“Dire no all’immigrazione significa dire no al business dell’accoglienza”

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SERAVEZZA – “L’accoglienza è un business. Il Ministero dell’interno paga 35 euro giornalieri per ogni migrante che una onlus o una cooperativa si prende in carico. Ai richiedenti asilo vanno 2,5 euro al giorno, più un bonus extra di altri 30 euro settimanali per comprarsi da mangiare. Il grosso rimane nelle tasche di chi li gestisce, in modo molto discutibile, dietro nebulose promesse di integrazioni irrealizzabili o fantomatici progetti di inserimento lavorativo”.
Lo scrive in un nota Francesco Speroni di Lega Nord Seravezza:
“Il grande merito degli abitanti di Azzano – il più popoloso paese della montagna seravezzina – è quello d’aver capito bene quello che altri, specie a sinistra, fingono di non capire.
E cioè che questa immigrazione selvaggia non aiuta davvero nessuno se non chi, in modo assolutamente affaristico, si occupa di loro. Non c’è nessuna carità a monte, nessuna integrazione a valle, né concrete prospettive di lavoro per i nuovi arrivati. Tra qualche mese o tra qualche anno questi migranti saranno esattamente al punto di partenza. Ma, nel frattempo, le cooperative che li gestiscono ed i proprietari delle case dove vengono collocati avranno un bel po’ di soldi in più nel portafogli. Basti pensare che il contratto d’affitto delle case private dove vengono alloggiati  non si basa su normali principi legati al valore di mercato, bensì sul numero di ospiti: in questa moderna “tratta degli schiavi” ogni migrante vale 100 euro a cranio. Chi ad Azzano si è messo in casa i dodici nigeriani incassa perciò 1200 euro d’affitto, invece dei 200/300 euro che probabilmente sarebbero il reale valore di locazione di quell’immobile. L’accordo – che vede tre attori in causa: il proprietario della casa, la cooperativa che gestisce i migranti e la prefettura, cioè il governo PD – è stato stipulato dalla onlus Dharma (del cremonese) la quale ne ha poi subaffittato la gestione a Le Poiane.
Le Poiane di Retignano (Stazzema) è un agriturismo che da tempo si occupa di accoglienza migranti, ed è già salito agli “onori” della cronaca perché nello scorso febbraio vi trovarono la morte due ragazzi nigeriani per monossido di carbonio: non c’è male come biglietto da visita.
A dirigere il traffico ci sono infine i cosiddetti “mediatori culturali” i quali – come hanno giustamente contestato i consiglieri di Idee in Comune, Riccardo Cavirani ed Elena Luisi – pur invitati, non hanno avuto il coraggio di presentarsi all’incontro pubblico di Azzano. Aggiungo che non si sono presentati nemmeno i proprietari della casa già occupata né quelli che stanno trattando con prefettura e cooperative per accogliere nuovi migranti. “Mediatore culturale” è una qualifica che non sappiamo che origini abbia, né da chi venga concessa né quali siano i requisiti per ottenerla. Stante quella definizione, è legittimo aspettarsi che costoro debbano avere sufficiente cultura per fare opera di mediazione tra popoli e persone di costumi, tradizioni e anche religioni diverse. Purtroppo, nell’unica occasione che ho avuto di parlare con uno loro, ho scoperto che non conosceva nemmeno la differenza tra cattolici e anglicani. Un dettaglio forse irrilevante per l’uomo comune, ma che diventa imbarazzante se a dire una castroneria simile è qualcuno che si fregia di essere un mediatore culturale. La realtà è che si tratta di pura improvvisazione a fini di lucro, e mi è dispiaciuto che, all’incontro pubblico ad Azzano di lunedì scorso, Andrea Giorgi – capogruppo di Patto Civico in consiglio comunale – abbia affermato che, se dipendesse da lui, di migranti a Seravezza ne dovrebbero arrivare anche 100, invece dei 48 previsti dall’attuale piano d’accoglienza.
Per la Lega Nord già 48 sono troppi, per la semplice ragione che questi disgraziati sono solo vittime senza futuro di una autentica speculazione fatta sulla loro pelle a spese di tutti gli italiani.
 Sostenendo la popolazione di Azzano nel suo giusto risentimento, la Lega Nord di Seravezza ribadisce la sua contrarietà all’arrivo di nuovi migranti nel Comune di Seravezza, invitando le autorità a fare quanto possibile per ridurre il numero attuale di Azzano”.

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