Delitto di Halloween: “Pericolosità sociale”, il gip motiva la misura cautelare per i 2 minori

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Il dito medio alzato dal finestrino della pantera che lo porta a Roma. Un segno di sfida quello del 17enne reo confesso e arrestato questa mattina all’alba dagli uomini dell’Anticrimine del Commissariato di Polizia di Viareggio assieme all’altro minorenne ( che è invece stato destinato al carcere minorile di Torino ), in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip fiorentino Massimiliano Signorini, come da richiesta dal pm del Tribunale per i Minorenni dottoressa Benedetta Parducci ( leggi anche: Delitto Iacconi, arrestati i due minorenni). “E’ elevato il pericolo di recidiva”-  si legge nell’atto a firma del giudice per le indagini preliminari che ha disposto la misura restrittiva per i due minori -: “è concreto, e attuale. che gli indagati, se lasciati liberi, possano commettere delitti della stessa specie”. “Si tratta di gravissime azioni criminose – prosegue il gip – compiute con estrema e insensata violenza, con un casco utilizzato come arma impropria, con prosecuzione dell’azione delittuosa anche quando le persone offese era già state colpite e si trovavano distese al suolo”. “Uno dei due –  il minore che si era autodenunciato, ndr – ha procedimenti pendenti – motiva il giudice – , è soggetto incline alla violenza e conosciuto per poliabuso di sostanze stupefacenti e per comportamenti aggressivi e antisociali e ha sempre dimostrato scarsa collaborazione e disponibilità e scarsa adesione ai programmi di osservazione e trattamento”. Quanto all’altro minorenne, aggiunge il gip, “come emerge da parte delle trascrizioni delle conversazioni telefoniche intercettate, non ha mai mostrato alcun segno di resipiscenza in relazione ai gravi fatti delittuosi di cui si è reso responsabile”.  E proprio per il “livello di pericolosità sociale”, il giudice ha ritenuto che l’unica misura proporzionata ed adeguata fosse, allo stato dei fatti, quella carceraria.

Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini hanno consentito di ricostruire in maniera convicente e attendibile, si legge ancora nell’ordinanza, la dinamica dei fatti. Elementi che si desumono dalle dichiarazioni rese dai vari testimoni e dai riconoscimenti fotografici. Iacconi con Lasurdi e altri due amici erano a bordo dell’auto quando, giunti all’altezza della piadineria “Da Bruno” hanno notato due giovani in mezzo alla strada, uno con braccia e gambe divaricate. Il conducente ha schivato il ragazzo, e da li è nato un primo alterco, solo verbale. Poi, sopraggiunti al semaforo di via Coppino che incrocia via Oberdan i due che erano in mezzo alla strada hanno raggiunto l’auto: a questo punto due occupanti, Iacconi e Lasurdi, sono scesi ed è iniziata una lite con spintoni e insulti. Sembrava tutto finito, quando poi sono sopraggiunti altri ragazzi uno dei quali ha colpito al volto sia Lasurdi che Iacconi che sono caduti a terra e mentre erano ormai distesi al suolo entrambi sono stati picchiati a colpi di casco. Mentre Lasurdi è riuscito ad alzarsi, seppur stordito, Iacconi, in stato di incoscenza, “con bava alla bocca e sangue dalle orecchie” è rimasto li, fino all’arrivo del 118. Due dei ragazzi sono fuggiti in motorino, uno assieme alla ragazza, a casa della quale sono stati ritrovati i caschi, gli altri a piedi. Giubbotto bordeaux, giovane, meno di 20 anni, corporatura minuta, capelli rasati dalle parti e più lunghi alla sommità del capo, casco scuro, e un altro ragazzo con il giubbotto blu, o nero, giovane, meno di 20 anni, corporatura magra ma regolare, capelli corti con in mano un casco bianco: questa la descrizione fornita nell’immmediato da molti testimoni.  Il minorenne reo confesso “se da un lato rendeva dichiarazioni confessorie in merito alla brutale aggressione subita dalla parte lesa Iacconi Manuele ammettendo di averlo colpito ripetutamente più volte con un casco anche quando la vittima era a terra e cercava di rialzarsi – si legge ancora nell’atto – dall’altro ricostruiva la vicenda in maniera palesemente difforme rispetto a quanto dichiarato dalle persone informate sui fatti. Da tali dichiarazioni, per il pm e per il gip,  si evince che i ragazzi, tutti di giovanissima età, che avevano infierito sulle persone offese erano almeno due, e che costoro erano violentemente intervenuti dopo che era iniziata (o, meglio, si era riaccesa) una lite tra Iacconi e Lasurdi, da un lato, ed altri due giovani che avevano ostacolato il passaggio dell’autovettura. Secondo quanto dichiarato dai testimoni le persone offese erano già state colpite con un pugno ed erano cadute a terra nel momento in cui arrivarono gli altri ragazzi, che usarono i caschi come oggetto contundente e strumento di offesa. Il minorenne reo confesso ( leggi anche:Pestaggio in Darsena: “Sono stato io”), ammettendo di aver colpito Iacconi più volte con un casco da motociclista, cerca, secondo il gip, per quanto possibile, sia di sminuire le proprie responsabilità, asserendo di essere stato aggredito per primo (chiaramente smentito dai testimoni oculari del fatto), sia di coprire le responsabilità dei correi e, in particolare, di colui che, unendosi a lui e ad altri giovani, colpì il Lasurdi.

Omicidio volontario e tentato omicidio, con dolo diretto,  ossia con “animus necandi”,  il capo di accusa per i due ragazzini: la pena, prevista dal codice penale, non è inferiore a 21 anni, salvo aggravanti.

Entro cinque giorni saranno fissati gli interrogatori di garanzia a Roma e Torino. Ma sulla linea difensiva, al momento, i legali, avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi per il reo confesso e Giorgio Nicoletti e Paola Memmola per l’altro arrestato, mantengono il massimo riserbo, non avendo ancora preso visione del fascicolo di indagine. L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata ieri, dopo che il 13 dicembre la Procura minorile di Firenze ha preso visione della relazione medica e dell’autopsia.

Per Alessio Fialdini e Federico Bianchi, i due maggiorenni indagati in concorso e difesi dagli avvocati Massimo Landi e Laura Maria Bitonte,  procede la Procura di Lucca non ha previsto alcuna misura cautelare. Le indagini, per loro, proseguono e i due indagati saranno interrogati nei prossimi giorni.

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