Job Act, la senatrice risponde a Sel

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VIAREGGIO – La senatrice Granaiola risponde a Sel sul Job Act: ( leggi anche: “Senatrice, non voti il Job Act”, l’appello alla Granaiola da Sel Viareggio) : “Una legge funziona, sviluppa tutte le sue potenzialità positive  se è in sintonia, con l’andamento reale del mondo con il quale intende interagire. Siamo tutti concordi nel ritenere che la selva di norme che fino ad oggi hanno regolato il mondo del lavoro e le relazioni industriali, per la quantità di articoli, per la loro complessità e farraginosità non solo non corrispondono più ai nuovi bisogni, ma non sono nemmeno più efficaci (nel loro complesso) a tutelare realmente il diritto al lavoro o comunque a un reddito giusto. La disciplina giuridica del lavoro, così come l’abbiamo conosciuta, è oggi un corpo normativo che negli ultimi anni ha contribuito a generare insopportabili disuguaglianze, nuove esclusioni dalle tutele e  non ha impedito la frammentazione del lavoro e la precarietà. Ma soprattutto non ha impedito l’esclusione dal mondo del lavoro di intere generazioni di giovani. Il tutto in un quadro reso ancora più grave  dagli effetti drammatici di una crisi che sembra non finire mai ed alla quale occorre saper rispondere accettando le sfide che ci impone. Questo è il nodo vero e di fondo con il quale tutti noi  dobbiamo fare i conti. Si tratta di una battaglia culturale, economica, sociale e di civiltà estremamente complessa che deve saper rispondere ad alcuni interrogativi di fondo: come traghettare le conquiste sociali ed economiche del mondo del lavoro nel nuovo contesto; come estenderle a chi fino ad oggi ne è stato escluso; come garantire un livello di vita dignitoso a chi perde il lavoro e fattivamente ne cerca uno nuovo e, nel contempo, come garantire la competitività e l’efficienza del nostro sistema produttivo. Si tratta di una sfida che farebbe tremare i polsi a chiunque abbia un minimo di responsabilità e la consapevolezza che interagisce concretamente non con astratte regole, numeri e statistiche ma con la vita, le paure e le aspirazioni di milioni di uomini e donne in carne ed ossa. Io credo che, nel complesso, il disegno del governo prova a rispondere a queste sfide: garanzie crescenti per gli occupati; riduzione delle tipologie di contratti con netta prevalenza del contratto a tempo indeterminato che viene sostenuto con la decontribuzione per tre anni (così che il contratto a tempo determinato diviene molto più oneroso di quello a tempo indeterminato); primi passi verso forme di tutela per tutti quei lavoratori che non hanno mai avuto alcuna forma di tutela; estensione, nel limite della situazione data, delle forme di sostegno (economiche e di servizi) per chi perde il lavoro (viene considerevolmente aumentato il finanziamento); creazione di un sistema di formazione concretamente finalizzato a promuovere l’aggiornamento professionale. Ritengo fortemente limitativo (oltre che fuorviante) ridurre il tutto ad una contesa sull’art. 18 anche tenendo conto che le sostanziali tutele (reintegro) per i casi di discriminazione e di grave irregolarità del licenziamento rimangono (e saranno meglio determinate nella delega). Voglio ricordare che l’ART. 18 (già a suo tempo modificato dal governo Monti) non ha mai potuto proteggere nessuno nel momento del vero bisogno: quando cioè i licenziamenti sono il risultato di una grave crisi aziendale o di interi settori produttivi”.

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