Donne scomparse, la parola agli ultimi testi della difesa

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Letizia Tassinari -“Ho visto le due donne la prima volta a metà settembre del 2010. Ho messo a verbale la mia testimonianza dai carabineri. Le ho viste entrambe. Più volte. Almeno tre, o quattro. Sempre per strada, vicino a un piccolo agglomerato di case tra Bastia Umbra e Santa Maria. La più giovane era sempre vestita uguale. L’ultima volta che le vidi insieme era novembre, e notai che la donna più anziana aveva il braccio legato come un foulard. Mi ricordo bene che quella sera c’era la partita Inter – Bayer Monaco. O forse un’altra squadra tedesca. Non sapevo della vicenda, lo scoprii una sera quando fecero vedere alla Rai le foto dellAe due scomparse, e presi il telefono di Chi l’ha visto e telefonai per dire che le avevo viste tutte e due tra Bastia Umbra e Santa Maria. Quando mi sono presentato dai carabineri raccontai tutto”. E’ Giuseppe Mellusi, testimone della difesa di Massimo Remorini il primo a parlare all’udienza di oggi in Corte d’Assise a Lucca. Pensionato, contadino. Controinterrogato dalle parti civili ha confermato di essere certo di aver visto le due donne, aggiungendo di aver avuto, la prima volta, l’impressione che Velia fosse la badante di Maddalena ma poi, visto l’atteggiamento affettuoso della donna più giovane nei confronti dell’anziana, di aver avuto la certezza che fossero madre e figlia. “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Non ha parlato l’avvocato Giunio Massa, imputato in giudizio separato attinente alla vicenda, che per la Procura, avendo acquistato le case delle due donne scomparse, è stato accusato di circonvenzione di incapace, truffa e appropriazione indebita. Per lui la sentenza è prevista per il prossimo 1 ottobre. “Velia era mia cliente ma non veniva spesso al mio negozio, che ricordi solo un paio di volte – a riferirlo, dal banco dei testimoni, è Gabriele Lombardi, il parrucchiere di via Comparini all’ex Campo di Aviazione -: “L’ultima volta era agosto del 2010. Le feci il colore e la piega. Mi racconto’ che aveva un uomo”. “Non ricordo “, incalzato dalla difesa di Massimo Remorini e Maria Casentini, avvocati Massimo Landi e Eriberto Rosso, in merito ad alcune intercettazioni con l’ex legale del maggiore imputato, il testimone non ha saputo riferire. Rimane il fatto, per il pubblico ministero, che Lombardi avrebbe intrattenuto rapporto con Remorini sia di lavoro che per una intermediazione, con lo “zio”, per vendere un furgone con il quale lo stesso forniva alle sue clienti il servizio bus navetta. “Ci hai mai portato Velia?, gli hanno chiesto i legali: “No”. Poi è stata la volta di Liborio Dattolo, impiegato del comune, ufficio anagrafe, distaccato, di Torre del Lago: “Nel 2004 ho fatto a Velia la carta di identità. Dopo non ho avuto più contatti”. Pampaloni, abitante in via dei Lecci, la stessa strada sterrata che porta al campo, e 50 metri dallo stesso, le donne non le vedeva tutti i giorni, ha invece riferito. “Mi intervistaroro anche i giornalisti di Rete Versilia, chiedendomi cosa sapevo, o cosa avessi potuto vedere. Ma io non so nulla. Remorini lo conosco poco, lo vedevo sulla strada, da quando aveva preso in affitto il campo. Velia qualche volta l’ho incrociata con i sacchetti della spazzatura.

Udienza sospesa, a mezzogiorno e mezzo e per quasi un’ora, per dare modo alla Corte di decidere su una eccezione presentata in aula dall’avvocato Fabrizio Miracolo, legale di una delle parti offese : il principe del Foro di Lucca, avvocato Enrico Marzaduri, chiamato al banco dei testimoni dalla difesa, per riferire di aver visto Velia, nella zona della stazione di Viareggio mesi dopo la sua scomparsa, non ha invece testimoniato per incompatibilità, come stabilito dall’articolo 197 del codice di procedura penale.

Il processo riprenderà il prossimo 4 luglio.

Remorini, colto da malore dopo l’udienza, è stato ricoverato in ospedale.

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