Natale 2015, la riflessione della senatrice Granaiola

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VIAREGGIO – Le feste natalizie ci ricordano anche, oltre molte buone cose, che un altro anno è passato. Un altro anno travagliato e difficile per la nostra città, per moltissimi nostri concittadini. L’augurio per tutti è che il nuovo anno possa rappresentare un periodo di concreta ripresa e di rinascita di Viareggio e con lei della Versilia tutta. I miei auguri più sinceri a chi è ottimista; a chi, per principio, è sempre critico e pronto a dire no su tutto (tipico di molti viareggini) e a chi sta alla finestra sperando che qualcun altro risolva i problemi per lui. Il Natale, festa della famiglia e dei buoni propositi (se sinceri), invita però a superare le contrapposizioni, invita alla responsabilità ed alla unità d’intenti. Ribadisco questo invito all’unità d’intenti convinta che Viareggio si può salvare non solo grazie al lavoro di una amministrazione ma soprattutto se questa volontà di risanamento è corale ed animata da ognuno di noi.

Le difficoltà spargono paure e rianimano vecchi e nuovi egoismi; di ciò ne risente quel diffuso senso di solidarietà che è sempre stato un patrimonio fondante della nostra comunità. Le feste natalizie tra un pranzo, un regalo e l’altro, ci devono far ricordare anche che non possiamo disperdere questo nostro patrimonio civile e culturale: l’attenzione verso gli altri ed in particolare verso “gli ultimi”. Un’attenzione, come ci ricorda il Vangelo, che non può e non deve rimanere limitata ai pochi giorni di festività.

Il 24, come ogni anno, sono stata a visitare il carcere di Lucca dove vivono oltre cento detenuti la metà dei quali in attesa di giudizio; vivono in 3 – 4 mq di cella per due persone. Età media 30 anni e molti dei quali provengono dalla Versilia. Scontano, secondo giustizia, una pena per gli atti delittuosi che hanno compiuto; ma è difficile pensare che vivano anche quell’esperienza di recupero sociale e civile saggiamente prevista dalla nostra costituzione. La situazione del carcere di Lucca è sicuramente migliorata; non è più sovrappopolato come accade in molti, troppi altri carceri del nostro paese; è più aperto alla socializzazione, vi operano competenze e sensibilità presenti nel nostro territorio. Ma, in occasioni come queste, non è possibile non ricordare che nei carceri italiani le condizioni di vita continuano ad assere drammatiche: scadente la qualità di vita della detenzione, debole la sanità, avvengono ancora troppi suicidi, sono più terreno di formazione della manodopera criminale che non di recupero civile e sociale. So già che c’è chi penserà che questo sia l’ultimo dei nostri problemi, ma non è così perché anche la situazione della condizione carceraria (come sancisce l’Europa) è un parametro non irrilevante della valutazione della qualità del livello della nostra civiltà e, oltre ogni altra cosa, della nostra sensibilità civile.

Uno spunto di riflessione per ognuno di noi e per rinnovare i miei auguri di buon Natale e felice anno nuovo a tutti.

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