Dalla cella al bracciale elettronico, Remorini torna a casa

0

Di Letizia Tassinari – E’ tornato a casa questa mattina Massimo Remorini. Accompagnato da due agenti della polizia penitenziaria del carcere San Giorgio di Lucca, dove era detenuto dallo scorso 14 aprile, accusato di aver commesso una rapina ad Imola, è sceso dalla macchina con un sacco nero in mano, con dentro i suoi effetti personali.

E’ stato il suo legale, avvocato Massimo Landi, ad ottenere dal gip bolognese per il suo assistito, che è sotto processo per la vicenda delle donne scomparse dal campo degli orrori di via dei Lecci a Torre del Lago, imputato di omicidio, distruzione e occultamento di cadavere oltre che di sequestro di persona, circonvenzione di incapace e truffa, gli arresti domiciliari con tanto di braccialetto elettronico alla caviglia.

Sul posto anche il comandante della stazione dei carabinieri di Viareggio, luogotenente Raffaele Ferraro.

Lo “zio”, secondo la polizia di Imola, avrebbe messo a segno un colpo in banca nella cittadina emiliana con altri due soggetti, entrambi siciliani di Catania, uno dei due residente a Imola, che ha fruttato un bottino di 37mila euro e furono gli agenti del commissariato di Viareggio, la Squadra Mobile di Lucca e militari dell’Arma della Compagnia viareggina ad eseguire l’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip di Bologna nei confronti del maggior accusato del giallo versiliese, perquisendo sia la sua abitazione che il chiosco della figlia sul viale dei Tigli. Erano le 14.45 del 17 febbraio scorso quando i tre sarebbero entrati nell’istituto di credito ex Banca di Romagna ora Cassa di Risparmio di Cesena, in via Orsini, apparentemente non armati, guanti alle mani e passamontagna in testa, e dopo aver minacciato la cassiera e inferto un pugno al volto a un altro dipendente impegnato a ricaricare il bancomat, si sarebbero impossessati del denaro contante contenuto nella cassaforte, che era aperta, per poi fuggire a bordo di uno scooter, ritrovato poco distante dagli agenti della Squadra Volante e dai carabinieri del Radiomobile di Imola. “Sono entrati da una porta laterale – avevano spiegato il dirigente del commissariato di polizia di Imola, dottor Sergio Culiersi e il suo vice dottor Luca Cinti -, utilizzando una chiave”, e Massimo Remorini, con l’accusa di rapina aggravata in concorso, dopo le formalità di rito nella caserma dei carabinieri di Viareggio, era stato trasferito nell’istituto penitenziario di Lucca da dove era uscito, dopo sei mesi di custodia cautelare chiesti dal pm Sara Polino durante l’indagine per la misteriosa scomparsa di Velia Carmazzi e sua madre Maddalena Semeraro il 20 agosto del 2011.

All’interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere, poi il suo avvocato aveva presentato il ricorso ai giudici emiliani impugnando l’ordinanza di custodia cautelare del gip bolognese, chiedendo l’annullamento della stessa “per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza o, comunque, per le eventuali diverse ragioni che verranno ritenute ordinando l’immediata liberazione dell’indagato”, o in alternativa, che il tribunale voglia applicare, in sostuzione del carcere, un provvedimeno diverso, quale, ad esempio, gli arrresti domiciliari nell’abitazione dell’ex coniuge, ma i giudici del tribunale della libertà, dopo essersi riservati, avevano risposto con un niet. Poi, l’asso nella manica della difesa, e un nuovo ricorso al gip, accolto, con il quale l’avvocato Massimo Landi ha chiesto, e ottenuto, i domicilari, supportati dal braccialetto elettronico alla caviglia. Il telegramma dal carcere, con la decisione del giudice delle indagini preliminari dell’attenuamento della misura cautelare è arrivato sabato scorso, e dopo che i militari dell’Arma con i tecnici della Telecom hanno finito di predisporre all’interno dell’abitazione le necessarie apparecchiature, da oggi Remorini è agli arresti domiciliari nella casa della moglie a Viareggio, monitorato a distanza e in diretta in caso di eventuali spostamenti non autorizzati, o peggio ancora di evasioni.

No comments

*