È difficile dire la verità, perché ne esiste sì una sola, ma è viva e possiede pertanto un volto vivo e mutevole

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La Redazione –  Abbiamo “rubato” una citazione di Franz Kafka per dare un incipit a questa lettera aperta scritta a sei mani da tutta la redazione versiliese di TgRegione-. Se avrete la pazienza di leggerla tutta capirete che, chi scrive, è stato costretto a farlo da una situazione sempre più incresciosa che, purtroppo, non dipendeva né dipende più da noi.

“Chi di voi vorrà fare il giornalista, si ricordi di scegliere il proprio padrone: il lettore”. Chi parla è Indro Montanelli, uno dei più grandi, da qualsiasi punto lo si guardi e in qualunque modo la si pensi, giornalisti degli ultimi cinquant’anni italiani. Uomo di destra, fermamente conservatore ma che aveva riconosciuto nell’impermeabilità dell’editoria del XXI secolo alle idee di chi, su carta o via web, cercava di scrivere qualcosa di sensato, il più grande limite per un lavoro serio, metodico e senza facilonerie. Oggi, anno di grazia 2014, questa impermeabilità è ben rappresentata dalla ricerca spasmodica di investitori. I vecchi vageri ricordavano sempre ai giovani  sognatori che senza “lilleri non si lallera” e che anche i migliori progetti si devono scontrare con il dato economico. E’ vero, verissimo, permetteteci di dire, purtroppo. Ma è anche vero che, in un lavoro come questo, o meglio, in una passione come questa, il denaro non può diventare il centro decisionale di ogni scelta. Un progetto, ambizioso quanto volete, non può dipendere solamente dai propri finanziatori e a questi, essere piegato, distorto, ridotto. In questi due anni, la redazione de la “Gazzetta di Viareggio”, tra bassi, permetteteci con un pizzico di orgoglio, pochi, e alti, molti, è riuscita a vincere una scommessa: presentarsi come un prodotto, nella sua gran parte, accessibile, fruibile, non fazioso né di cui vergognarsi pubblicamente. La redazione ha intessuto rapporti più che ottimi con tutti i soggetti istituzionali e non che agiscono sul territorio, non senza risparmiare nè essere risparmiata da critiche. E’ il bello del giornalismo e della democrazia: criticare ed essere criticati. In due anni abbiamo portato un giornale da pochissime centinaia di contatti al mese ad oltre 61.000 visitatori unici, superando di gran lunga la casa madre la “Gazzetta di Lucca” che, però insiste su un territorio ben più esteso. Un bilancio, per chi ritiene che i primi proprietari della testata siano i lettori, più che positivo. Ci sono state indubbiamente mancanze e difficoltà: la scarsa accessibilità a finanziatori e gli introiti pubblicitari che non rispecchiano un pubblico cosi ampio. Una responsabilità di tutto il gruppo editoriale e della redazione che, però, de facto e de iure, non se ne sarebbe dovuta occupare né interessare. Per quello esistono professionalità e capacità diverse dalla nostra. Oggi, questo progetto, è cessato, almeno per noi, di esistere. Non scenderemo in inutili polemiche né in artifizi retorici, semplicemente siamo giunti alla conclusione non riuscendo più  a riconoscerci più in un prodotto che, prima dei lettori pensa ai finanziatori e che di fronte ad una crescita esponenziale delle visite sceglie di ridimensionare la redazione e depotenziare, così, la capacità d’intervento. Per noi un buon giornale è fatto tanto da chi scrive quanto da chi legge.

Fatta questa premessa, e dopo che, fino ad oggi, abbiamo taciuto, per rispetto e dignità (degli altri) sulle motivazioni che ci hanno portato ad abbandonare la Gazzetta di Viareggio per trovare questa nuova realtà editoriale in cui poter svolgere, con tranquillità, fiducia e merito, la nostra attività giornalistica, arriva un punto in cui il precetto biblico del porgere l’altra guancia passa dalla signorilità all’esser fessi, e crediamo  che Aldo Grandi abbia superato questo limite e quindi che meriti una risposta secca, puntuale e a tono. Non lo facciamo per ripicca sia chiaro, ma per tutelare la nostra dignità umana e professionale, ed anche per chiarire ai lettori alcuni motivi della rottura del nostro rapporto con La Gazzetta di Viareggio. Non intendiamo più permettere al signor Grandi di offendere la nostra professionalità, ma anche lealtà e impegno dimostrati in quasi tre anni, mentre lui cerca di passare per il tradito della situazione. Senza falsa modestia affermiamo che siamo stati dei signori nell’andarcene senza clamore, in punta di piedi, in silenzio, nonostante di cose da dire ne avessimo molte, troppe. Con altrettanto orgoglio affermiamo altresì che la Gazzetta di Viareggio l’abbiamo concretamente creata noi, dandogli reputazione e credibilità, mettendoci la faccia, sempre. Poi, però, leggiamo un editoriale del nostro ex direttore ( “Ci hanno lasciati soli. Per chissà quale recondita ragione ci troviamo a dover fare i conti con la capacità di saper e dover provvedere a coprire, nel migliore dei modi, Viareggio e la Versilia”. “Le tre Gazzette (di Lucca, del Serchio e, appunto, di Viareggio) – prosegue il direttore della testata – non mollano, ma, grazie agli amici e ai fedelissimi di sempre, vanno avanti.. Dalla prossima settimana chi scrive e la collega Silvia Toniolo oltre a Gabriele Tolari e a Laura Gioia, unitamente a Marco Bellentani e Franca Dini e al fotografo di sempre ser Fiorenzo Sernacchioli, varcheranno pressoché quotidianamente il monte Quiesa per venire a fare quello che fanno, tutti i giorni, santi o meno, a Lucca. Un nuovo modo di concepire i rapporti con le istituzioni locali, con il comune di Viareggio e con il resto della Versilia, con le forze di polizia, con la capitaneria di Porto, soprattutto la scesa in campo del sottoscritto che, abbandonato a se stesso e ferito nei sentimenti, cercherà di dare a Viareggio e alla Versilia, come sta già facendo in parte, la sua professionalità e la sua passione. Mai, l’autore di queste righe, avrebbe immaginato, dopo 25 anni di professionismo giornalistico, di poter fare quel che, in tutto questo tempo ha sognato di fare, ma non ha potuto attuare in quanto redattore a Lucca del quotidiano La Nazione: scendere o salire a seconda dei punti di vista, a Viareggio e provare a regalare a questa città e a questa gente la sensazione e la consapevolezza, perdonateci la presunzione, di meritare molto, ma molto di più di ciò che, invece, hanno e ricevono tutti i giorni, santi e non, da istituzioni, enti, politicanti, partiti e via di questo passo. Non sarà facile anche perché il dono dell’ubiquità ancora non ci appartiene, ma, lasciati soli senza motivo, traditi nell’anima oltreché nel corpo e nello spirito, era la sola soluzione che potevamo adottare. Non mollare mai. Non lo abbiamo fatto, non lo faremo, in attesa che la verità faccia il suo corso. La Gazzetta di Viareggio era una fantastica galoppata sin dal suo nascere, faremo in modo di far ricredere coloro che non hanno voluto continuare a cavalcarla con noi”). Articolo, questo, per il quale abbiamo ricevuto decine e decine di telefonate di lettori che ce lo hanno segnalato, e dove si cerca di ribaltare i ruoli, di mistificare una realtà che è ben diversa e di far passare come vittima chi non lo è.

Letizia Tassinari e Alberto Pardini hanno iniziato a scrivere per Grandi quando ancora La Gazzetta di Viareggio non esisteva, a loro poi si è unito poco dopo Stefano Piccolomini, e per tutti la collaborazione è proseguita fino ad un mese fa. Anni di lavoro in cui proprio noi abbiamo letteralmente creato La Gazzetta di Viareggio, dandogli reputazione e credibilità, da soli. Letizia Tassinari in particolar modo, svolgeva una sorta di ruolo sostitutivo del Direttore impaginando, smistando il lavoro e fungendo da punto di riferimento per chiunque volesse rapportarsi con la testata. Nessun contratto di lavoro, ma tante pretese, e imbarazzi  per numerosi  suoi editoriali  contro tutto e tutti: a partire dai carabinieri, fino a sindaci e parlamentari vari, con turpiloquio frequente, incitamento all’odio raziale e via dicendo, per i quali sulla costa molti si sono – a dir poco – lamentati con noi, che qui, tutti i giorni, ci abbiamo messo la faccia, pagandone lo scotto. Fino alla ciliegina sulla torta, la classica goccia che fa traboccare il vaso, quando si è arrivati addirittura ad un editoriale contro Letizia Tassinari,  in base ad una lettera anonima, al quale seguirono numerose lettere firmate di lettori che difendevano la collega, che Grandi non ha mai pubblicato, come molte altre che si sono succedute.

Di cose da dire ve ne sarebbero molte altre, ma preferiamo fermarci qui. Probabilmente il direttore– dopo un mese – si è reso conto che il suo giornale è diventato una mera cassa di risonanza per comunicati stampa ma soprattutto,  lui che si è sempre vantato dei numeri, che in un solo mese La Gazzetta di Viareggio ha più che dimezzato i lettori.  Chissà se ai suoi sponsor lo ha comunicato con la stessa solerzia con cui prima si prendeva i meriti del lavoro dei tre “traditori”?!

Caro Aldo Grandi, con un po’ più di umiltà capiresti che il motivo principale del nostro addio sei proprio tu, con la tua gestione e il tuo comportamento (cosa che, per inciso, ha fatto scappare altri prima di noi), abbi quindi la dignità e il buonsenso di continuare per la tua strada e lasciare noi andare per la nostra, il silenzio talvolta è onorevole.

Quanto a noi, e alla testata che rappresentiamo, www.tgrergione.it, “affidataci” dall’editore, sono i numeri a parlare: oltre 59mila lettori  unici, ai quali va il nostro grazie, che da quando abbiamo lasciato la Gazzetta di Viareggio, il 12 giugno scorso, hanno preferito seguire chi, per quasi tre anni, li ha informati, e continuerà a farlo, quotidianamete e in tempo reale raccontando loro cronaca, politica, sport, carnevale ed eventi. Perche’ è il lettore il nostro “padrone”.

1 comment

  1. david lucii 20 luglio, 2014 at 10:51 Rispondi

    ..quando sulla Gazzetta Aldo Grandi scrisse ” Mallegni assolto!” fu come quando sentii Vespa, Fede urlare ” Andreotti assolto!” . Una pensa infinita e un senso di disgusto per il totale menefreghismo e rispetto nei confronti dei cittadini.

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