Il pestaggio di Halloween finisce in tragedia: Manuele Iacconi è morto

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MASSAROSA – ( di Letizia Tassinari ) – Finisce in tragedia il pestaggio di Halloween, Manuele Iacconi, il 34enne massascrato a colpi di casco in Darsena, in via Coppino, nel tratto tra la piadeniera da Bruno e il semaforo, in direzione mare monti,  non ce l’ha fatta: è morto questa mattina all’ospedale di Livorno dove era ricoverato in coma, dal 1 novembre scorso. Da subito le sue condizioni erano apparse gravissime  ( leggi anche: :Notte di sangue in Darsena: 35enne di Massarosa grave in ospedale,  Aggredito a colpi di casco, la vittima è in coma , Massacrato col casco, si stringe il cerchio sugli aggressori: la banda ha le ore contate e Pestaggio di Halloween, la vittima operata alla testa e intubata), ma tutti avevano sperato, e pregato, nel suo risveglio. Anche ieri, dopo l’intervento subito alla carotide ( leggi anche: Pestaggio di Halloween, Iacconi operato alla carotide: il giovane è ancora in coma). Lo strazio, sul gruppo Facebook “Forza Manù” da parte degli amici e anche di chi non lo conosceva se non per gli articoli di stampa è un tam tam interminabile di messaggi, e di dolore: “Oggi purtroppo è morto un ragazzo. Un ragazzo che ha lottato per un mese aggrappato alla vita. Per mano di alcuni bastardi che per nulla hanno messo fine alla vita di un 34enne – scrive un’amica – , pensare che ti ho mandato un abbraccio e tu non c’eri già più, mi cascano le lacrime senza poterle fermare… purtroppo nulla è servito a nulla. Ma la dovranno pagare, questo almeno ti è dovuto!! E quell’abbraccio te lo mando lo stesso con la speranza che ti arrivi insieme a quelli di un miliardo di persone che ti amano”.

Ad autoaccusarsi, presentandosi in Commissariato a Viareggio il 6 novembre, era stato un minorenne, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Giacomo Ciardelli (leggi anche: Pestaggio in Darsena: “Sono stato io”, un 17enne confessa). Ma la versione del ragazzino non aveva convinto la Polizia che lavora al caso da quella maledetta notte, coordinata dalla Procura di Lucca e da quella del Tribunale per i Minorenni di Firenze. Secondo i vari testimoni presi a verbale ad agire sarebbe stato un “branco”, come risulterebbe anche dalle immagini delle telecamere che hanno immortalato la scena di sangue. Tanto che, nei giorni successivi, erano state eseguite una serie di perquisizioni presso le abitazioni di un gruppo di giovanissimi, tutti del Varignano, durante le quali sono stati acquisiti una serie di elementi ritenuti importantissimi per la ricostruzione dei fatti e l’attribuzione delle responsabilità penali. Gli uomini dell’Anticrimine, diretti da Rosaria Gallucci, avevano anche sequestrato una felpa, un giubbotto e una camicia del minorenne reo confesso, e anche l’hard disk del computer del 17enne finito nel mirino degli investigatori, e la Scientifica aveva provveuduto a doppiarlo.

IacconiHa lottato come un leone, Manu’. Fino alla fine.  Fino a questa mattina, quando la morte ha preso la sua vita. Lasciando nello strazio tutti. “Ho conosciuto Manuiele da bambino – scrive un’altra amica -,  poi ci siamo persi nel corso della vita Ma in questo mese io ho cercato di mandargli sempre il mio pensiero, mi dispiace che non sia servito a nulla. Ha la mia età e al suo posto poteva esserci uno qualsiasi di noi. Spero solo che venga fatta giustizia. I responsabili devono pagare”. L’incubo, con il lutto, è diventato un incubo peggiore.

L’accusa, per chi lo ha ucciso, colpendolo brutalmente, da tentato omicidio, passa ora a omicidio volontario, o preterintenzionale. Nelle prossime ore non sono esclusi colpi di scena: da quanto trapelato potrebbero scattare misure cautelari.

 

 

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