Delitto di Halloween, ecco perchè il minorenne è colpevole: depositate le motivazioni

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LUCCA – ( di Letizia Tassinari ) – Delitto di Halloween, sono state depositate oggi le motivazioni della sentenza del Tribunale per i Minorenni di Firenze che lo scorso 5 ottobre ( LEGGI ANCHE: Massacro di Halloween: 12 anni al minore reo confesso … ) ha condannato a 12 anni il minorenne reo confesso di aver preso a colpi di casco Manuele Iacconi, deceduto all’ospedale di Livorno dopo un mese di agonia.  Con dcercto dispositivo del giudizio immediato emesso in data 22.5.2015, il ragazzino, difeso dagli avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi, ea stato chiamato a rispondere di omicidio volontario, commesso in concorso con un altro minorenne, e con i due maggiorenn, Alessio Fialdini e Federico Bianchi, ancora indagati,  correi (incluso il minorenne) per i quali si procede separatamente. In seguito alla scelta del rito abbreviato, ritualmente formulata nel rispetto dei termini di legge, il collegio giudicante ha deciso “allo stato degli atti”, avendo respinto una richiesta di integrazione probatoria, non ritenuta necessaria ai fini della decisione, tenuto conto degli atti già acquisiti ed utilizzabili e che la difesa aveva rinunciato alla richiesta, in origine formulata, di esame di un proprio consulente medico-legale. Prima di aprire la discussione il collegio aveva ritenuto di dare corso all’esame dell’ imputato, non tanto al fine di ottenerne una ulteriore rievocazione dei fatti, sui quali il minorenne, nel corso del procedimento,  aveva reso dichiarazioni, in forme garantite, tre volte – il  5 novembre 2014, e nei due successivi interrogatori dinanzi al PM, il 9 febbraio ed il 14 maggio 2015 –  ma soprattutto – scrivono i giudici fiorentini – al fine di poterne trarre ulteriori e più attuali elementi di valutazione sulla sua personalità e su come il medesimo oggi si pone di fronte al grave crimine commesso ed alle dichiarazioni  rese. L’ esame nella sede processuale dell’imputato era stato ritenuto necessario anche in considerazione della richiesta di sospensione del processo per sottoposizione ad un percorso MAP, e/o la comunità terapcutica/riabilialiva per recupero di tossicodipendenti L’Airone-Orizzonte del Gruppo CEIS, dove il minore è tuttora collocato in misura cautelare. Il collocamento del ragazzo condannato in idonea comunità è apparsa, come si legge nella sentenza, ” una misura alternativa maggiormente rispondente in concreto alle complessive esigenze del minore, ovvero in grado di continuare a salvaguardare le persistenti esigenze e finalità cautelari di speciale prevenzione e nel contempo mettere in campo un mirato piano di riabilitazione terapeutica delle problematiche di abuso/dipendenza da sostanze psicoattive”. Su queste basi, il collegio aveva respinto la richiesta di messa alla prova dell’imputato, formulala dalla difesa, ad essa opponendosi il Pubblico Ministero. La stessa istanza è stata riproposta dalla difesa anche in sede di conclusioni, e il Pm ha confermato in sede di repliche la sua opposizione e, nuovamente, il collegio non ha rilenulo di polerla accogliere, in quanto, alla stregua di tutti gli elementi di valutatone evincibili dagli atti, attinenti alla ricostruzione dei gravissimi fatti di reato e, non soltanto avuto riguardo al titolo di reato, ma anche alle concrete modalità di commissione, “connotate da estrema ed insensata violenza”, quindi “attinenti anche all’intensità del dolo” a alla “pericolosità ante e post delictum,” nonchè tenuto contro dello “stadio ancora molto iniziale e dagli esiti incerti – nel se e nel quando – dei processi rieducativi e terapeutico/riabilitativi avviati dall’imputato in seguito alla sottoposizione a misura cautelare”, lo stesso” non è stato ritenuto pronto, nè meritevole della prova, la cui buona riuscita, seppure auspicabile, non è apparsa ad oggi pronosticabile su basi concrete e sufficientemente solide” Le risultanze probatorie, scrivono ancora i giudici del Tribunale per i Minoenni di Firenze, dimostrano ” oltre ogni ragionevole dubbio che della morte cagionata, con efferata ed insensata violenza, a Manuele Iacconi il giovane debba rispondere a titolo di omicidio volontario, così come gli viene contestato dalla Pubblica Accusa e non già, secondo la derubricazione invocata dalla difesa, a titolo dì omicidio preterintenzionale”. “Mi sono difeso”, aveva sostenuto il ragazzino nella sua confessione. “Mente”, questa invece la considerazione dei giudici: “Credere al ragazzo significherebe dover liquidare, immotivatamente, come insincere o fallaci, le testimonianze plurime e tra loro pienamente convergenti”. Infine un’analisi circa la chiamata di correo che il minorenne aveva fatto soltanto nel terzo interrogatorio, quello del 14 maggio 2015, formalizza a carico di Alessio Fialdini accusandolo di essere stato lui ad innescare la fase omicidiaria della lite, assestando lui allo Iacconi il primo colpo di casco alla nuca che lo avrebbe fatto cadere a terra per poi passargli il casco, dicendogli a mò di comando frasi del tipo, “si fa così” “finiscilo tu”: “Dalla lettura dei verbali in cui la chiamata di correo in questione è consacrata – si legge nella sentenza –  è del tutto evidente quanto scarsa, per non dire nulla, sia la sua spontaneità”. Risentito anche in sede processuale, il ragazzino condannato ha manifestato incertezze ed esitazioni su questa questione dell’ipotetico primo colpo ìnferto allo lacconi dal Fialdini, ritornando a negare di averlo visto personalmente e a sostenere che glielo avrebbe raccontato giorni dopo il Fialdini stesso (” Non l’ho visto dare il colpo, ma lo so perché me lo ha detto lui qualche giorno dopo quando ci siamo rivisti… “)  “Se tutto ciò evidentemente si ripercuote in modo negativo sulla attendibilità intrinseca delle dichiarazioni etero-accusatorie  – proseguono i giudici – si deve concludere rilevando come nessun riscontro tali dichiarazioni trovavano nelle altre risultanze probatorie versate in atti”. Le testimonianze indicano infatti “il minorenne nell’atto di inseguire, da solo, lo Iacconi e colpirlo senza che ci fossero altri ad incitarlo, ma semmai lo pregavano di smetterla, essendo sotto gli occhi di tutti che lo stava uccidendo”. Pienamente provata – affermano i giudici –  deve pertanto ritenersi,la responsabilità dell’imputato per aver cagionato la morte di lacconi, a titolo di omicidio volontario”.  E ora, mentre la Procura di Lucca prosegue le indagini per i due maggiorenni, Alessio Fialdini e Federico Bianchi, per i quali, alla luce delle motivazioni della sentenza del Tribunale Minorile di Firenze il Pubblico Ministero Sara Polino potrebbe anche archiviare il caso, i legali del minorenne condannato si apprestano a presentare  il ricorso in Corte d’Appello.

Il 1 novembre 2014 alle 02.10 circa della notte una pattuglia della Squadra Volante del Commissariato di Polizia. di Viareggio raggiungeva la via Coppino, all’incrocio con via Oberdan, dove era stata segnalala la presenza di due persone rimaste gravemente ferite  a seguito di un’aggressione avvenuta per strada e terminata da poco. All’ arrivo del personale della Polizia di Stato sul posto erano già presenti gli operatori sanilari del 118 i quali stavano predisponendo il trasporto in ospedale dei due feriti, Emanuele Iacconi di anni 34, e Matteo Lasurdi, di 31. Privo di sensi e con vistose lesioni traumatiche al volto (fronte, zigomi, mascella), Iacconi, fu trasferito, in coma, all’ospedale di Livorno. Dallo stato di coma, Iacconi non si era più risvegliato e la morte sopraggiunse il 30 novembre 2014, dopo essere stato sottoposto a vari interventi chirurgici di craniotomia decompressiva e di riduzione delle fratture facciali. Il minorenne condannato, da quanto ricostruito dagli inquirenti,  aveva impugnato con la mano destra un casco di colore scuro con il quale, raggiunto nel giro di alcuni metri lo sventurato, prima lo aveva colpito da dietro facendolo cadere a terra, quindi dando sfogo ad una brutale violenza, ponendosi a cavalcioni sopra di lui, aveva continuato a sferrargli ripetuti colpi tutti diretti alla testa, poi afferrandolo con entrambe le mani, così da imprimere maggiore forza.

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