“Lo stabilimento di Querceta non è un ramo secco, ma il vero gioiello del gruppo Finder”

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SERAVEZZA – “Lo stabilimento di Querceta non è un ramo secco, ma il vero gioiello del gruppo Finder. Chiuderlo è un clamoroso errore”. Via alla campagna mediatica di pressione sui vertici della Dover Corporation. “Sembrerebbe incredibile (se non fosse così tristemente reale) che un’azienda in difficoltà decidesse di tagliare non già i rami secchi ma i reparti d’eccellenza, quelli che creano valore aggiunto e garantiscono la permanenza dell’azienda stessa nelle più redditizie nicchie di mercato”, scrive in una nota il candidato sindaco Riccardo Tarabella: “È quanto sta purtroppo accadendo con la ex Cerpelli di Querceta: storia ultracentenaria, esperienza con pochi eguali nella progettazione e costruzione di pompe ad alta ingegnerizzazione, leadership internazionale e pacchetto clienti di altissimo profilo (Eni, Samsung, Hyundai…) non bastano a garantire la sopravvivenza dello stabilimento. Scelta incomprensibile, quella di chiudere la ex Cerpelli. Non solo perché a tutt’oggi vanta ottime performance qualitative, ma perché con la chiusura dello stabilimento si gettano alle ortiche competenze, professionalità, capacità progettuali ed esecutive che difficilmente potranno essere replicate altrove, rinunciando così a quell’innovazione e a quella propulsione che potrebbero forse risparmiare all’intero gruppo Finder Pompe di Merate, al quale Cerpelli appartiene, un fatale e irreversibile declino in Italia. Incontrando sabato scorso i rappresentanti della RSU aziendale Alessandro Lenzoni e Nicla Galeotti, ai quali ho manifestato tutta la mia solidarietà nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie, mi sono ancor più convinto che la decisione di chiudere lo stabilimento di Querceta sia profondamente sbagliata, oltreché sul piano umano – per le inaccettabili modalità in cui essa è stata presa ed annunciata – anche sul piano meramente imprenditoriale. Credo anch’io, al pari dei lavoratori, che ciò sia frutto di impreparazione dei manager e di non oculate scelte aziendali e che, in parallelo con le iniziative di tipo istituzionale validamente impostate dal sindaco Ettore Neri, occorra dar vita ad un ampio battage mediatico e far giungere l’eco pubblica di questa ingiustizia fin negli Stati Uniti, dove ha sede Dover Corporation, la multinazionale che controlla Cerpelli attraverso Finder Pompe. Le public company sono per loro natura sensibili alla comunicazione e attente ai riflessi che le notizie possono avere sulla loro reputazione e, di conseguenza, sulle loro performance in borsa. Possiamo tentare anche questa strada, sfruttando per una volta a nostro vantaggio i meccanismi della globalizzazione, nella speranza di indurre la holding a riconsiderare i progetti del loro management italiano. In gioco c’è il futuro di trenta famiglie: non si rinunci ad alcun tipo di azione e si coinvolgano se necessario i nostri connazionali che vivono negli Stati Uniti e quelle personalità di alto profilo pubblico – e partecipi delle vicende della nostra Versilia – che in America godono di credito e di sicura influenza”.

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