Delitto Iacconi, 4 indagati: 2 sono minorenni. Notificato l’incarico al medico legale

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Sono quattro gli indagati per l’ omicidio di Manuele Iacconi e il tentato omicidio di Matteo Lusardi. I due pm, Sara Polino e Benedetta Parducci, rispettivamente della Procura di Lucca e della Procura del Tribunale per i Minorenni di Firenze, hanno iscritto nel registro degli indagati due maggiorenni, Alessio Fialdini difeso dall’avvocato Massimo Landi e Federico Bianchi difeso dall’avvocatessa Laura Maria Bitonte, e due minorenni, difesi rispettivamente dagli ‘avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi e Giorgio Nicoletti, accusandoli di omicidio volontario aggravato da futili motivi, di tentato omicidio e favoreggiamento. Un atto dovuto, come procedura vuole. Domani verrà formalizzato l’incarico al dottor Papi per l’autopsia. L’atto, a firma del pm livornese Antonio Di Bugno, è stato notificato ai legali dei quattro indagati, e a quello della parte offesa, tutelata dall’avvocato Riccardo Carloni. Ora si attendono i risultati dell’anatomopatologo. Dolore e rabbia sono i sentimenti di chi ora vuole, e pretende, giustizia e che chi ha ucciso paghi.

La storia di Manuele Iacconi, dalla notte di follia, quella di Halloween, a domenica scorsa, quando l’incubo si è trasformato in una tragedia immane, ha scosso due comunità, Viareggio e Massarosa.  Sono stati trenta giorni di dolore. Un mese in cui tutti hanno sperato in in liete fine. Anche chi ha dovuto seguire, e scrivere, passo passo l’evolversi delle indagini. Poi la morte, inesorabile. Erano le due di notte di una serata di festa quando il sangue ha macchiato via Coppino. Scene da film, in Darsena, dove il 34enne di Massarosa è stato preso a pugni, rimediando anche una serie di colpi in testa con un casco da moto, a seguito di un diverbio per una precedenza. Ferito gravemente l’uomo era stato ricoverato nel reparto di neuro chirurgia dell’ospedale di Livorno. Un fatto inquietante, avvenuto in via Coppino intorno alle due e sul quale gli uomini dell’Anticrimine del Commissariato di Polizia di Viareggio e della Squadra Mobile di Lucca si sono subito messi al lavoro.  Da quanto ricostruito nell’immediatezza dei fatti Manuele Iacconi, titolare assieme al padre di una piccola azienda artigiana a Porcari, era in auto con amici quando è stato aggredito da un gruppo di giovani in scooter. Sul posto, a sirene spiegate, era intervenuta un’ambulanza della Croce Verde che lo ha trasportato in codice rosso al Pronto Soccorso del “Versilia”, dove i medici, dopo avergli riscontrato un forte trauma cranico, hanno deciso il trasferimento nel nosocomio della città labronica. Con Manù, in macchina, c’era anche un altro ragazzo, Marco Lusardi, ferito anche lui alla testa durante la colluttazione a colpi proibiti, e sottoposto a una Tac al “Versilia”. Illesi, fortunatamente, un amico e una ragazza presenti nella vettura. A cercare di fermare gli aggressori, che però sono riusciti a fuggire in sella ai lori scooter, è stato il titolare della paninoteca di via Coppino, Gandi Brijani.  Il personale dell’Anticrimine, con il supporto degli uomini della Squadra Mobile di Lucca, ha preso a verbale le varie testimonianze e acquisito le immagini delle telecamere di video sorveglianza che hanno immortalato la scena. Stupore, indignazione, rabbia.  Poi, il 6 novembre, la confessione del 17 enne. Svolta nel caso del giovane di Massarosa massacrato a colpi di casco in Darsena la notte di Halloween, scrisse Tgregione.it ( leggi: Pestaggio in Darsena: “Sono stato io”, un 17enne confessa): accompagnato dai suoi legali, avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi,  il minorenne si era presentato in Commissariato ammmettendo di aver colpito Manuele Iacconi, ma dando una versione diversa dei fatti rispetto a quanto riferito dai vari testimoni del fatto. “Ho agito da solo – ha raccontanto ai poliziotti, aggiungendo che stava tornando a piedi da un locale del vialone e una volta in via Coppino, nei pressi della piadineria, di aver chiesto una sigaretta a Iacconi che era in auto fermo in coda al semaforo. Gesto, questo, frainteso da Manuele Iacconi che sarebbe sceso, lo avrebbe preso per il bavero e schiaffeggiato. “Mi sono difeso – ha aggiunto il minorenne -, ho raccattato un casco che era in terra e ho iniziato a colpirlo”. Fino a mandarlo in coma. Poi la fuga, a quanto ha raccontato alla Polizia, da solo. Un racconto, quello del 17enne che vive al Varignano, che non ha convinto gli inquirenti, ma le sue ammissioni sono state prese a verbale e inviate in Procura, a disposizione del pm Sara Polino. Le indagini da parte degli investigatori sulla brutale aggressione avvenuta alle 2 di notte del 1 novembre sono poi proseguite, con la convinzione che ad agire sia stato un “branco”, con volti noti alle forze dell’ordine per altri episodi di violenza. Trenta giorni di coma, di operazioni, di lotta di Manuele Iacconi per rimanere vivo, mentre la Polizia effettuava perquisizioni nelle case dei giovani sospettati, sequestrando abiti, caschi e un hard disk del computer ( leggi: Pestaggio in Darsena, sequestrati gli abiti del 17enne e doppiato l’hard disk del suo pc). Mentre tutti sono stati vicini a Iacconi e alla famiglia e non solo sul web. E’ del 14 novembre la fiaccolata partita dalla Stazione e arrivata in via Coppino, luogo del pestagggio brutale ( leggi:“Forza Manu’, ce la devi fà”, duemila candele sfilano contro l’illegalità ). Fino alle 13 di domenica scorsa ( leggi: Il pestaggio di Halloween finisce in tragedia: Manuele Iacconi è morto),  quando il cuore di Manù ha cessato di battere. E la speranza di poterlo riabbracciare vivo si è spenta come neve al sole. La Procura di Lucca e quella del Tribunale per i Minorenni di Firenze non ha ancora adottato misure ristrettive ( leggi Massacro di Halloween, dalle Procure ancora nessun provvedimento).

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