La giustizia è un diritto?

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VIAREGGIO – La giustizia è un diritto? A chiederselo è la ex vice sindaco di Viareggio Gloria Puccetti, nelle vesti di presidente del Coordinamento Nazionale “Noi Non Dimentichiamo”, la cui riflessione pubblichiamo integralmente:

“Ho visto in TV gli operai di Adria, morti per le esalazioni di anidride solforosa e il pianto sincero di quel brav’uomo di collega che ha rischiato la vita per tentare di salvarli.

Ho ricevuto la telefonata delle mamme dei ragazzi uccisi alla Thyssen Krupp, sconcertate per le motivazioni che la Cassazione ha emesso tre giorni fa; leggendo la sentenza sembra che i datori di lavoro non avrebbero potuto fare nulla per evitare la strage nella fabbrica, anche se l’avessero messa in sicurezza (sic!) e quindi non sarà possibile aumentare le pene dei responsabili, e, aggiungo io, dovremo lottare perché il processo, rispedito in appello, confermi le pene precedenti che avevano aperto una speranza per le condanne di chi muore sul lavoro.

Mi ha colpito la gentilezza e lo stupore della madre di Valentina Prisco, uccisa da un ragazzo che guidava in stato di ebrezza, perché ringraziava i suoi avvocati e i magistrati che hanno dichiarato colpevole l’imputato e lo hanno condannato a due anni e quattro mesi, ma una madre può sentirsi sollevata per una pena così lieve? A fronte di una giovane vita interrotta?

Ho incontrato la madre di Aurora Francesconi, morta in sella al suo scooter questa estate; ancora non sa chi deve ringraziare per la perdita di quell’unica figlia quindicenne, che non saprà mai come è bello vivere. Si sente sola e sta cercando il responsabile dell’incidente.

Osservo, ogni volta, i familiari della strage di Viareggio, che ad ogni udienza, sono lì, indossano le maglie con le foto dei loro figli, sono pieni di speranza, ma hanno gli occhi stanchi, a volte sgomenti, perché sanno bene come sarà difficile avere giustizia per i loro cari.

Ma perché è così difficile avere giustizia? Quando accade un avvenimento tragico, come quello che ci ha colpiti, capisci che quello che più temevi, ha colpito te, senza darti il tempo di prepararti.

All’inizio, pensi che sia solamente un brutto sogno, ma quando realizzi che sei sveglio e quella che vivi è la realtà, fai di tutto per riprendere lentamente in mano le redini della tua vita e quella dei tuoi cari e cerchi un sentiero di speranza che ti permetta di vivere una vita sufficientemente decorosa.

Ma, a fronte di questo sforzo dignitoso, lo Stato, invece che aiutarti, ti abbandona, ti umilia,

ti lascia solo e indifeso, e la giustizia si perde, non arriva, il quadro diventa desolante e ti accorgi che nessuno ha rispetto di te, del figlio che non hai più, e tocchi con mano che la vita dei nostri ragazzi non conta niente.

A che serve avere una giustizia che non funziona? A che serve promettere sempre che sarà riformata e vedere un continuo girare a vuoto? Perché a nessuno interessa veramente che il cittadino sia protetto e tutelato, il cittadino comune, quello che paga le tasse e non è conosciuto, per altre categorie ci sono altri percorsi…

E’ possibile che una riforma della giustizia vera che da anni rulla sulle piste del parlamento, riesca a sollevarsi da terra e sollevi anche gli animi di chi attende giustizia da anni?

Quanto tempo abbiamo perso?, quanta sofferenza questo ha comportato? Per proteggere chi?

Valeva la pena buttare nello sconforto così tante persone che mai più si riprenderanno?

Forse la giustizia è un diritto, ma solo sulla carta.

Perché molti di noi non l’hanno avuta e stiamo ancora aspettando di capire se lo Stato, la Magistratura, le Istituzioni agiranno mossi da sani principi per promuovere un diritto negato , per liberare la dignità dell’essere umano”.

 

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