Mallegni: “Noi, un popolo che deve combattere per la speranza”

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PIETRASANTA – “Qual è il motivo per il quale ci affanniamo tanto per tornare a Governare Pietrasanta e la Versilia.
E’ qui che sta l’errore di valutazione.  Il nostro non è un progetto per governare ma una serie di suggerimenti di come si dovrebbe fare.  Da qui la necessità di una riflessione, forse un pò lunga ma necessaria per capire da dove veniamo e dove vogliamo andare”. E’ Massimo Mallegni che parla: “Siamo alla fine del 2014 e da qualche parte ho letto un bell’editoriale che si intitola “Italiani, un popolo che ha cancellato la speranza”. Viene subito da replicare che non è stato il popolo ma la politica , forse tecnicamente è vero ma la realtà è che in un sistema democratico dovrebbe essere il popolo a “governare”, anche la politica. Ma noi siamo Italiani e siamo in Italia ed abbiamo negli anni accumulato una cultura di non belligeranza.
Ci siamo dimenticati di coloro che hanno combattuto per la nostra libertà, anche se siamo giustamente legati alle varie commemorazioni in ricordo di coloro che sono molti per la libertà. Il problema è che li ricordiamo ma forse non ricordiamo per che cosa combattevano.  Ci sono state epoche in cui tutto era difficile, a partire dalla sopravvivenza, non si mangiava, non ci si scaldava, i figli morivano o in guerra o per stenti, la scienza non era quella di oggi.  I nostri nonni, chi ancora della mia generazioni ce li ha in vita, ricordano quei periodi con grande angoscia, tuttavia avevano la forza per combattere per un mondo migliore. Avevano l’obiettivo di far star meglio se stessi e le proprie famiglie, avevano la voglia ed il coraggio di “mordere” la vita per uscire dal buco. Ebbene pensate che oggi sia migliore di allora? Dal dopo guerra ad oggi era nata la media borghesia, status raggiunto con grande fatica e grandi sacrifici. Ebbene quella classe sociale è stata praticamente cancellata. Abbiamo vissuto il boom economico con la nascita di milioni di piccole e medie imprese. L’Italia è stata sempre invidiata per la sua iniziativa privata di intraprendere e la parcellizzazione delle imprese ha rappresentato la forza di una “spina dorsale” solida e vivace.  Le banche si fidavano della forza dell’iniziativa e della correttezza delle persone che ci provavano. Ma allora che cosa manca oggi come fondamento ad una svolta, prima di tutto psicologica? LA SPERANZA!
Viviamo in un contesto in cui lo sport nazionale è l’auto commiserazione. Siamo arrivati ad una situazione in cui le persone che si incontrano e si chiedono come prima cosa come va il lavoro. Poi, alla fine, la frase più ricorrente è che l’importante è la salute. Fateci attenzione e vi accorgerete che è così. Ma che c’entra tutto questo con il Governare un Comune o una Nazione. Altro che se c’entra. Se vogliamo tornare a cresce e ad essere quella Nazione di grandi ingegni e grandi imprenditori dobbiamo tornare a “mordere la Vita”.  Non dobbiamo certo sperare che le cose cambino da sole ma abbiamo il dovere di provarci ed armarsi di quel coraggio e quella giusta dose di incoscienza per mettersi di nuovo in gioco.
Lo dobbiamo fare per noi e per i nostri figli, i quali se non rimediamo ad un “lassismo” durato troppo a lungo, non avranno un futuro su cui costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro. Viviamo ormai in anni cui la politica è affidata a chi nella vita non ha mai costruito nulla.  Siamo di fronte a muri di incoscienza che impediscono il cambiamento con il solo scopo di mantenersi privilegi e sicurezza personale. In pochi anni tutto ciò che conoscevamo non esiste più e allora abbiamo il dovere di comprendere e ripartire con metodi e impostazioni diverse.  Ma alla base di tutto ci deve essere l’impegno a ridare speranza alla gente con azioni chiare e omogenee che rimettano tutti gli attori sulla stessa linea di partenza.
Ad esempio gestire un Comune come lo si faceva 10 anni fa sarebbe folle.  Oggi è necessario innanzitutto capire quale funzione lo stesso deve avere e a quella limitarsi, fare poche cose ma farle bene.  La politica deve tornare ad essere apprezzata per fare gli interessi della gente. Oggi si spende di più a mantenere la macchina comunale che ad investire per il bene dei cittadini e della Città.  Ma pensate che un impresa privata potrebbe funzionare in questo modo?
Il Comune di Pietrasanta spende di stipendi, incluso i contributi, oltre 10 mln di euro e fa investimenti sul territorio per neppure 2 mln all’anno, quando va bene. Pensate che ciò possa continuare? Certo la soluzione non è quella di licenziare le persone, ma rendere efficiente ed efficacie la macchina comunale in modo che possa realmente porsi al servizio totale dei cittadini. Quindi la speranza.  Quando una persona si reca in un Comune per avere informazioni, chiedere una licenza edilizia, avere un’autorizzazione o ricevere un aiuto, non deve trovarsi di fronte ad un muro di burocrazia irrisolvibile, ma deve trovare delle persone che sono li pronte ad aiutare, consigliare e rassicurare.  E’ questo il compito di una pubblica amministrazione.  Non è giusto che il primo nemico per una famiglia o per un’impresa sia lo Stato nelle sue varie emanazioni. Quindi basta ipocrisia e buonismo inutile, dobbiamo percorrere la strada dell’efficienza e dell’efficacia. Risposte chiare e immediate, solo con questo si riuscirà a ridare speranza al territorio.  Io sostengo inoltre che anche un piccolo Comune può innescare la ripresa.  La Politica nell’antica Grecia prevedeva che il centro dello sviluppo partisse dalle Città.
E dalla Città noi dobbiamo ripartire. La sfida non deve essere quella contro l’avversario per la vittoria della poltrona, ma quella di proporre un nuovo modo di fare politica amministrativa aprendo in tutte le sue parti un Comune alle necessità della gente.  I programmi amministrativi devono nascere solo ed esclusivamente dai bisogni delle famiglie e delle imprese.
Devono partire campagne di deregulation amministrativa, in modo da tagliare ogni possibile impedimento allo sviluppo.
Tutti i regolamenti comunali che limitano lo sviluppo vanno abrogati alla velocità della luce e nei Comuni ve ne sono a decine.  Tutti gli impedimenti, presenti nei regolamenti urbanistici, ad una ripartenza dell’edilizia vanno eliminati. Le ristrutturazioni e gli ampliamenti degli immobili, sia residenziali che commerciali ed industriali dovranno essere messi al primo posto dell’attività urbanistica.  Fondamentale è l’apporto della conoscenza delle Associazioni di Categoria e degli Ordini Professionali. L’occupazione, passa dalla salute delle Imprese, il lavoro non nasce sotto un “cavolo” ma si crea calando le tasse e svincolando al massimo consentito gli imprenditori da inutili ed arcaici legacci. Chi investe deve essere premiato con una riduzione della pressione fiscale per almeno tre anni. I Territori dovranno trovare una sintesi con le altre realtà limitrofe in modo da armonizzare le attività e unire le forze in un ottica di gestione unitaria amministrativa.
La Versilia, ad esempio, necessita di elementi di attrazione internazionale, come la realizzazione di un Palaeventi con almeno 2500 posti a sedere e la possibilità di trasformarsi alla bisogna in teatro, sala congressi, spazio espositivo, ecc.
Inoltre, cosa evidente e sotto gli occhi di tutti, i territori vanno “puliti, lavati, pitturati e ordinati”. Pensate di tentare di vendere qualcosa e consegnate un vostro biglietto da visita tutto macchiato e stropicciato e magari non vi siete fatti ne una doccia ne rasati. Secondo voi farete una buona impressione? Questa è purtroppo la nostra condizione. Da qui si deve partire con grande onestà, entusiasmo, gente nuova, grande professionalità, storie importanti e grande rispetto per gli altri”.

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