Daniele Franceschi, sono passati quattro anni da quel tragico 25 agosto

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VIAREGGIO – Letizia Tassinari – Quarto anniversario, oggi, della morte di Daniele Franceschi. E a breve inizierà il processo.  Era ottobre quando la procura francese chiese i rinvii a giudizio.  I due infermieri, Sthephanie Colonna e Francoise Boselli, e il medico del carcere di Grasse, Jean Paule Estrade, saliranno sul banco degli imputati alle udienze fissate per il 17 e 18 settembre prossimo, per rispondere della morte del giovane viareggino deceduto il 25 agosto del 2010. Secondo la magistratura francese, i tre  non sarebbero intervenuti con efficacia sul malore che accusò Daniele Franceschi, all’epoca 36enne, prima di morire.

Fu una vicenda drammatica, e assurda, quella che vide protagonista Daniele Franceschi, carpentiere, padre di un bimbo di 9 anni, morto in una cella del carcere di Grasse, nell’entroterra della Costa Azzurra in Francia.  L’uomo era stato arrestato nel marzo dello stesso anno dalla Gendarmerie francese al Casino’ di Cannes, con l’accusa di falsificazione e uso improprio di carta di credito. A Daniele venne contestato il fatto di aver utilizzato alcune carte di credito non a lui intestate nel momento in cui era andato a prendere le fiches per giocare. Franceschi si era recato nella cittadina francese per una breve vacanza insieme ad alcuni amici. Dopo l’arresto era pero’ iniziato, a suo avviso, un vero e proprio calvario. Alla madre, Cira Antignano, aveva infatti scritto, subito dopo l’arresto, in varie lettere, di essere oggetto quotidiano di una serie di soprusi, maltrattamenti e di non essere stato curato quando si era ammalato di una febbre molto alta nel giugno. Tant’è che la famiglia del 31enne era sempre piu’ preoccupata per questa situazione, oltre al fatto che la detenzione si stava prolungando senza che ancora, a 5 mesi di distanza dall’arresto, si vedesse l’ombra di uno spiraglio o del processo cui avrebbe dovuto essere sottoposto. Il decesso, secondo quanto dichiarato dalle autorità francesi, sarebbe avvenuto nella notte, ufficialmente per “arresto cardiaco”. E i familiari sarebbero stati informati solo tre giorni dopo.

“Siamo fiduciosi che finalmente giustizia sarà fatta – afferma l’avvocato Aldo Lasagna che assieme all’avvocatessa Maria Grazia Menozzi e Luc Febbraro,  tutela la madre di Daniele, Cira Antignano. Il processo, nei giorni 17-18 settembre, si terrà presso il Tribunale Correzionale di Grasse, l’equivalente del nostro tribunale collegiale. L’imputazione è quella di ‘homicide involontaire’, in Italia omicidio colposo con pene fino a 5 anni.

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Cira, mamma coraggio, sono anni che attende. Chi scrive ricorda ancora lo strazio infinito della donna quando il 15 ottobre, sulla pista dell’aeroporto militare di Pisa alle 11 in punto, atterrò il C27J della 46ma Brigata Aerea che riportò in Italia la salma di Daniele Franceschi. Dopo un mese e mezzo la madre Cira Antignano, che due giorni prima era anche stata arrestata, e poi rilasciata, dalla Polizia Francese – denunciando di essere stata buttata in terra, immobilizzata con un piede, presa a calci e ammanettata, tanto da incrinarle tre costole – a seguito della sua protesta davanti al penitenziario francese, era riuscita finalmente a riportare in Italia il corpo di suo figlio. “La mamma non lo ha potuto rivedere, il corpo è in pessimo stato di conservazione, lo hanno lasciato marcire ed è irriconoscibile”, furono queste le prime parole di Maria Grazia Biagini, zia della vittima, scesa piangendo dall’areo militare, mentre Cira Antignano, attonita, aveva percorso la pista sorretta dall’allora maggiore Giorgio Mattia. Sulla pista il carro funebre della Misericordia di Viareggio per portare la salma all’obitorio dell’Ospedale Unico “Versilia”, e l’allora sindaco di Viareggio Luca Lunardini che aveva accompagnato le due donne .

Sembrava vicino il momento di conoscere la verità, effettuando una seconda autopsia in Italia, dopo che la Procura di Lucca aveva dato il nulla osta. Ma i francesi, a quanto emerso, avrebbero lasciato decomporre il cadavere, non conservandolo alla temperatura di meno 20 gradi, come di prassi, ma a piu’ 4. Nessuna pace per il corpo del ragazzo, e le notizie, giunte nel primo pomeriggio dal nosocomio versilise, furono agghiaccianti e raccapriccianti. Per i medici francesi che avevano eseguito l’esame autoptico all’indomani della sua morte, il decesso sarebbe avvenuto “per cause mediche di tipo cardiologico”, ma secondo l’allora primario di Medicina Legale del “Versilia” Alessandro Grazzini, che nella tarda mattinata aveva ispezionato il corpo era stato “restituito vuoto di tutti gli organi – privo di cuore, polmoni, fegato, milza, intestini e cervello -, e conservato in condizioni a dir poco discutibili, comunque non congrue per ulteriori accertamenti”.

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