Lavanderie: 1 su 3 è self-service nella costa. Il Cna chiede controlli a tappeto

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VERSILIA – Controlli a tappeto sulle lavanderie a gettone. Li chiede ai comuni della costa la Cna di Area Vasta in difesa delle lavanderie tradizionali sempre più in difficoltà di fronte alla concorrenza sleale dei self-service che mascherati da lavanderie a gettone offrono però gli stessi servizi delle lavanderie classiche ma a prezzi inferiori in virtù del fatto che non devono sottostare a regole e normative molto severe in materia di salute, sicurezza ed ambiente. Secondo Cna tra Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno un’impresa su tre di lavanderia è self-service. La percentuale più alta è a Massa Carrara dove il 41% di lavanderie è a gettone, seguita da Lucca (34%), Livorno (33%) e Pisa (30%). E non ci sarebbe nulla di male se le lavanderie fai-da-te rispettassero le regole di una legge regionale chiara che mette tutto nero su bianco. Nel frattempo le lavanderie tradizionali chiudono anche a causa di questo fenomeno che ha ridotto fino al 50% nell’ultimo anno il fatturato del settore. “I self-service – spiega Cna – non rispettano le regole del gioco e danneggiano le imprese tradizionali. E’ tempo di dare un giro di vite ad un fenomeno che è sfuggito di mano agli stessi comuni: pretendiamo controlli e l’applicazione eventuale delle sanzioni previste dalla legge”. Sanzioni che possono variare da un minimo di 1.500 euro ad un massimo di 5.000 euro fino alla chiusura dell’attività.

 

Il nocciolo della questione è molto semplice: quando all’interno delle lavanderie a gettone è presente personale che offre i servizi tipici delle lavanderie tradizionali come la consegna dei capi a domicilio, stireria e smacchiatura, si tratta di concorrenza sleale. L’attività di tinto lavanderia è, infatti, disciplinata dalla Legge 84/2006 che, all’art.4 stabilisce le modalità di esercizio delle attività prevedendo la figura del Responsabile Tecnico. La norma però non si applica alle lavanderie “self-service”, le quali, per poter operare, sono tenute all’obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese e all’ottenimento dell’autorizzazione del Comune dove viene esercitata l’attività. Oltre al puntuale rispetto delle norme in materia sanitaria, al quale tutte le tinto lavanderie sono chiamate, per le lavanderie self-service vale infatti anche l’obbligo di non fornire al cliente servizi diversi dalla mera possibilità di provvedere autonomamente al lavaggio e di non prevedere la presenza di personale chiamato ad offrire prestazioni vietate per la tipologia d’impresa. In pratica – prosegue Cna – chi usufruisce delle lavanderie a gettone dovrebbe fare tutto da solo. Ma spesso non accade così: all’interno c’è sempre il titolare o il personale che si sostituiscono nel lavaggio. In molti casi il cliente porta il bucato, lo affida a personale interno, e ritorna a prenderlo dopo qualche ora.

Da qui la nuova richiesta ai Comuni di prendere posizione per tutelare imprese e famiglie che rispettano le regole. Non è una crociata contro i self-service, ma contro i self-service che non rispettano le regole e fanno della concorrenza sleale un’abitudine.

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