete.
Vorrei, infatti, che l’Ente Parco potesse svolgere tale ruolo di raccordo anche in termini di pianificazione: su questo tema, così come per quanto riguarda la ricandidatura per il programma MAB, per la quale è necessario ampliare il territorio oggetto, appunto, della candidatura, comprendendo anche le aree esterne all’area protetta (come richiesto dal Ministero dell’ambiente), le amministrazioni comunali limitrofe a cui ci rivolgiamo sono Camaiore, Lucca, Capannori e Livorno (cfr. comunicato: http://u.to/Qy69CQ)
Un altro elemento degno di nota è la volontà di rivisitare il Piano territoriale del Parco (il cosiddetto “Piano Cervellati”), redatto alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso e definitivamente approvato alla fine del 1989. Si tratta di un documento che dovrebbe essere ammodernato, anche per esplicita previsione della proposta di nuova legge regionale sui parchi, che dovrebbe essere approvata entro la fine della legislatura regionale, la quale stabilisce che entro un anno dall’approvazione della legge i parchi debbano ridefinire i piani territoriali. Ciò costituisce un ulteriore incentivo affinché possiamo rimetterci presto al lavoro su tale documento, interloquendo con le istituzioni, le associazioni economiche e quelle ambientaliste.
Quali sono i filoni specifici del lavoro del Parco e la loro ricaduta sull’area viareggina?
Per quanto riguarda il Piano di gestione della Tenuta Borbone, approvato nel 2007 e attualmente in fase di attuazione, ritengo che sia importante metterci mano con due varianti normative. La prima è quella il cui procedimento è stato già attivato, affinché nel rispetto delle leggi vigenti in materia, i locali delle marine possano essere messi nelle condizioni di svolgere attività di pubblico spettacolo al proprio interno.
La necessità di una seconda variante è emersa alla luce della crisi e delle difficoltà che sta vivendo il tessuto economico. L’obiettivo è ampliare l’offerta commerciale delle marine, in particolare di quella di Torre del Lago: sarebbe auspicabile poter sviluppare, a parità di volumi, anche attività ricettive, come ad esempio case vacanze, che dal punto di vista ambientale sarebbero decisamente più sostenibili di quelle svolte negli anni passati da molti esercizi pubblici. Verso tale direzione propendono già da tempo alcuni imprenditori, ai quali più di recente se ne sono aggiunti altri.
Per ciò che attiene al Piano di gestione del Massaciuccoli settentrionale nell’area del Comune di Viareggio, per il quale sono già trascorsi i dieci anni dall’approvazione, a mio giudizio la pianificazione del Parco relativa alla zona della Lisca (che va dalla penisola delle Torbiere al Varignano), non ha dato grandi frutti, vuoi perché forse le previsioni erano troppo ambiziose e farraginose, vuoi perché l’Autorità di bacino è intervenuta ridefinendo la perimetrazione della pericolosità dopo le esondazioni, e vanificando così alcune importanti previsioni di riqualificazione, tant’è che la rilocalizzazione o la trasformazione delle attività presenti non ha sortito alcun effetto, tranne che in un solo caso. Occorre dunque ridefinire la convenzione con tali imprese, per dare modo loro di rimanere nell’area per altri cinque anni e, parallelamente, rilanciare con forza un lavoro di riflessione e di verifica sulla destinazione d’uso prevista dal Piano di gestione. Con la precedente amministrazione comunale viareggina avevamo iniziato a impostare un simile lavoro, che ha lo scopo di profilare uno scenario più credibile una zona che ha dei livelli di degrado tra i peggiori in tutti i 24.000 ettari del Parco e che non può essere effettuato certo dal Parco in solitudine. Sempre nell’ambito del Massaciuccoli, è in corso un’interlocuzione col Comune di Massarosa che ha l’obiettivo di rivisitare il Piano di gestione per quanto riguarda la sponda di via di Montramito.
Quali sono i lavori programmati per il 2015?
«Al di fuori della Tenuta di San Rossore, l’Ente Parco non ha specifiche competenze in tema di opere pubbliche, ma esistono alcuni progetti in contesti delicati, anche dal punto di vista ambientale, che sono stati in parte realizzati ed in parte programmati dall’Ente Parco. Oltre a tutti i lavori svolti grazie ai finanziamenti LIFE (dalla Riserva della Lecciona all’Oasi LIPU Massaciuccoli), recentemente sono state completate nella Tenuta Borbone le installazioni del bike sharing che però, al momento, stanno avendo problemi di natura tecnica, seppure in corso di risoluzione. L’altro tema portato avanti con successo è l’investimento fatto a Quiesa e finalizzato al recupero della Brilla, l’edificio di proprietà del Comune di Massarosa che il Parco ha ristrutturato, inaugurato a primavera ed affidato in gestione all’associazione “Città Infinite” (cfr. comunicato stampa: http://u.to/QXHzCQ). Altri lavori conclusi di recente sono le manutenzioni delle opere lignee presenti nel Parco, che necessitano di cure costanti.
A causa delle criticità finanziarie legate alle passate gestioni, che hanno imposto all’Ente Parco di chiedere alla Regione Toscana un commissariamento ad acta per la definizione dei bilanci consuntivi 2012 e 2013,è stato necessario congelare alcune attività previste dal programma degli investimenti per il 2013: ad esempio la risistemazione del percorso ciclabile da barra a barra del Vialone, per il quale l’Ente Parco si è assunto l’onere della progettazione e del finanziamento, così come la relativa cartellonistica, e ancora la realizzazione di totem informativi, di cartellonistica didattica e toponomastica. Tali opere devono essere riprogrammate per il 2015. Presso il Gran Teatro vorremmo inoltre realizzare un camminamento pedonale che avvolga la penisola delle Torbiere e che sia in grado di valorizzare tutto il contesto.»
«Un altro grande tema di spicco è quello della pista ciclabile della costa toscana che può già contare su finanziamenti della Regione Toscana.Al riguardo stiamo interloquendo anche con la Regione Liguria, cercando di costituire un nucleo promotore dell’iniziativa, per vedere se possa essere sviluppato un progetto di più ampio respiro relativo ad una pista ciclabile tosco-ligure da Ventimiglia a Capalbio  (cfr. articolo: http://u.to/lkHeCQ), in grado di attingere a fondi comunitari più cospicui di quelli stanziati dalla Regione Toscana, e di superare le difficoltà legate all’attraversamento della Darsena, di affrontare il tema delle piste ciclabile dietro ai locali (che era previsto dai Piano di gestione), e del superamento dei corsi d’acqua, in particolare i fiumi Arno e Serchio che sono presenti all’interno del Parco. I vari interventi dovranno essere inquadrati in una prospettiva di area vasta, che abbracci l’intera area protetta.
Ulteriore tema è quello della risistemazione della Riserva naturale del Chiarone, che ha subito danni a causa di una tromba d’aria all’inizio dell’autunno e per la quale stiamo cercando di individuare soggetti finanziatori.
Quali sono le attività programmate sul tema della conservazione ambientale?
«Occorre spingere sempre più il Comune di Viareggio o l’Unione dei comuni versiliese, che è l’unica ad aver stanziato nel recente passato fondi per tali attività, a far sì che sia perseguita, nella Macchia lucchese, l’attuazione del Piano di gestione forestale, di competenza del proprietario dell’area boschiva. Il Comune avrebbe infatti dovuto prevedere in passato lo stanziamento di fondi per l’effettuazione degli interventi previsti da tale piano, per tutelare adeguatamente un patrimonio che è di sua proprietà.
All’ordine del giorno dell’agenda vi sono anche temi quali le biomasse, per le quali è necessario trovare le modalità tali da permetterne un utilizzo in loco quali fonti di energia, i piani per i prelievi faunistici che sono un impegno ormai costante dell’Ente Parco, e il rilancio, nel 2015, degli interventi per la lotta al Matsucoccus feytaudi
«Anche sul tema del Lago di Massaciuccoli vi sono molta disinformazione e ignoranza, perché l’Ente Parco non è certo l’unico ente coinvolto: dal 2006, infatti, è stata definita un’apposita strategia a livello regionale che coinvolge varie istituzioni e che ha inteso aggredire cause ed effetti del malessere del lago. Si tratta di un percorso complesso che, negli ultimi anni, ha previsto il rifacimento di fognature, la risistemazione delle porte vinciane, il risanamento delle discariche presenti in vari punti, etc. Anche per quanto concerne la progettazione esecutiva del cosiddetto “tubone”, che ha curato la Provincia di Pisa, dovrebbero essere risolti a breve alcuni problemi di carattere urbanistico che riguardano il comune di Vecchiano e il cui superamento potrà permettere di avviare al più presto l’opera.
Per spiegare quali siano state e siano tuttora le iniziative del Parco, a maggio del 2014 è stato organizzato un apposito convegno (cfr. testi disponibili: http://u.to/DcvxCQ) nel corso del quale ne sono stati illustrati in dettaglio vari aspetti.
Pochi mesi fa l’Ente Parco inoltre ha acquistato alcuni terreni privati per poterli riallagare: gli studi hanno dimostrato che il fatto di aver mantenuto tali aree bonificate, anche senza averle coltivate, ha comportato la liberazione di nutrienti nell’acqua, e tale criticità ha rappresentato, nei decenni, una delle più significative cause di degrado. In tali terreni dovranno essere effettuati lavori di riallagamento da parte del Comune di Massarosa in collaborazione Consorzio di Bonifica “Toscana Nord”.
Dovremo poi affrontare i problemi connessi al mondo dell’agricoltura, cercando di individuare nuovi fondi a cui gli imprenditori possano attingere, modificando abitudini ormai consolidate da decenni, per avviare una riconversione delle coltivazioni agricole; in questo senso la nuova programmazione comunitaria e il nuovo Piano di sviluppo rurale regionale potrebbero esserci d’aiuto. Su quest’ultimo punto, l’auspicio è che dopo i numerosi incontri che si sono svolti con gli uffici dell’Assessorato, possano esserci specifiche previsioni nel documento che dovrà essere varato dalla Regione. L’obiettivo è attivare, nell’area del Massaciuccoli, nuovi processi agricoli e ottenere nuovi prodotti.»
«Altro fronte aperto è quello del risanamento delle bilance e delle baracche (cfr. comunicato stampa: http://u.to/58zxCQ), per il quale sono state già svolte tre riunioni con gli uffici delle amministrazioni comunali coinvolte.
Un ulteriore elemento di rilievo è la necessità che gli organi preposti riescano ad elevare il livello di controllo del territorio: sebbene recentemente, anche grazie all’interessamento del Parco, siano stati ripuliti i terreni di Villa Borbone che contornano il leccio monumentale (un leccio plurisecolare inserito nell’apposito elenco regionale), o la SEA abbia cominciato a ridare decoro alla via delle Torbiere, nei pressi del Teatro, permangono tuttora nel nostro territorio situazioni di grave degrado ambientale, come quelle intorno al campo rom.
Infine, in termini propositivi su questo versante sono da menzionare il tema degli amici del Parco (cfr. comunicato stampa: http://u.to/5M7xCQ), riguardo al quale stiamo discutendo, insieme a Legambiente Versilia, per effettuare alcuni interventi sugli arenili e nella Macchia lucchese, e quello dell’attivazione di forme di volontariato che hanno portato nel Parco decine di giovani provenienti da tutta Italia.»
Quali sono le iniziative in corso sul tema della promozione dell’area protetta?
«Un altro capitolo da passare in rassegna è il versante della fruizione e dell’educazione ambientale, con l’aggiornamento del regolamento d’uso del Parco per quanto riguarda la raccolta dei tartufi (come da comunicazioni di dettaglio che seguiranno nei prossimi giorni) e il rilancio del ruolo e della funzione dei centri visita del Parco, che stanno accogliendo oltre 50.000 visitatori all’anno in tutta l’area protetta (vedi anche: http://u.to/dfPdCQ). E ancora, sempre sul tema della promozione, prosegue il lavoro sui prodotti tipici (cfr. comunicato http://u.to/nvfdCQ) e sull’Osservatorio turistico di destinazione (OTD), tema sul quale sono al lavoro ormai da alcune settimane, nel corso delle quali si sono succeduti vari incontri e tavoli di lavoro con i referenti comunali degli OTD esistenti.
Nei mesi scorsi è stata inoltre lanciata un’iniziativa finalizzata alla costituzione di un albo delle imprese turistiche e commerciali del Parco (cfr. comunicato http://u.to/YobzCQ), il cui obiettivo è far sì che un imprenditore che si trova ad operare all’interno dei confini dell’area protetta possa sentirsi privilegiato ed avere un valore aggiunto rispetto a un collega che ne è fuori. Alcuni studi di settore hanno dimostrato che tale appeal in futuro sarà sempre più importante in termini turistici, giacché esiste una fetta di mercato in costante aumento che mira a svolgere vacanze in luoghi interessanti da un punto di vista ambientale. Al progetto intersettoriale “Parchi e turismo”, inserito nell’ambito del PAER (Piano ambientale e energetico regionale) della Regione Toscana, toccherà promuovere, con un approccio unitario e comune, il ricco patrimonio naturalistico e culturale delle aree protette toscane, per sfruttare al massimo la possibilità di attrarre un turismo di qualità che sappia preservarne l’ambiente e allo stesso tempo arricchirne i territori.»
«Gli ultimi aspetti da menzionare sono il lavoro in corso con la Croce verde per la realizzazione di un progetto pilota destinato a ragazzi svantaggiati e la proposta avanzata da cittadini viareggini per la realizzazione di un “parco avventura” nella zona di Torre del Lago, similmente a quanto già avvenuto a Marina di Pisa durante la scorsa stagione estiva.
Infine, ritengo utile lo sviluppo di progetti di turismo sanitario, da affiancare ad altre forme di turismo pienamente compatibili con le finalità del Parco, come quelle connesse al settore balneare, naturalistico, culturale e sportivo. Occorre poi lanciare un grande progetto ad hoc per la valorizzazione turistica del Lago di Massaciuccoli che coinvolga tutti tali aspetti, e in particolare si soffermi sugli aspetti naturalistici, culturali e sportivi, in grado di ottenere finanziamenti regionali ed europei: nelle prossime settimane dovremo perfezionare tale progetto insieme ai comuni coinvolti e alla Fondazione Festival Pucciniano.
In conclusione, il tema della valorizzazione turistica non può eludere quello dell’ordine pubblico: è evidente che esistono da anni zone critiche nella Macchia lucchese, in quella pisana e in quella di Migliarino, nelle quali l’Ente Parco ritiene necessario che gli organi preposti, dalle prefetture alle forze dell’ordine, anche col coinvolgimento dell’esercito, facciano la loro parte intervenendo di petto per cercare di risolvere tali situazioni.»

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