Junior Butterfly, un messaggio di pace dalla terra di Puccini

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TORRE DEL LAGO – La vicenda dell’opera ha sullo sfondo la tragedia della bomba atomica sganciata il 9 agosto 1945 sulla città di Nagasaki e sarà l’occasione per lanciare dalla terra di Puccini  un messaggio contro le guerre e per commemorarne le vittime civili
Una cerimonia in memoria delle vittime delle bombe atomiche di Hiroshima (6 agosto), di Nagasaki (9 agosto) e Sant’Anna di Stazzema (12 agosto)   liberando nel Lago di Puccini  le tradizionali lanterne giapponesi
Un progetto ambizioso quello di Junior Butterfly  che   vede in scena artisti italiani e artisti giapponesi reso possibile grazie  alla forte volontà della Fondazione Festival Pucciniano, del Governo giapponese, dell’Istituto di Cultura Giapponese in Italia e della Fondazione Italia Giappone.

….in questa era di massacri, di fronte alla follia politica, musica e poesia non possono più consolarci….inizia con questi versi l’opera Junior Butterfly del compositore giapponese Shigeaki Saegusa che la Fondazione Festival Pucciniano ha voluto nel cartellone del 60° Festival Puccini. Un’ opera che è prima di tutto un grido appassionato contro la guerra e al tempo stesso un inno all’amore. Una composizione moderna,  melodica che il musicista giapponese  ha immaginato come sequel del capolavoro pucciniano Madama Butterfly con cui Giacomo Puccini gettò un ponte tra la cultura orientale e quella occidentale.  Dal capolavoro Pucciniano Saegusa ha tratto ispirazione per questa sua opera Junior Butterfly che sarà rappresentata a Torre del Lago il prossimo 13 agosto, (ore 21.15)  per la prima volta  con il libretto tradotto in italiano. “Adesso  che l’ho ascoltata  cantata  in italiano, posso  dire che Junior Butterfly è una vera opera” così ha dichiarato il compositore tornato a Torre del Lago dove Junior Butterfly fu già rappresentata nel 2006 ma con il libretto in giapponese. E lo stesso librettista e regista Masahiko Shimada, ha ammesso che cantata in italiano l’opera ha un fascino diverso e ha dichiarato “ peccato non aver pensato subito ad un libretto italiano”. Una  importante  coproduzione italo-giapponese tra la Fondazione Festival Pucciniano e  May Corporation che vede in scena artisti italiani e artisti giapponesi   e ha visto la luce grazie alla forte volontà del Governo giapponese, dell’Istituto di Cultura Giapponese in Italia, della Fondazione Italia Giappone con il supporto di prestigiosi sponsor giapponesi tra cui  Toyota, Seiko, Ana e la partecipazione del Consorzio Franciacorta.
La messa in scena di Junior Butterfly sarà anche l’occasione per lanciare un messaggio di pace e per ricordare le vittime inermi delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima  e Nagasaki 6 e 9 agosto 1945 e della strage nazifascista compiuta a Sant’Anna di Stazzema il  12 agosto del 1945. Un messaggio che sarà simbolicamente affidato alle acque del Massaciuccoli nel quale saranno liberate alcune tradizionali   lanterne giapponesi, “toro”  le stesse della tipica cerimonia giapponese Toro nagashi con cui si commemorano i defunti affidando le lanterne    alle correnti dei fiumi o alle maree del mare.
Prima della rappresentazione sarà chiesto al pubblico un breve momento di silenzio nel ricordo delle vittime civili di tutte le guerre.
Sul podio a dirigere l’Orchestra del Festival Puccini il direttore Giapponese Naoto Otomo, mentre il Coro sarà formato da artisti italiani del Coro del Festival Puccini e dal Coro giapponese Roppongi Chorus, un coro formato da professionisti del mondo dell’economia, uomini politici che per passione appassionati d’opera.  Le scene sono di Rumi Matsui e il disegno luci di Valerio Alfieri.

Junior Butterfly  racconta la storia di, Dolore, figlio di Cio Cio San adottato dalla famiglia Pinkerton. Junior Butterfly  Angelo Fiore è stato cresciuto senza memoria della madre. L’unico legame che lo stringe a essa è il suo soprannome, Junior Butterfly. Su incarico della Direzione d’Informazione Bellica degli Stati Uniti  viene inviato a  Kobe, in Giappone, dove viene  discriminato a causa delle sue radici etniche.. Nel frattempo il Giappone ha avviato la sua invasione della Cina continentale, aumentando l’antagonismo delle Forze Alleate, che si oppongono fermamente alle conquiste militari giapponesi.
In Giappone J. B. si innamora di  Naomi, Rossana Cardia ma non riesce a chiederle di sposarlo, dilaniato dalla contraddizione tra amore e dovere. Il fratello maggiore di Naomi, il tenente Noda,  Eugene Villanueva gli chiede di riconsiderare l’idea delle nozze dicendogli che non riusciranno, per quanto ci provino, a tradire le loro patrie. J. B. risponde: «Io sarò sempre neutrale! Io da qui non partirò, rimarrò nel paese dove c’è la tomba di mia madre. E ciò mi sembra il dovere d’un figlio ibrido come me».
Sentendo queste parole il tenente Noda conclude «Non approvo per ora la vostra unione. Ma forse verrà un bel dì in cui avrete la benedizione. Nessuno gioisce al matrimonio tra J. B. e Naomi, ma essi sono comunque benedetti dalla nascita di un adorabile bambino, Martina Donati e vivono una loro breve felicità. Nel frattempo la situazione ostile tra le loro patrie, Giappone e Stati Uniti, si fa più tesa. J. B. e Naomi si promettono l’un l’altro che anche se saranno separati i loro cuori «resteranno uno». Arriva quindi la notizia dell’inizio delle ostilità. Arrivando dal consolato americano Mr. Burton Pedro Carrillo  annuncia che la base di Pearl Harbour è stata attaccata, che è l’inizio della guerra, il consolato è stato chiuso, e loro sono in stato d’arresto. Naomi e suo figlio visitano il campo di prigionia dove J. B. è detenuto. Con la promessa di rivedersi proprio a Nagasaki, Naomi lascia il campo. Nelle macerie della città di Nagasaki, sono passati due mesi da quando la bomba è stata sganciata. La guerra è finita. J. B. è stato rilasciato, ed è arrivato in città alla ricerca di Naomi e del bambino. Esausto, si trascina sulla cima di una collina. La città in cui i suoi genitori si sono amati è ormai irriconoscibile. Ma l’oceano, la cui superficie lui e sua madre avevano ogni giorno scrutato assieme, è mosso dalle onde, come se niente fosse successo.
Raggiunta una chiesa, entra e chiede a una monaca Valentina Boi  se sappia dove sia sua moglie, Naomi. J. B. si presenta come Benjamin Pinkerton Junior, marito di Noemi. La monaca gli porta dalla cappella un pugnale laccato, decorato con un dragone, e glielo consegna. «Questo è un ricordo di tua madre», gli dice, e lo informa che Naomi è ancora viva. Naomi giace su un letto; era a Nagasaki durante l’attacco atomico. Interamente avvolta in una benda di cotone, si turba nel sentire la voce di J. B. che la chiama. J. B. le giura amore eterno. E lei: «Il nostro amore, come l’onda che lava le rive delle spiagge, come la brezza, accarezzerà i furori e le ire della terra». Queste sono le sue ultime parole. Naomi muore, J. B. si getta su di lei e la stringe fra le braccia.

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