“Gli amici del bar Eden 2.0”, si chiude la gestione Dinelli

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VIAREGGIO di Alberto Pardini – Dopo undici anni si chiude definitivamente l’era Dinelli a Viareggio, o meglio di Dinelli e di un team che egli stesso chiede che sia ricordato come i nuovi “Amici del bar Eden”, cosa che faremo ben volentieri visto il piccolo, grande miracolo che queste persone hanno compiuto nell’indifferenza di una città che pezzo dopo pezzo sta rinunciando ad ogni sua identità. Ieri in una conferenza stampa organizzata ad hoc al bagno Balena, Stefano Dinelli, il Presidente, insieme al suo staff hanno voluto salutare quei pochi aficionados accorsi per stringersi attorno a chi ha tenuto alto il nome di Viareggio nell’ultima decade.

Dinelli è apparso provato sia fisicamente, a causa di un periodo difficile, sia emotivamente, perché nella sua vittoria personale c’è anche l’amarezza di una sconfitta che gli brucia: quella di non essere riuscito a svegliare la città dal suo torpore, dalla sua ignavia. Ma Stefano – come dimostrato nel corso di questi anni – quando c’è da metterci faccia e, perdonateci, attributi, non si tira indietro e nonostante tutto sfodera la sua consueta grinta cogliendo l’occasione per togliersi diversi sassolini dalle scarpe.

“Per rispetto di chi ci ha sempre sostenuto abbiamo deciso di salutare chi in questi anni ci è stato accanto – ha spiegato Dinelli – abbiamo vissuto undici anni in modo atipico rispetto alle altre società, e proprio questa è stata la nostra forza: lavorare con trasparenza, passione, oculatezza. Dimenticare questa esperienza sarebbe un fallimento per la città”. “Abbiamo preso le ceneri di una realtà gloriosa, e con caparbietà ne abbiamo costruita un’altra, importante, riconosciuta e apprezzata, portando la squadra ai suoi più alti livelli”, e difatti, checché se ne dica, l’Esperia Viareggio è da anni considerata un modello gestionale a livello calcistico, e sarebbe un vanto per qualsiasi realtà, non per la nostra, arrivata addirittura a dividersi sull’esistenza del Carnevale.

Come un gruppetto di impavidi, o meglio per dirla come Dinelli, “matti”, Don Chisciotte, il Presidente e i suoi compagni di viaggio hanno combattuto per anni contro i mulini a vento di un’autolesionistica indifferenza cittadina, e proprio qui sta l’amarezza, non nei risultati, non nell’epilogo, ma nel fatto che nonostante tutto, la lezione – ad oggi – non è servita. Le parole di Dinelli sono un fiume di orgoglio, rabbia  e – appunto – amarezza, e difende con forza la necessaria scelta di passare la mano all’imprenditore Filippelli: “o cedevamo, o altrimenti oggi saremmo stati qui a parlare del fallimento della società – ha spiegato – basti pensare che lo scorso anno abbiamo rischiato di scomparire per 30mila euro, e che solo grazie all’impegno di tante persone si è riusciti a condurre la barca in porto, sana e salva. Personalmente poi, dovevo tutelare la mia persona e la mia famiglia.”

“Abbiamo lasciato una realtà sana, con uno sbilancio finanziario dovuto all’investimento nel nuovo centro sportivo – chiarisce poi, prima di affermare con orgoglio che – la nostra esperienza è la dimostrazione che a Viareggio comunque c’è ancora speranza, che è possibile realizzare qualcosa di bello anche con poco, basta avere cuore, cervello, coraggio e passione. Valori che oggi, la società non è in grado di difendere e preservare”. Proprio per questo Dinelli ha voluto accanto a sé suo figlio, “per mandare un messaggio di coraggio alle nuove generazioni, perché gli abbiamo lasciato una città che è un cumulo di cenere”. Dinelli rimarrà comunque nel cda dell’Esperia finché non verranno completati tutti i passaggi del cambio di proprietà, poi anche per lui, come per molti altri del suo staff, arriverà il momento di chiudere definitivamente questa pagina.

Al giorno d’oggi abbiamo bisogno di modelli, di esempi, di “eroi” moderni che tentino di raddrizzare il timone di una società alla deriva, in crisi di identità, valori, certezze. Talvolta rischiando in prima persona, mettendoci più che la faccia. A Viareggio però, come è stato ricordato anche ieri, “si va dove si vince”, ed ecco che gli ultimi anni in Prima Divisione, ad affrontare “vere” squadre del calibro di Pisa, Perugia, Lecce, Frosinone, Latina, e non solo, hanno visto tanti spettatori quanti undici anni fa, quando in eccellenza te la vedevi con Galleno. “Saltare sul carro vincente” sembra essere lo sport preferito, ma non ti lascia legato a niente anzi, ti porta a perdere tutto. Non dimentichiamo dunque questa storia fatta di persone come tutti, che con passione e affetto hanno permesso di tenere alto il nome della città in tutta Italia, tra sacrifici e indifferenza.

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