“Non chiudete quel passaggio a livello”, dal web parte la protesta

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VIAREGGIO – (di Alberto Pardini) – Quel passaggio a livello non s’ha da chiudere. Nonostante le maledizioni ricevute nel corso degli anni per le lunghe attese, il passaggio a livello di via dei Comparini riveste un ruolo fondamentale nei collegamenti tra Bicchio, Cotone ed Ex Campo d’Aviazione in particolar modo per il traffico su due ruote. Sono molti infatti coloro che, prevalentemente dalla località di “mezzavia”, utilizzano quel passaggio nella “barriera” della ferrovia Genova-Livorno per raggiungere la città, soprattutto le spiagge della Darsena durante l’estate, e che ora si troveranno costretti ad utilizzare il nuovo cavalcavia, il famoso “asse di (semi)penetrazione” che – nonostante sia nuovo – grazie alla lungimiranza dei progettisti non dispone di corsie riservate a pedoni e ciclisti esponendoli quindi a sostanziali pericoli. Dal primo ottobre prossimo infatti il passaggio a livello verrà soppresso e sostituito da un muro contro il quale si abbatteranno i diritti di circolazione di ciclisti e pedoni, che troveranno parziale mitigazione nella creazione di una corsia riservata sul nuovo cavalcavia di via delle Darsene anche se questo allungherà mediamente il percorso di circa 5 km.

Sul popolare social network Facebook si è subito costituito il gruppo “La Vietta dei Comparini” che prendendo atto della politica di dismissione dei passaggi a livello voluta da Rete Ferroviaria Italiana, chiede che venga riconosciuta l’importanza di questo passaggio e che vi possa essere – anche da parte dell’Amministrazione Comunale – un intervento per raggiungere un compromesso che ne permetta comunque l’utilizzo.

Quando aprirono il cavalcavia Barsacchi – ricorda un utente – il vecchio e caro passaggio a livello della Rondinella fu chiuso alle auto, ma venne lasciato un varco per le bici e i pedoni fino a che non fu costruito il sottopassaggio. Perché adesso non si può fare altrettanto?”. I numeri tra l’altro giustificherebbero una scelta in tal senso, come dimostrato da FIAB Versilia Biciamici che lo scorso 22 settembre ha registrato una media di un ciclista ogni due minuti nell’arco di sole quattro ore (figuriamoci durante la stagione estiva!); molti di questi, va detto, sono anziani che avrebbero non poche difficoltà a utilizzare un qualsiasi cavalcavia, per non parlare di un percorso lungo diversi km in più.

A gettare benzina sul fuoco c’è poi la questione del cittadino di serie B, quello di periferia, non nuova quando si parla del comune di Viareggio, basta andare a chiedere a Torre del Lago Puccini. L’ordinanza comunale recita infatti che “il Passaggio a livello posto sulla Vietta dei Comparini riveste un’importanza marginale rispetto alla viabilità generale”, marginale per chi? Non per i cittadini di Bicchio o per i lavoratori e abitanti del Cotone, non per anziani e ciclisti, non per molti cittadini dotati di buonsenso, un buonsenso che potrebbe essere dimostrato trovando una soluzione, un compromesso che possa essere soddisfacente per tutti.

Al momento non è prevista alcuna manifestazione di protesta anche se dal gruppo si invitano i cittadini ad inviare una mail all’indirizzo del Sindaco Leonardo Betti per chiedere un suo intervento sulla questione. Ecco un estratto dal testo della lettera inviata al sindaco dal fondatore del gruppo, Andrea D’Alessandro:

“Il passaggio a livello della Vietta Dei Comparini sta per essere soppresso. Dal 1° di ottobre, al suo posto, un muro!
Creo questo gruppo senza nessuna finalità se non quella di sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni sulla scelleratezza di questo intervento che, di fatto, isolerà la zona, già profondamente ferita da scelte passate, di Bicchio, Cotone, Varignano dal quartiere Ex campo di Aviazione e i suoi servizi, dalle pinete, dalla Darsena quindi dalle scuole secondarie, dal mare, dagli impianti sportivi da tutti coloro che usano questa via come viabilità alternativa prevalentemente come pista ciclabile e/o pedonale.
Basterebbe passare una giornata al passaggio a livello (a volte si passa intere mezz’ore prima che apra, ma questo è un altro discorso) per capire quale sia, al momento attuale, la portata dei mezzi ciclabili, la quantità di persone che usano questa viabilità sulla tratta est ovest e viceversa per giungere a varie destinazioni, siano la zona industriale del Cotone, Sea, l’Agenzia delle entrate, ma anche un parente che dista a poche centinaia di metri. 
I Cavalca Ferrovia, piuttosto distanti, non sono sostitutivi per questo tipo di esigenze, per diversi motivi logici e di buon senso: l’inclinazione (persone anziane, deboli o comunque pedoni) la mancanza di marciapiede e di una pista ciclabile (Via delle Darsene), il raddoppio della distanza da percorrere – ma può essere anche il triplo o addirittura il quadruplo – secondo destinazione.
Qua non si sta chiedendo di chiudere un azienda piuttosto che un impianto, si chiede semplicemente di lasciare inalterato un equilibrio storico e funzionale in attesa di una soluzione che migliori ulteriormente la mobilità sostenibile della zona.
Un muro non ha senso, e assurdo, è privo di ogni fondamento logico se non quello prettamente riferibile ad un presunto mini risparmio sulla manutenzione del passaggio a livello da parte delle Ferrovie dello Stato.

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