Delitto di via Viner, 18 anni di carcere per Dana Raducan

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FORTE DEI MARMI – (di Letizia Tassinari ) – Diciotto anni di carcere e una provvisionale di 20mila per ciascuna delle sei parti civili, difesi dagli avvocati Filippo Tacchi e Claudia Buratti, a fronte della richiesta di 25 anni da parte del Pubblico Ministero Aldo Ingangi.  E’ questa la sentenza di condanna della Corte d’Assise di lucca per Dana Raducan, accusata di concorso in rapina e omicidio ai danni di Maria Luana Mariani, l’anziana imbavagliata, rapinata e uccisa nella sua casa di Forte dei Marmi. Si era aperto lo scorso 19 maggio a Lucca, in Corte d’Assise, il processo per la rapina finita in omicidio, nei confronti di Dana Raducan, una delle nomadi finita nella rete della Squadra Mobile di Lucca e del Commissariato di Polizia di Forte dei Marmi dopo l’indagine successiva ai fatti di sangue accaduti in via Viner il 4 aprile dello scorso anno, quando perse la vita Maria Luana Mariani. La prima udienza aveva visto difesa e accusa presentare le richieste prelimininiari, e le costutizioni delle parti civili, e furono ascoltati i primi testi del Pubblico Ministero Aldo Ingangi, tra cui la cognata della vittima, il nipote, la donna che aiutava la povera in casa e il medico legale Stefano Pierotti. Poi, all’udienza di settembre, era stato rinviato ad oggi: la donna, infatti, aveva appena partorito nell’ospedale di Pisa, e poi era rientrata nel carcere pisano del Don Bosco.Assistita dall’avvocato Adriano Capaccioli, la 24enne di origini rumene, residente al campo nomadi di  Seravezza, era l’unica finita alla sbarra davanti alla Corte d’Assise, presieduta dal giudice Stefano Billet con a latere Simone Silvestri e la giuria popolare. Gli altri imputati, a parte un minorenne  giudicato a Firenze, hanno infatti scelto il rito abbreviato. Dana Raducan fu arrestata successivamente, era il gennaio di quest’anno. Le indagini, nonostante gli arresti degli altri responsabili fuggiti in Romania, erano infatti proseguite. Fino a quando, con una nuova ordinanza di custodia cautelare, la Polizia l’aveva inchiodato accusandola di concorso in omicidio. La ragazza, nel maggio 2014, era già finita in manette con altri tre connazionali, Jon Enea, del 90, poi scagionato, Madalin Paun, del 95, Marcel Raducan, dell’ 82, ma con l’accusa di favoreggiamento dopo che, interrogata, aveva accusato un albanese residente in zona ma innocente ed estraneo ai fatti. Dana conosceva bene la vittima, come spiegato dal dirigente del Commissariato di Forte Enrico Parrini e dal capo della Squadra Mobile Virgilio Russo, secondo i quali quello di Maria Luana Mariani è stato uno dei delitti più efferati della Versilia. L’attuale imputata, per telefono ,“dettava” le istruzioni. Dana, le varie informazioni sulla vittima le aveva ottenute da un 70enne suo  cliente per prestazioni sessuali, e per l’anziano era scattata una denuncia.

Nel primo pomeriggio di venerdì 4 aprile i poliziotti del Commissariato di Forte dei Marmi e della Squadra Mobile della Questura di Lucca intervennero presso l’ abitazione di Maria Luana Mariani, nata a Forte dei Marmi  nel 1937, e residente via Viner nr. 25, vedova, poco prima ritrovata cadavere. Da un primo sopralluogo il cadavere presentava un vistoso ematoma alla zona parietale sinistra, conseguenza del colpo infertole per tramortirla, le mani legate da alcuni foulards reperiti in casa, e la gola occlusa da un altro foulard per impedirle di chiedere aiuto, e che in sede di esame autoptico il medico legale ha stabilito essere stata la causa della morte per soffocamento. Dalla persona della vittima e dalla abitazione, messa completamente a soqquadro, risultavano essere stati trafugati circa 200 euro in contanti ed alcuni monili in oro, prelevati dalla cassaforte aperta dai malviventi con la sua chiave, reperita in un cassetto dell’ armadio.  La serrata attività investigativa, avviata sin da subito dagli investigatori della Squadra Mobile di Lucca e del Commissariato di Forte dei Marmi e proseguita ininterrottamente sotto il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, attraverso decine di escussioni dei residenti, la visione dei filmati delle telecamere di videosorveglianza del comune di Forte dei Marmi e dei comuni vicini e l’attivazione delle fonti confidenziali avevano consentito entro breve di orientare l’ attività investigativa verso alcuni soggetti rumeni di etnìa rom, dimoranti nel campo nomadi di via della Sipe nel limitrofo comune di Seravezza, che nel periodo temporale antecedente e successivo alla rapina – omicidio erano stati ripresi e visti aggirarsi in zona, per poi fuggire in Romania poche ore dopo il misfatto. Ulteriori conferme della loro correità erano emerse dalla copiosa attività intercettativa, sia telefonica che ambientale, cui ha fornendo un prezioso ausilio nella attività di traduzione delle conversazioni in lingua rom un Assistente Capo della Polizia rumena, inviato dallo SCO nell’ ambito dell’ Accordo di Cooperazione con la Romania ITA.RO. -15^ fase. In esito ai solidi riscontri probatori forniti al Pm titolare delle indagini Aldo Ingangi, questi aveva chiesto ed ottenuto dal Gip presso il Tribunale di Lucca Silvia Mugnaini l’ ordinanza cautelare  ed il  mandato di arresto europeo, inviato al collaterale organo di polizia rumeno per il tramite dei canali S.I.R.E.NE.  Con apposita rogatoria il Pm aveva anche richiesto alla autorità giudiziaria rumena la presenza di un operatore della Squadra Mobile e di un funzionario dello SCO nel corso della esecuzione delle catture, attesa la necessità di reperire ulteriori riscontri nel corso delle contestuali perquisizioni; previo accredito per il tramite dello SCIP, i due dipendenti erano giunti a Bucarest e, dopo un briefing operativo con la Polizia rumena e gli ufficiali di collegamento del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia di stanza a Bucarest, avevano partecipato alle catture avenute nelle prime ore della mattina nei villaggi di Gruia e Turnu Severin, situati nella giurisdizione della provincia di Mehedinti, nella zona sud della Romania al confine con la Serbia. Nel corso delle perquisizioni era stato sequestrato un capo di abbigliamento inequivocabilmente indossato dal Raducan Marcel in occasione del delitto, nonché alcuni monili in oro con buona probabilità provenienti anche dalla abitazione della defunta.

Questo il video fornito dalla polizia, durante l’incontro con i giornalisti: Video Omicidio a scopo di rapina, catturati in Romania i ladri killer

I banditi, due, avevano fatto irruzione in una villetta in via Viner, le classiche case anni ’50, nella zona del liceo scientifico della cittadina versiliese, legando e imbavagliando l’anziana proprietaria, Maria Luana Mariani di 77 anni, per poi scappare in bicicletta

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