La senatrice Granaiola commenta la sospensione di Betti e Romanini: “Contraddittoria”

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VIAREGGIO – “In attesa di leggere le motivazioni di questo dispositivo disciplinare, che a me pare al limite dell’assurdo, non posso che fare, seppur a caldo, alcune considerazioni. La prima è la contraddittorietà delle condanne: se si condanna il sindaco ed il vicesindaco, per di più in un quadro di commissariamento del partito, allora il buon senso ci dice che i consiglieri imputati non hanno compiuto un gesto sleale ma hanno semplicemente supplito ad un vuoto politico del Pd viareggino su tutta la vicenda amministrativa di Viareggio”. Il commento, dopo le notizie di ieri della sospensione di Leonardo Betti e Gian Marco Romanini ( leggi anche: Leonardo Betti sospeso per 6 mesi: ieri la decisione dei probiviri del Pd e Betti sospeso dal Pd: “Sono esterrefatto”) è della senatrice Manuela Granaiola:  “La seconda riflessione riguarda il tema della presunta ‘slealtà’: tema complesso e da trattare ‘con cura’ per un partito che costituzionalmente aspira ad essere plurale e tanto più oggi quando alla luce degli accadimenti nazionali nessuno è stato cacciato nemmeno quando è stato contrastato pesantemente l’operato del governo nazionale. E’ invece sicuramente slealtà quando si agisce per tutelare interessi personali, quando ci si contrappone pervicacemente in difesa di gruppi di potere o quando si rifiuta il confronto. Dunque non si può parlare di comportamenti sleali da parte di consiglieri quando in un partito il confronto è spento o concretamente assente; quando si viene sottoposti a vere e proprie forme di isolamento politico ed additati come nemici o autori di chissà quali complotti; un comportamento non può essere considerato sleale quando, per sostenere le proprie opinioni, si dovrebbe essere costretti a insopportabili manovre per garantire i ‘numeri della democrazia interna’. Tanto meno si può parlare di slealtà quando si contrastano atti amministrativi poi ufficialmente censurati dagli organi di controllo dell’amministrazione “L’ultima riflessione riguarda le commissioni di garanzia che in questo contesto, anche oltre l’attualità viareggina, hanno ed avranno una crescente responsabilità. Le commissioni di garanzia (lo dice anche il nome) non sono tribunali ma organi di partito chiamati a garantire per un verso i diritti degli iscritti e per altro quelli del partito inteso come corpo collettivo. Per questo motivo mi pare evidente che se la composizione delle commissioni di garanzia continuerà a riflettere i rapporti correntizi di un partito difficilmente potrà garantire anche una serena, concreta indipendenza di giudizio. Nel frattempo la realtà delle cose corre e purtroppo continua a correre più veloce della politica, dei suoi apparati e delle sue strutture. Dunque, secondo me e alla luce di queste poche e sintetiche riflessioni che mi propongo di approfondire una volta lette le motivazioni, la sentenza mi appare contraddittoria, ingiustificata, poco attenta al quadro concreto delle cose in essere e – vista la situazione – ingiustamente pesante; anzi peggio, perché non può non sorgere anche il dubbio che sia stata strumento per sistemare (male) qualche altra questione; quella si di estrema attualità”.

1 comment

  1. Giovanni Galli 24 gennaio, 2015 at 06:54 Rispondi

    L’osservazione della senatrice è giusta, ma allora anche il primo giudizio su Zappelli e Mei doveva contenere qualche riferimento alle responsabilità della Granaiola nelle vicende che hanno portato alla crisi l’amministrazione. Se vogliamo proprio essere coerenti!
    Giovanni galli

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