Delitti e vecchie storie, la “Circe della Versilia” lascia il carcere

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( di Letizia Tassinari ) – Un pianto liberatorio, poi la corsa dal luogo dove ogni giorno si reca per fare volontariato e di nuovo verso il carcere per gli ultimi adempimenti: “Non ha avuto il tempo di rilassarsi e di realizzare”. Così l’avvocato Alessandro Maneffa, legale di Maria Luigia Redoli, descrive, come riportato dall’Ansa, il momento in cui la donna, la “Circe” di Forte dei Marmi che fu incriminata – assolta in primo grado a Lucca poi condannata in Corte d’Appello a Firenze e in Cassazione – per il delitto del marito avvenuto nel luglio del 1989, quasi 26 anni fa,  ha appreso che avrebbe potuto lasciare definitivamente il carcere. “La prima cosa che ha fatto si è messa a piangere, al telefono mi ha detto soltanto ‘vado a Bollate’, arrivata la scarcerazione, qualche ora dopo l’ordinanza è arrivata anche nel mio ufficio”, ha raccontato l’avvocato Maneffa. “Il giorno dopo – ha proseguito il legale – mi ha detto che era uscita dal carcere solo alle 9 di sera. Non abbiamo avuto il tempo di commentare tra di noi, sono subentrati i problemi di tutti i giorni. Dal carcere di Perugia le è arrivata una cartella esattoriale e quindi oggi deve fare i conti con un problema pratico. Ha bisogno di riorganizzarsi”. La notizia, lanciata per prima da La Nazione di Viareggio, con un articolo del collega, caposervizio Enrico Salvadori, è stata ripresa da tutta la stampa nazionale.

foto umiciniUna storia “maledetta” quella di Maria Luigia, raccontata da tutta la stampa dell’epoca, e tema di programmi televisivi anche a livello nazionale. Fu il giallo della Versilia, lei e il giovane amante, Carlo Cappelletti, ex carabiniere a cavallo e macellaio, accusati di aver ucciso nel garage della villa a Forte dei Marmi il ricchissimo consorte di Maria Luigia, il mediatore immobiliare Luciano Iacopi, la notte tra il 16 e il 17 luglio del 1989. L’uomo fu trovato assassinato, in una pozza di sangue, con 17 coltellate. Una notte, quella dell’omicidio, trascorsa dalla coppia in un noto locale della Versilia by night. E proprio la porta del garage, trovata chiusa, con la donna, unica persona ad avere la chiave, fu l’elemento di prova: una sorta, per gli inquirenti, di errore fatale. Poi i maghi, ai quali dalle intercettazioni telefoniche, si scoprì che la “Circe” si era rivolta per ottenere una fattura a morte, e i 15 milioni di vecchie lire consegnati per trovare un killer. L’indagine condotta dai Carabinieri, e coordinata dall’allora pm lucchese dottor Domenico Manzione,  culminò con un arresto che fece clamore. I due, lei affascinante ed eccentrica 50enne, vistosa e “aggressiva”, bionda platino e occhialoni scuri, e amante della magia, lui molto più giovane, furono visti come la coppia diabolica, nonostante entrambi abbiano sempre proclamato la loro innocenza. Oggi, dopo la condanna all’ergastolo e dopo aver scontato 24 anni di carcere. la “Circe” torna libera. La richiesta di grazia, ostacolata dai due figli, non trovò strada, la decisione della libertà, dopo quasi un quarto di secolo, è del tribunale di sorveglianza di Milano che ha accolto la richiesta presentata dal suo legale, avvocato Alessandro Maneffa.  Per Maria Luigia Regoli, che ha diviso, negli anni, l’opinione pubblica tra innocentisti e colpevolisti, e che negli anni di detenzione ha fatto lavori socialmente utili, finalmente un futuro. Migliore. Quando avvenne il delitto, chi scrive, era venuta ad abitare in Versilia da poco, ma la “Circe” la conoscevo da anni, quando ancora fiorentina, e turista, frequentavamo gli stessi locali notturni. La sua figura di donna “vamp” ha sicuramente influenzato negativamente le opinioni. Le sentenze, dura lex sed lex, non si contestano, ma in questa vicenda molte sono state le prove solo indiziarie.

( si ringrazia per le foto di repertorio il fotografo Aldo Umicini )

 

 

 

 

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