Le foto in bianco e nero di Giovanni Nardini in mostra alle Murate

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FIRENZE – Molto suggestive le ventisette immagini in bianco e nero del viareggino Giovanni Nardini che ritrae le strade della capitale francese e di altre grandi città europee. L’ uso del b/n è prediletto dal fotografo che lo utilizza anche negli altri suoi reportages. L’autore quanto a soggetti aderisce sia alla Street Photography che alla Fotografia Umanista, perché il suo interesse va sia alle prospettive- geometrie, spaziature e architetture delle vie- che alla figura umana. L’azione del fotografo umanista è quella di cogliere le figure in movimento naturale, di restituire l’immagine per come è colta dall’occhio con uno sguardo come in un lampo, senza escludere nulla. E’ quello che fa Nardini quando ritrae le figure umane, mentre molto più costruita sembra la sua immagine che ha per soggetto gli spazi architettonici dove gli equilibri prospettici sono del tutto studiati. I suoi reportages su spazi e mestieri antichi testimoniano l’interesse etico e sociale alla base della sua ricerca.
La Street photography, il cui padre è considerato Eugène Atget a fine 800, ha prosperato per tutto il 900, collaterale e in qualche modo intrecciata al movimento della fotografia umanista, entrambi legati alla città francese. Se Atget era interessato a soggetti architettonici e meno alle figure umane, il gruppo successivo della fotografia umanista, riconducibile agli anni del secondo dopoguerra fino al ’68, si concentra su di esse e il medium fotografico divenne il modo di leggere l’esistenza umana vista nell’ambiente. Il mondo quotidiano delle strade diventa così scena teatrale, con attori anonimi e inconsapevoli. Henri Cartier-Bresson, Doisneau, Willy Ronis, Robert Capa ebbero una visione positiva di valori universali, necessari in quel momento per ricostruire la pace, con un impegno di tipo politico e soprattutto etico, la conferma è nella esposizione “The Family of man”. Come autori lasciarono poi la creazione di grandi agenzie quali ADEP, Rapho o Magnum.
Sempre attuale però la linea umanista perché registra i cambiamenti antropologici e sociali, mutando col tempo le fisionomie dei paesaggi umani e di quelli architettonici. La Parigi di Nardini è molto diversa da quella dell’epoca di Cartier-Bresson. La città, sempre bellissima, è decisamente più multietnica, con l’immagine pubblicitaria più invasiva. Scorci di vie, piccoli caffè, negozi, fermate del metrò, personaggi del nostro tempo colti nella loro immanenza, così troviamo la donna col niqab che passa davanti alla trattoria cambogiana, ragazzi marocchini davanti a muri pieni di graffiti, il musicista all’angolo di strada, le strade piene di vecchi, un senso di solitudine più pervasivo.

Giovanni Nardini laureato in Filosofia, attento osservatore della vita quotidiana, dai primi anni ’80 usa la fotografia da come strumento di narrazione. Oltre all’interesse verso la Foto Umanista e la Street Photography ha realizzato reportages: sulla Certosa di Farneta negli anni ’90, primo fotografo a documentarne la vita; in seguito sulla lavorazione del ferro in alta Versilia e in Garfagnana; sui laboratori del marmo a Pietrasanta; sul mondo contadino in Lucchesia e in Basilicata, sui sassi di Matera; su vecchi paesi della Garfagnana; sulla strada e la cultura del vino in Versilia; sull’ex ospedale psichiatrico di Maggiano; sulle vecchie tecniche dei calafati nella costruzione di barche di legno. Da questi lavori sono nate mostre e pubblicazioni: La certosa di Farneta-Voci del silenzio, Lucca Maria Pacini Fazzi Ed. 1998; due calendari: uno sulle strade del vino in Lucchesia, il 2° sui laboratori del marmo a Pietrasanta, per la Ditta CAEN di Viareggio, 2006-2007; L’officina di Vulcano, Franche Tirature Ed. 2007; calendario poster sul mondo contadino per conto della Comunità Montana dell’Alta Versilia, 2008; Fuoco D’Arte. Fonderie artistiche a Pietrasanta, Monte Altissimo Ed. 2008; Luci d’ombra. Viaggio per le antiche stanze dell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, Pezzini Ed. 2011; Gli ultimi Calafati di Viareggio, Pezzini Ed. 2011. Il lavoro sull’ex ospedale psichiatrico, ripercorso attraverso le opere di Mario Tobino, è stato in mostra nel 2010 a Viareggio nell’ambito delle celebrazioni del centenario della nascita di Mario Tobino; nel 2011 in mostra nella Sala Santa Rita di Roma, organizzata dal Comune e dalla Provincia di Roma.

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