Donne scomparse, la Corte prende tempo: slitta la sentenza

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Letizia Tassinari – Nessuna pronuncia, oggi. La Corte d’Assise si ritirerà in Camera di Consiglio,  e per la sentenza si dovrà aspettare martedi della prossima settimana, alle 14.

Un’udienza fiume, quella odierna che avrebbe dovuto mettere la parola “fine” alla vicenda processuale sul giallo delle donne scomparse dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago, uccise, secondo la Procura, da Massimo Remorini e la sua amante Maria Casentini. Con le arringhe degli avvocati degli imputati.

Incisivo l’avvocato Aldo Lasagna, difesnore di “Cecchino” Tureddi. Nessuna frase ad effetto, solo una minuziosa ricostruzione dei fatti: “La verità storica, corrisponde a quella processuale. Se il dibattimento è stato istituito è grazie alle parole del mio assistito. Il disadattato e emarginato Tureddi non ha tratto giovamento dalla sua collaborazione con la Giustizia. Per questo chiedo l’assoluzione. In base a quanto disposto dall’articolo 376 del codice penale che recita “il  colpevole non è punibile se nel corso del procedimento penale ritratta il falso e manifesta il vero non oltre la chiusura del dibattimento”.

Poi è stata la volta dell’avvocato Massimo Landi, legale di Remorini: “Troppo suggestive e suggestionanti le testimonianze dell’accusa. Persone che avevano gia’ parlato in tv, e sulla stampa. Non c’è prova che il mio assistito abbia ucciso le due donne. David vede la mamma, moribonda. Poi il giorno dopo non si accorge che al campo non c’è più? E’ il maresciallo Pastore  a confermarlo. Il compendio probatorio dell’accusa, o meglio indiziario, tale era e tale resta anche nel processo. Manca la concordanza necessaria per legare tra loro gli indizi e unirli nell’ottica di un’unica ipotesi ricostruttiva del fatto. Senza considerare che Remorini aveva la disponibilità della pensione di Maddalena Semeraro, e quindi più di un motivo perche’ la stessa rimanesse in vita”.

” Mi sovviene alla mente un caso giudiziario, il caso di Paolo Gallo, quando uno dei due fratelli di una famiglia contadina sparisce. Il corpo non fu mai ritrovato, solo la sua coppola, insanguinata. Fu un’indagine complessa. E per la sua morte la Corte d’Assise emise una sentenza di condanna. Poi, dopo anni, il morto ricomparve”. Ha iniziato con questo ricordo la sua arringa, il principe del Foro di Firenze, difensore di Maria Casentini, oltre che di suo figlio, la cui posizione, processualmente, è marginale.  “Vi chiedo solo di valutare se le prove che Velia e Maddalena siano morte, e non scomparse, questo l’appello alla Corte d’Assise – siano certe. E non decidere solo su supposizioni, o emozioni. La mia assistita – la badante, ndr -, è una donna umile, che si arrangia lavorativamente con dignità. Conosce Remorini e tramite lui inizia lavorare anche per Maddalena Semeraro. Le si contesta il sequestro di persona, il maltrattamento in famiglia, l’omicidio e la distruzione e l’occultamento di cadavere, ma è innocente. Non aveva nemmeno le chiavi di quel campo, e quando ci andava era solo per accudire l’anziana per qualche ora. Le iniezioni di novalgina per ucciderla? Falso, Maria Casentini nemmeno sa fare le punture. Le cose non stanno come hanno voluto raccontare i testi dell’accusa. Quelle contro di lei, sono solo congetture”.

E’ immaginabile, questa la domanda degli avvocati dei due maggiori imputati,  Remorini e Casentini, su cui dovranno riflettere il presidente della Corte d’Assise, il giudice a latere e i giudici popolari, che i corpi delle donne siano stati sciolti nel fuoco dentro a un bidone, e nessuna traccia, di questa sorta di film dell’orrore, sia mai stata trovata?

Ad oggi, di certo, rimangono le richieste del pubblico ministero Sara Polino: ergastolo per Massimo Remorini che secondo l’accusa ha ucciso  Velia Claudia Carmazzi e sua madre Maddalena Semeraro, 21 anni di reclusione, invece, per la badante Maria Casentini, 20 mesi per Francesco Tureddi, accusato di favoreggiamento nei confronti della “coppia diabolica”, lo “zio” e la badante,  e 9 mesi per Maurizio Pasquinucci. Unico colpo di scena in aula, il pubblico ministero ha depositato la richiesta di carcerazione immediata di Massimo Remorini, in caso di sentenza di condanna.

 

 

 

 

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