Favoreggiamento e omissione di atti di ufficio: condannati due carabinieri, assolto Iardella

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Letizia Tassinari – Condannati. Il processo per favoreggiamento, imputati due carabinieri, si è concluso questa mattina al Tribunale di Lucca. Tre anni all’ex comandante della Stazione di Camaiore, ora in pensione, maresciallo Ciro Ionta, accusato anche di omissione di atti di ufficio, e sospensione dai pubblici uffici per 5 anni, difeso dall’avvocato Giacomo Ciardelli. Due e tre mesi al brigadiere Gianluca Martignetti, patrocinato in giudizio dall’avvocato Eros Baldini  Assoluzione per Ennio Iardella, difeso dagli avvocati Titano Marsili e Nunzia Castellano che all’epoca dei fatti era già in congedo.

I tre militari, finirono nel mirino delle indagini sulla morte dell’imprenditore Stefano Romanini, ucciso in un agguato con 15 colpi di pistola davanti alla sua abitazione in via Battisti Camaiore l’8 febbraio del 2011. Arresti choc, e tzunami nell’Arma dei Carabinieri, quando il 24 giugno dello stesso anno era stati arrestati i due sottufficiali, il maresciallo comandante della stazione di Camaiore Ciro Ionta e il brigadiere Gianulca Marignetti. Per gli inquirenti i due,  che finirono agli arresti domiciliari, avevano omesso di fornire elementi utili alle indagini condotte dal Commissariato di Polizia di Viareggio e dalla Squadra Mobile di Lucca. Elementi, secondo quanto emerso, di cui i due carabinieri sarebbero stati a conoscenza. Ennio Iardella, ex militare dell’Arma in congendo, era invece finito in carcere a San Giorgio anche lui accusato di favoreggiamento. I provvedimenti restrittivi erano stati disposti dal Giudice per le Indagini Preliminari Giuseppe Pezzuti, su richiesta della Pubblico Ministero Fabio Origlio. Per gli inquirenti, i due militari in servizio, e quello in congedo, avrebbero taciuto “circostanze rilevanti ai fini delle indagini, prima alla polizia giudiziaria e poi al Pm, aiutando l’autore del delitto ad eludere investigazioni dell’autorità per l’identificazione”. In particolare, si leggeva nell’ordinanza di custodia cautelare, era stato taciuto che “Stefano Romanini era vittima degli usurai e che nel 2010 la sua vettura era stata raggiunta da colpi d’arma da fuoco e che il cugino sarebbe stato in possesso di foto che attestavano tale fatto”. Dalla famosa agenda di Stefano Romanini una sorta di diario posto sotto sequestro dall’Anticrimine, erano emerse alcune annotazioni: “la vittima temeva di poter essere uccisa dal cugino, o da altri che agisse per suo conto”. E, si leggeva nell’ordinanza, “si faceva anche riferimento al fatto che alcuni militari dei Carabinieri di Camaiore, tra cui Martignetti, nell’agenda indicato come Gianluca, e Iardella, nell’agenda indicato come Ennio, avevano rapporti stretti con Roberto Romanini”. I telefoni del comandante della Stazione di Camaiore, come quelli di Martignetti e Iardella erano così finiti sotto controllo.

“Faremo appello”. Questo il commento dei legali di Ionta e Martignetti. Soddisfazione per Ionta, invece, che dalla vicenda esce pulito.

L’agguato a sangue freddo dell’imprenditore ucciso sotto casa avvenne poco prima delle 7 di mattina dell’8 febbraio 2011 Una vera e propria esecuzione con quindici colpi di pistola. Un intero caricatore. Il killer, incappucciato e armato, lo aveva aspettato e quando l’imprenditore era uscito per dirigersi alla sua auto, una Golf grigia parcheggiata di fronte, aveva iniziato a sparare e per Stefano Romanini, imprenditore 46enne del settore delle escavazioni, non c’era stato niente da fare. Un fatto tra i più gravi, negli ultimi anni. Tutte le persone vicine, e le stesse forze di polizia, dal primo momento avevano sospettato che il mandate fosse il cugino Roberto e che, come scriveva il Gip nella sua ordinanza, “il movente consistesse in un desiderio di vendetta perchè tra i due c’erano stati forti contrasti, oltre a minacce per ragioni connesse alla gestione finanziaria dell”azienda di escavazioni di cui i due erano soci”. E il sospetto fu ritrovato dalla Polizia in alcune frasi scritte nel diario della vittima.

“Vogliamo ringraziare la questura di Lucca e la Procura per le indagini svolte riguardo a questo filone d’inchiesta. Siamo soddisfatti per questo, ma adesso attendiamo che inizi il processo vero e proprio per l’omicidio di Stefano”, questo il commento a caldo, dopo la lettura del dispositivo, da parte dei familiari di Romanini.  La prima udienza per l’omicidio è il prossimo 29 ottobre.

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