La Sanità che funziona: la storia di Antonio

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LIDO DI CAMAIORE – Antonio è un bambino di quattro anni cresciuto da genitori che con lui hanno condiviso da tempo i suoi problemi respiratori, scanditi da episodi frequenti di crisi asmatiche. Il bambino per questo motivo era aiutato con farmaci specifici e controlli ambulatoriali in altri ospedali conducendo tuttavia una vita pressoché normale. Almeno fino al ricovero nel Reparto di Pediatria dell’ Ospedale Versilia il giorno 11 Aprile 2015, data in cui inizia la sua drammatica storia.

A raccontare la vicenda è il dottor Stefano Buzzigoli. Antonio ha una nuova crisi respiratoria, all’apparenza una delle tante, ma dopo due giorni di ricovero, nonostante la qualificata sorveglianza e cure la situazione precipita: il piccolo ha urgente bisogno di terapie avanzate, non più solo farmaci ma è necessario intervenire con la ventilazione meccanica che prevede una sedazione farmacologia ed il posizionamento di un tubo nella trachea con il quale consentire la ventilazione artificiale. La consulenza effettuata dai Rianimatori prevede la necessità di sedazione, intubazione, ventilazione artificiale e successivo trasporto con eliambulanza presso la Rianimazione Meyer di Firenze già allertata. Purtroppo l’inserimento del tubo in trachea risulta impossibile da parte dei Rianimatori, nonostante l’esperienza maturata nel tempo sia per gli adulti che i bambini, anche ricorrendo alle tecniche abituali e straordinarie previste dalle linee guida internazionali. Per noi è impossibile intubare Antonio e riusciamo a fatica ad ossigenarlo adoperando esclusivamente il va-vieni (una specie di ambu). Chiediamo aiuto ai Rianimatori dell’Opa di Massa prelevati da un’ambulanza della Croce Verde del Lido e giunti in tempi rapidissimi. Il problema non si risolve ed il bambino peggiora: compare un arresto cardiaco, si massaggia, si defibrilla, si adoperano farmaci estremi. Cos’altro fare?  La soluzione unica per arrivare alla trachea è una tracheotomia in emergenza o in alternativa adoperare una sorta di macchina da ossigenazione extracorporea (ECMO) disponibile solo all’Opa. Dopo una breve serie di telefonate frenetiche con il Cardiochirurgo dott. Bruno Murzi, si decide per la tracheotomia. Rapido briefing con i Rianimatori dell’Opa: il cuore del bambino ha ripreso a battere, l’ossigenazione sempre con va-vieni è accettabile, l’ambulanza della Croce Verde del Lido è pronta ed in gran velocità si raggiunge la Terapia Intensiva Pediatrica dove tutto è pronto e dove finalmente si può procedere. Puntualmente arriva anche la diagnosi: Antonio è affetto da un restringimento congenito della trachea conseguenza di anomalie dei vasi arteriosi che formano una sorta di “laccio” che strangola per un lungo tratto la trachea e la rende così sottile da costringere il dott. Murzi in prima istanza a posizionare un tubo molto piccolo che comunque risolve in urgenza il problema. Il bambino rimane in Terapia Intensiva a Massa e viene programmato un intervento di plastica tracheale. E qui si gioca il destino di Antonio. Un intervento chirurgico sulla trachea richiede esperienza, capacità, professionalità, manualità tecnica di eccellenza e qualificata esperienza anestesiologico-rianimatoria perioperatoria. Tutto questo per fortuna all’Opa c’è da tempo: il bambino viene operato adoperando tra l’altro una tecnica “ibrida”, nuovissima che prevede anche il prelievo ed impianto di una parte di cartilagine di una sua costola con una procedura studiata e concordata prima da tutta l’equipe chirurgica, rianimatoria ed infermieristica.
Antonio ha un decorso ottimo e dopo ancora breve permanenza in Terapia Intensiva, viene trasferito in reparto ordinario ed infine il 18 Maggio è dimesso con totale recupero e con una trachea “nuova”. La squadra ha funzionato a tutti i livelli e raccontare questa storia fa bene ed aiuta ognuno di noi. Un grazie di cuore a tutti i sanitari che hanno vinto producendo ancora una volta una buona sanità. Un grazie ai genitori che hanno condiviso emozioni intense ed un augurio ad Antonio perché la sua vita futura sia serena.

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