La modernizzazione è contro i più deboli

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VERSILIA – Ideologico vuol dire caratterizzato da preconcetti, da pregiudizi, l’insieme di idee che sono proprie di un’epoca! In questa epoca che si vuol far passare “modernizzatrice” probabilmente lo smarrimento e’ molto e si nasconde anche dietro i termini che vengono usati in mancanza di idee e risoluzione dei problemi reali da parte dei governi che si susseguono.

“Siamo di fronte ad un sistema che non tollera che esistano ancora diritti per i più deboli e le Costituzioni nazionali vengono vissute come un intralcio ad una idea distorta di sviluppo. Tutto ciò che si richiama alla parola diritto si tenta di smantellarlo in nome della modernizzazione”. La riflessione è di Massimo Braccini, oggi segretrario regionale della Fiom Cgil, ma fino a poco tempo sindacalista a Viareggio che tante battaglie ha combattutto al Polo Nautico -: ” Si sta cercando di ribaltare il senso delle cose nel nome del presunto cambiamento dell’Italia con le stesse ricette fallite. Con la flessibilità si doveva creare occupazione, invece si è creata la più grande disoccupazione della storia contemporanea e povertà crescenti. Tutto quello che è pubblico e’ stato ridotto nel nome del miglioramento delle condizioni, ma non è andata così! Questo è il prodotto della sindrome neo liberale e delle politiche di austerità che si continuano a perseguire e che rischiano di portare il ns. paese e l’Europa di fronte ad un disastro.
Tutte le riforme partono sempre dal lavoro seguendo, questo si, un preciso schema ideologico, ma che alla fine ha visto sempre più persone arretrare rispetto alle condizioni di vita e di lavoro. Sarebbe opportuno risparmiare al Paese questa ulteriore forzatura che sicuramente non porterà da nessuna parte, il jobs act tocca molte materie, ma seppur nel tentativo di dare alcune tutele ai lavoratori precari, riporta indietro nel tempo tutele fondamentali dove alla fine il destino del più debole sarebbe consegnato nelle mani più forte! Nessuna modernizzazione può essere fatta contro i lavoratori, questo segnerebbe una ulteriore regressione del lavoro e quindi della società! Forse è giunto il tempo di iniziare da un’ altra parte, magari trovando il coraggio di sfidare i poteri
forti, fare una riforma bancaria, dire all’Europa che questo impianto sui principi su cui si fonda non è quello dei padri costituenti e che così non si può continuare, che gli impegni del pareggio di bilancio in costituzione e del fiscal compact non è possibile rispettarli e vanno rivisti. Fare leggi severe contro la corruzione imperante, l’evasione e l’elusione fiscale, contro i grandi capitali portati nei paradisi fiscali in modo da ridistribuire la ricchezza e avviare davvero una seria politica industriale prima che le grandi produzioni scompaiono dal ns. paese provocando ulteriore disoccupazione di massa. Vi sono sicuramente anche responsabilità sindacali e vi è la necessità di democratizzare e riformare il sindacato, magari Renzi potrebbe fare una legge sulla rappresentanza.
Come Fiom Cgil avvieremo una fase di lotta e mobilitazione sindacale democratica”

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