Immigrazione: “La nuova legge non risolve il problema, ancora in emergenza tra un anno”

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VERSILIA – ” “La questione immigrazione è molto seria e condizionerà gli assetti sociali futuri. Certo l’Italia non può permettersi di accogliere tutti coloro che lasciano l’Africa. La nuova legge sull’immigrazione, però, voluta dal Governo ed introdotta con lo strumento del decreto-legge convertito, introduce il concetto di una giustizia speciale, di un diritto che non è uguale per tutti, ma che fa delle distinzioni tra categorie di persone e che ad alcuni soggetti rende praticamente impossibile farsi ascoltare da un giudice, ed che solo ad alcuni sottrae un grado di giudizio. Questo nuovo concetto di giustizia deve essere respinto con decisione da tutte le forze democratiche e da chi crede nello Stato di diritto”.

La nota stampa arriva da Alessia Brogi:

“Quando la bilancia della giustizia non è più in piano, quando si prevedono eccezioni che molte persone possono anche giustificare alla luce della paura che suscitano casi come ad esempio quello di Stoccolma, non si pongono le basi per avere più sicurezza. Al contrario, si pongono le basi per avere tutti meno garanzie e meno diritti. E’ come chi, per uccidere un nemico, accetta di sprigionare un virus che può infettare anche se stesso. Parlo di giustizia speciale perché è questa la direzione che si è voluta prendere con forza, dal momento che il richiedente asilo che vorrà ricorrere nei confronti della decisione delle commissioni territoriali, non avrà la possibilità concreta di essere ascoltato dal giudice al quale farà ricorso, ma avrà solo la possibilità di ricorre in Cassazione. Qualcuno ha detto che, anche in altri Paesi, si prevedono solo due gradi di giudizio. E’ vero. Ma la differenza tra quei casi e le norme che stiamo introducendo è grossa come una casa. Perché nei casi citati è l’ordinamento che prevede per tutti solo due gradi di giudizio, qui da noi sarà invece previsto solo per alcuni. Che dire poi della norma che costringe il giudice a decidere su una controversia solo guardando una videoregistrazione di un paio di ore. Il richiedente asilo non è un turista che arriva in aeroporto dopo aver viaggiato in business class. Non scende da una nave da crociera a Civitavecchia o a Savona. Si tratta di un soggetto debole e in difficoltà. In molti casi scappa. E’ un fuggiasco da persecuzioni o dal rischio di essere vittima inerme di una guerra tra bande o peggio, vedi la Siria, tra eserciti di Stati diversi. A questi soggetti le norme previste da questo decreto tolgono di fatto il supporto di un avvocato, perché se non vai in udienza l’avvocato può fare poco. Stringono i cordoni della borsa del gratuito patrocinio ma, soprattutto, si prevede che, quando la sua residenza è in un CIE, o in altra struttura di accoglienza, tutte le comunicazioni relative alla sua richiesta vengono mandate via mail. E parliamo di persone che, in molti casi, non hanno di che lavarsi, sono stipati in alcuni casi come bestie, ma si dà per certo che possano ricevere e-mail. Che il ragionamento fili poco se l’è posto anche chi ha scritto il decreto e così chi materialmente riceve l’e-mail è il direttore della struttura di accoglienza, che la deve comunicare all’interessato. Un soggetto che non è terzo, un soggetto che non dà garanzie. Personalmente sono profondamente convinta che, con l’approvazione di questo decreto, non risolveremo i problemi che oggi ci sono, ma li aggraveremo e tra un anno ci sarà qualcuno che proporrà l’ennesima soluzione emergenziale improvvisata. Ciò di cui sono certa è che, con questo decreto, sicuramente intacchiamo lo Stato di diritto e riduciamo le garanzie, per i migranti nell’immediato, per tutti in un possibile futuro”.

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