Massimo Mallegni, fine dell’odissea giudiziaria

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PIETRASANTA – Il fatto non sussiste: la Cassazione, 3 settimane fa, ha messo la parola fine sull’odissea giudiziaria di Massimo Mallegni,  annullando la sentenza di primo grado. Mallegni, come noto, dopo la decisione della corte d’Appello per gli ultimi tre reati rimasti in piedi, aveva rinunciato alla prescrizione.

A ricordare tutte le vicende, in breve, è lo stesso ex sindaco di Pietrasanta.

“Nel 2000 vengo indagato per abuso di ufficio e poi imputato per le case dell’ex pretura su denuncia del Capogruppo dei DS Roberto Rebechi, il processo dura 5 anni e dopo vengo assolto perché il fatto non sussiste.
Nel 2001 vengo indagato e imputato di 17 reati, su denuncia di Antonella Manzione, il processo dura 10 anni e dopo vengo assolto perché il fatto no sussiste.
Nel 2006 vengo indagato, arrestato e imputato di 51 capi di imputazione, indagine condotta da Domenico Manzione, dopo 6 anni vengo assolto per 48 dei 51 reati (reati per i quali ero stato arrestato), perché il fatto non sussiste.
Nel 2009 vengo indagato per peculato, su denuncia del capogruppo di opposizione, vengo poi prosciolto in istruttoria perché il fatto non sussiste.
Nel 2010 vengo indagato per abuso di ufficio, su fatti esposti da un capogruppo di opposizione, dopo tre anni vengo assolto perché il fatto non sussiste.
Chi ha il coraggio di parlare di me circa la prescrizione credo che si debba sciacquare la bocca più volte e subito dopo vergognarsi”.

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