Delitto Romanini, parlano le figlie: “Nostro padre aveva paura del cugino”

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CAMAIORE –  ( di Letizia Tassinari ) – “Nostro padre aveva paura del cugino Roberto Romanini”. Alla ripresa del processo in Corte d’Assise a Lucca, questa mattina le due figlie della vittima, Stefano Romanini, lo hanno detto pià volte. Sia Sara che la sorella Stella hanno fatto riferimento all’intimidazione che il padre nel settembre 2010 aveva ricevuto, a pochi mesi dall’omicidio a sangue freddo avvenuto all’alba del 8 febbraio del 2011, quando fu freddato da un killer rimasto ancora ignoto, con 15 colpi di pistola.  “Quella sera – ha ricordato la figlia Stella dal banco dei testimoni – il babbo mi disse che sarebbe uscito da solo perché doveva andare a Piano di Mommio sotto il ponte dell’autostrada perché aveva un appuntamento di lavoro. Quando rientrò si mise in salotto, e pianse, raccontando, impaurito, che gli avevano sparato 5 colpi alla macchina”. Ma chi gli aveva sparato, e perchè? A detta della figlia, per quanto raccontatole dal padre Stefano, sarebbe stata “una guardia giurata di Lucca”. E il motivo, una intimidazione.  Rapporti tesi trai i due cugini Stefano e Roberto Romanini, come ricordato dalla figlia Stella: “Una volta li ho visti litigare, e sentii Roberto gli disse ‘devi stare molto attento perché io sono la mafia’.Mentre un’altra volta mio padre tornò a casa con un dente rotto, e ci confesso di aver avuto una discusssione con il figlio di Roberto Romanini”. Litigi per motivi di lavoro, a quanto emerso. Sfociati poi in licenziamenti. La mattanza del 8 febbraio, poi, è storia.

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