Morì in un’aiuola, sul banco dei testi Polizia, medico del 118 e medico legale

0

VIAREGGIO – All’udienza di questa mattina, innanzi alla dottoressa Nidia Genovese, giudice monocratico del Tribunale di Lucca, al processo per la morte di Franco Panariello, fratello del noto comico toscano, sono stati sentiti come testimoni gli uomini della Polizia Giudiziaria che avevano svolto le indagini, il medico del 118 intervenuto sul posto al momento del decesso e il consulente medico legale del Pubblico Ministero che effettuò l’autopsia. Mistero sul fatto della morte: nemmeno dall’esame autoptico è emerso se un soccorso tempestivo avrebbe potuto salvare l’uomo. Alla scorsa udienza del 16 gennaio l’imputato Monica Lazzari, 52enne di Pisa, aveva patteggiato una pena di mesi 8 di reclusione ( leggi anche: Morì in un’aiuola, patteggia anche il secondo imputato per la … ). Fu il secondo patteggiamento, dopo quello dell’altra imputata, Veronica Boschi. ( leggi anche: Morì in un’aiuola, un’imputata patteggia la pena per il … ), mentre era stata invece respinta, su richiesta del pubblico ministero e della parte civile, tutelata dall’avvocato Cristiano Baroni,  la richiesta di messa alla prova avanzata dal terzo imputato Stefano Simoncini, 37enne di Pietrasanta, per l’inesistenza di qualsivoglia offerta risarcitoria e riparatoria nei confronti della persona offesa. Il processo era stato quindi aggiornato all’udienza odierna, per l’audizione dei testi dell’accusa. La vicenda, per cui il terzetto è finito alla sbarra, accusato di omissione di soccorso per aver  lasciato morire per strada Franco Panariello, fratello del noto comico, deceduto sulla Terrazza della Repubblica dopo un malore, risale al 26 dicembre del 2011.  “C’è un uomo sdraiato in un aiuola”.  questa la frase, verso mezzanotte,  pronunciata da una voce femminile in una telefonata al 118. Ma quando l’ambulanza arrivò sul posto, ormai per teranco Panariello non c’era più niente da fare. Fu il fratello Giorgio a riconoscelo all’obitorio dell’Ospedale Unico “Versilia”.  Una morte misteriosa, sulla quale, a fare luce, furono gli uomini dell’Anticrimine del Commissariato di Polizia di Viareggio, all’epoca diretti da Leopoldo Laricchia. Tra le prime ipotesi quella che l’uomo si fosse trovato in compagnia di qualcuno che, dopo il malore, lo avrebbero scaricato a terra per poi allontanarsi. Ipotesi, questa, confermata tra l’altro da una telefonata avvenuta poco prima a un giardiniere di Montignoso al quale Franco Panariello avrebbe detto di voler andare a cena con amici. Sul braccio del cadavere il medico legale rinvenne segni di un ago. Il processo, per l’escussione dei testi della parte offesa, è stato rinviato al prossimo 12 maggio.

 

No comments

*