Martina: “Viareggio, una città allo stremo”

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VIAREGGIO – Viareggio è una città allo stremo.

La riflessione, che pubblichiamo, è a firma di Rossella Martina, di Viareggio tornerà bellissima:

“Specchio di un Paese (di un continente?) in grandissime difficoltà a causa di una crisi economica che non accenna a finire e che deve inventarsi un modo nuovo di governare la cosa pubblica perché i vecchi schemi e le vecchie ideologie stanno diventando non solo inutili ma addirittura dannosi.

Restiamo a Viareggio e restiamo ai fatti di questi giorni. Ha un senso parlare di destra e di sinistra di fronte a manifestazioni che da una parte difendono i servizi sociali legati agli asili e alla scuola primaria e il diritto allo sport (sono richieste di sinistra?) e dall’altra, addirittura organizzata dai sindacati, si prepara una fiaccolata per la sicurezza in città che significa più forze dell’ordine, certezza della pena e perfino una petizione per far venire l’esercito a Viareggio (sono richieste di destra?).

La verità è che non esistono più destra e sinistra ma bisogni dei cittadini a cui si deve dare risposte non ipocrite. Tra le risposte non ipocrite c’è questa: non tutto ciò che oggi chiamiamo ‘diritto’ lo è.  Il governo – del Paese o della città – deve fare i conti con la realtà e con la contestualità  e se non ci sono risorse si devono fare scelte coraggiose ma al tempo stesso radicali. Senza cercare di prendere tempo inutilmente nella speranza – triste e codarda – di non perdere voti su nessun fronte o peggio con la volontà – vigliacca e colpevole – di privilegiare i potentati.

Personalmente al momento ho solo tre certezze su cui ovviamente sono disposta a confrontarmi. Sono per la difesa della scuole in ogni ordine e grado a discapito di altri contributi fin qui elargiti scandalosamente. Sono per la salvaguardia e l’incremento degli impianti sportivi. Scuola e sport sono gli strumenti principali che abbiamo per garantire a figli e nipoti un futuro di conoscenza, pulito e che educa alla vita nell’unico modo giusto: lavoro, impegno, studio, un giusto grado di competizione, responsabilizzazione.

Ma, in tema di ‘sociale’, sono anche per stabilire chi ha davvero bisogno di aiuto e chi invece ha solo approfittato di un sistema di welfare comunale che faceva acqua da tutte le parti per pagare meno o nulla pur non avendone diritto.

Sul fronte della sicurezza è giusta ogni iniziativa che convinca che le varie autorità competenti (commissario, prefettura, questura, ministero dell’interno) che la città va ripulita e restituita ai cittadini: la pineta di ponente deve essere liberata da spacciatori e clienti; in piazza D’Azeglio, in piazza Dante, al mercato e via via dal centro alla periferia va trovato il modo di allestire un sistema di telecamere interconnesse che faccia capo ai vigili urbani che devono essere utilizzati in modo massiccio (come non è mai stato fatto) per la tutela dell’ordine e della sicurezza e del decoro.

La terza certezza che ho è che Viareggio deve ricominciare dalla cultura. Solo la cultura può ricreare attenzione, attrazione, soddisfazione, turismo, guadagni per gli operatori economici e arricchimento per tutti i cittadini. Cultura con un Carnevale quasi completamente reinventato e una serie di manifestazioni nuove come il Festival del Mare (di cui abbiamo lungamente parlato altrove) e tante altre iniziative legate al Liberty, a Puccini, ai tanti artisti della nostra terra, alla natura magnifica che abbiamo la fortuna di possedere. Per questo servono soprattutto idee e persone, e in alcuni casi i soldi delle Fondazioni e dell’Ue (e quindi questi soldi serve cercarli, trovarli, chiederli correttamente, ottenerli).

Per fare tutto questo ci vuole però il contributo fondamentale dei cittadini in termini di fiducia e di consapevolezza.

Quello che viviamo adesso è un momento che nella storia si è già presentato tante volte e l’esito – vale la pena rifletterci perché molti sono convinti del contrario – è dipeso molto più dalle scelte dei cittadini che da coloro che li governavano.

A fine Ottocento, dopo la prima guerra mondiale, nel secondo dopoguerra e negli anni Sessanta, e ancora con Tangentopoli: ogni volta è emersa l’anti-politica, la rivolta del ‘popolo’ contro i politici, la frattura tra paese reale e paese legale, la società civile che diventa emblema di virtù contro la corruzione del Palazzo, i partiti come parassiti il cui unico interesse sono le poltrone e non il bene dei cittadini. Non sempre i risultati dell’anti-politica sono stati ottimali. Bisogna vigilare e non farsi abbindolare dai promettitori di professione. Però il cambiamento va perseguito. E oggi per ottenere un vero miglioramento bisogna avere il coraggio di cambiare davvero prospettiva, di gettare alle ortiche polverosi schemi ideologici, aprirsi a proficui innesti e soprattutto pensare in termini di unità e non di frammentazione. Ed è in questo senso che nei giorni scorsi ho proposto una nuova “alleanza per Viareggio”, un’alleanza che nasca dalla città e dalle persone prima che dalle forze politiche.

Occorre però, da parte dei cittadini onesti e che giustamente reclamano un loro ruolo nelle decisioni, la perseveranza di scegliere in modo responsabile, riflettere, contribuire, (e infine andare a votare!). Al tempo stesso dovremmo isolare l’atteggiamento di scetticismo perpetuo di coloro che sperano che tutto vada male per poter dire con stolido orgoglio: io l’avevo detto”.

2 comments

  1. mario 10 novembre, 2014 at 20:25 Rispondi

    Buona sera, sono in vantaggio perché, non conoscendola sono privo di pregiudizi che potrebbero viziare la mia opinione su quanto da Lei espresso, e riprendo da i seguenti punti toccati: ….destra….. sinistra / e …..tre certezze…. Bene, Le dico che questo Paese non ha più bisogno né di questa destra espressa né di questa sinistra che si esprime. A dirla brevemente ci sia la destra o la sinistra, indipendentemente questi DEVONO attivare programmi di Governo che si rifanno alla Legge di Riferimento che, in Italia è denominata COSTITUZIONE, le cose che Lei ha a cuore sono quelle che tutti i padri di famiglia hanno nei loro obiettivi. Il problema vero e che le ultime finanziarie di questo Paese hanno solo sottratto risorse ai pilastri di una Società: Scuola, Sanità, famiglia riferendomi a tutte quelle misure che hanno attinto sempre più dalle tasche dei cittadini e, addirittura hanno tolto agevolazioni a categorie diversamente abili. In questo clima, mi consenta, difficile chiedere ancora fiducia al Popolo, in stretta considerazione che il Popolo non HA ANCORA LETTO UN DPEF CHE ESORDISCA CON UN ARTICOLO 1 CHIARO ED ESPLICITO, IL PORTAFOGLIO DELLA POLITICA ITALIANA VIENE RIDOTTO A…..CON QUESTI TAGLI……… ho sentito parlare però di manovre impopolari, l’impopolarità se è GIUSTIZIA viene acclamata dal popolo mi creda, non ci sono più spazi per politiche e confronti, si implora la Sovranità del Popolo, ANCHE SE IN MODO SBAGLIATO

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