Omicidio a scopo di rapina, si chiude il cerchio: arrestato in Romania un minorenne

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FORTE DEI  MARMI – (  di Letizia Tassinari ) – Sviluppi importanti  nell’indagine sulla rapina finita in omicidio a Forte dei Marmi, che portò, lo scorso 5 maggio, all’arresto in Romania, accusati di omicidio e rapina aggravati, in concorso, di Jon Enea, del ’90, Madalin Paun, del ’95, Marcel Raducan, del 1982, e, inoltre, sempre in esecuzione di un mandato di cattura europeo, ma per il reato di favoreggiamento, Dana Raducan, moglie di Marcel, che non aveva partecipato al misfatto ma che interrogata dagli investigatori aveva tentato di depistare le indagini, accusando un albanese residente nella zona, innocente, e estraneo ai fatti. E oggi un nuovo arresto, in esecuzione di un mandato di cattura europeo emesso dal Gip Silvia Chiarantini, su richiesta del Pm Roberta Pieri, dal Tribunale dei Minori di Firenze: il quarto rom, solo 15 anni, verrà estradato il 1 ottobre con l’accusa di omicidio e rapina aggravata.

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“Abbiamo chiuso il cerchio di quello che è stato un delitto tra i piu’ efferrati della Versilia degli ultimi anni – ha affermato il questore Claudio Cracovia in conferenza stampa -:”Hanno usato la violenza per rapinare un’anziana, per pochi spiccioli”. “Le novità sono tante, le indagini sono ancora in corso, dobbiamo ancora inchiodare alcuni spalleggiatori – ha affermato il vice questore aggiunto Virgilio Russo, dirigente della Squadra Mobile di Lucca che assieme a Enrico Parrini e al suo braccio destro Mirko Del Chiaro del Commissariato di Polizia di Forte dei Marmi ha condotto l’inchiesta -: “Jon Enea, fuggito subito,  era stato  fermato dalla Polizia Stradale su un pulmino, ma dopo la cattura lo abbiamo scarcerato subito. I cittadini di Forte dei Marmi ci hanno aiutato molto,  vedendo le foto e le immagini pubblicate sui giornali e sulle tv  sono venuti in Questura, riconoscendo il minorenne oggi arrestato. Ben tre persone ne erano certe”.

Stavolta a finire in galera, su mandato di arresto europeo è stato il quinto ed ultimo componente della banda di rom, residenti in un vicino campo nomadi e che, dopo aver brutalmente assassinato l’ anziana, fuggirono la notte stessa in Romania. Si tratta di un 15enne, che le indagini ha dimostrato aver fattivamente compartecipato al pestaggio ed al soffocamento della anziana vittima. Tre dei quattro maggiorenni arrestati a maggio sono già stati estradati in Italia e si trovano ristretti in alcune carceri toscane. Il minore, che come detto sarà estradato il prossimo 1 ottobre, arriverà con un volo diretto Bucarest-Roma, accompagnato da agenti Interpol e dai poliziotti della Squadra Mobile lucchese. Le indagini portarono, in un solo mese, a inchiodare Madalin Paun, 19 anni, Marcel Raducan, 32 e Ion Enea, 24, detto ‘il grosso’ e riconosciuto inzialmente da alcune testimonianze e poi scagionato: ad uccidere, secondo gli inquirenti, sarebbe stato il 15enne. Durante gli interrogatori gli arrestati avrebbero confessato di essersi dimenticati il fazzoletto messo in gola alla povera anziana, per non farla urlare.

La storia

Nel primo pomeriggio di venerdì 4 aprile i poliziotti del Commissariato di Forte dei Marmi e della Squadra Mobile della Questura di Lucca intervennero presso l’ abitazione di Maria Luana Mariani, nata a Forte dei Marmi  nel 1937, e residente via Viner 25, vedova, poco prima ritrovata cadavere. Da un primo sopralluogo il cadavere presentava un vistoso ematoma alla zona parietale sinistra, conseguenza del colpo infertole per tramortirla, le mani legate da alcuni foulards reperiti in casa, e la gola occlusa da un altro foulard per impedirle di chiedere aiuto, e che in sede di esame autoptico il medico legale ha stabilito essere stata la causa della morte per soffocamento. Dalla persona della vittima e dalla abitazione, messa completamente a soqquadro, risultavano essere stati trafugati circa 200 euro in contanti ed alcuni monili in oro, prelevati dalla cassaforte aperta dai malviventi con la sua chiave, reperita in un cassetto dell’ armadio.   La serrata attività investigativa, avviata sin da subito dagli investigatori della Squadra Mobile di Lucca e del Commissariato di Forte dei Marmi e proseguita ininterrottamente sotto il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, attraverso decine di escussioni dei residenti, la visione dei filmati delle telecamere di vds del comune di Forte dei Marmi e dei comuni vicini e l’ attivazione delle fonti confidenziali avevano consentito entro breve di orientare l’ attività investigativa verso alcuni soggetti rumeni di etnìa rom, dimoranti nel campo nomadi di via della Sipe nel limitrofo comune di Seravezza, che nel periodo temporale antecedente e successivo all’ omicidio erano stati ripresi dalle telecamere e visti aggirarsi in zona, per poi fuggire in Romania poche ore dopo il misfatto. Ulteriori conferme della loro correità erano emerse dalla copiosa attività intercettativa, sia telefonica che ambientale. In esito ai solidi riscontri probatori forniti al Pm titolare delle indagini Aldo Ingangi, questi aveva chiesto ed ottenuto dal Gip. presso il Tribunale di Lucca dottoressa Silvia Mugnaini l’ ordinanza cautelare e il mandato di arresto europeo, inviato all’ organo di polizia rumeno per il tramite dei canali S.I.R.E.NE.   Con apposita rogatoria il Pm aveva richiesto alla autorità giudiziaria rumena la presenza di un operatore di questa Squadra Mobile e di un funzionario dello SCO nel corso della esecuzione delle catture, attesa la necessità di reperire ulteriori riscontri nel corso delle contestuali perquisizioni, e previo accredito per il tramite dello SCIP, i due dipendenti erano giunti a Bucarest nel pomeriggio di mercoledì 30 aprile e, dopo un briefing operativo con la Polizia rumena e gli ufficiali di collegamento del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia di stanza a Bucarest, avevano partecipato alle catture, avvenute nelle prime ore della mattina di venerdì 2 maggio nei villaggi di Gruia e Turnu Severin, situati nella giurisdizione della provincia di Mehedinti, nella zona sud della Romania al confine con la Serbia. Nel corso delle perquisizioni era stato sequestrato un capo di abbigliamento inequivocabilmente indossato dal Raducan Marcel in occasione del delitto, nonché alcuni monili in oro con buona probabilità provenienti anche dalla abitazione della defunta. Questo il video fornito dalla polizia, durante l’incontro con i giornalisti: Video Omicidio a scopo di rapina, catturati in Romania i ladri killer

“Lo avevamo promesso che la risposta dello Stato ci sarebbe stata, e che avremmo fatto anche l’impossibile per assicurare alla giustizia i responsabili di questo efferatissimo delitto”, aveva affermato soddisfatto la massima carica della questura lucchese, Claudio Cracovia, ringraziando tutti gli uomini che hanno partecipato all’indagine, conclusasi brillantemente in meno di un mese. I banditi, due, avevano fatto irruzione in una villetta in via Viner, le classiche case anni ’50, nella zona del liceo scientifico della cittadina versiliese, legando e imbavagliando l’anziana proprietaria, Maria Luana Mariani di 77 anni, per poi scappare in bicicletta

Era stata suor Luigina, la religiosa del convento delle Canossiane, che come ogni venerdi era andata a fare visita all’anziana, trovando il corpo senza vita dell’anziana, e alcuni vicini di casa, e professionisti che nella stessa via hanno i loro uffici, a notare i due fuggiaschi e a dare l’allarme. E quando gli agenti del commissariato di Forte dei Marmi diretto da Enrico Parrini, con la Scientifica, l’Anticrimine, la squadra mobile di Lucca, lo stesso questore Claudio Cracovia e il 118, erano arrivati sul posto, avevano constatato che l’anziana era ormai priva di vita, nella cucina. Mentre il resto dell’abitazione era tutta a soqquadro. Dopo l’autopsia, eseguita dal medico legale Stefano Pierotti, che sul momento aveva solo fatto una ricognizione esterna del cadavere, era emerso che  Maria Luana Mariani era morta per soffocamento  Per legare e imbavagliare l’anziana, i banditi avevano usato delle pezze di stoffa, un fazzoletto ed una sciarpa trovati in casa La caccia ai due ladri killer, partita immediatamente, aveva imboccato la pista giusta dai primi giorni. Dopo una “soffiata” e con l’arrivo di rinforzi, sei pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine Toscana da Firenze, le ricerche erano proseguite per giorni e giorni. Numerosi gli stranieri portati in commissariato e messi sotto torchio. Oltre alle indagini “parallele”, con “talpe” e informatori. Squadra Mobile e Commissariato di Forte dei Marmi al lavoro, a 360 gradi, insomma,  anche nel mondo dello spaccio e della prostituzione, per una qualche informazione che riuscisse a far quadrare il cerchio Tutto con un unico obiettivo: fare terra bruciata nell’ambiente dove gravitavano i due rapinatori. Fino al blitz al campo nomadi al confine tra Vittoria Apuana e Seravezza Un colpo cruento, quello messo a segno in pieno giorno il 4 aprile scorso a Forte dei Marmi, che aveva messo tutto il paese in ansia. Un fatto di sangue senza precedenti, nella tranqulla cittadina della costa. Un giallo “complicato, che la polizia, in un solo mese, era però riuscito a risolvere. “E stata una indagine partita in salita – aveva evidenziato il pm Ingangi -, iniziata con pochi elementi,  ma grazie al lavoro fatto dalla polizia, che ha messo in campo non solo la professionalità, ma anche la passione, il risultato è stato raggiunto in pochissimo tempo”. L’identificazione dei soggetti, infatti, era avvenuta in 72 ore. Grazie alla conoscenza del territorio da parte degli investigatori e delle telecamere, pubbiche e private, che avevano immortalato i ladri killer in bicicletta. Poi le indagini, per ritrovarli all’estero, dove erano fuggiti poche ore dopo il delitto hanno avuto il supporto, prezioso, delle forze dell’ordine rumene.

( Foto di Iacopo Giannini )

 

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