“Perché io querelo Claudio Borghi”

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VIAREGGIO – “Ero incerto se andare a contestare Matteo Salvini o meno lo scorso sabato. Alla fine ho optato per farlo, e non solo, perché l’ho ritenuto un mio diritto ma soprattutto perché lo ho ritenuto un dovere morale”. La nota stampa che pubblichiamo integralmente arriva da Mario Giannelli: “C’erano tante persone, più di quante avrei immaginato, molte nemmeno le conoscevo. Alla faccia di chi voleva far passare la protesta come un qualcosa di organizzato da pochi militanti politicizzati. La protesta è stata spontanea. C’erano anziani e ragazzi, uomini e donne, italiani ed immigrati. La cosa più bella è stata una commerciante di origine cinese che al mercato ci ha regalato un megafono. “Non voglio un soldo.” ha detto la signora. Questa cosa mi ha messo di buon umore. Quello che, invece, mi ha indispettito è stato sentire il candidato alla presidenza alla regione Toscana della Lega Nord, Claudio Borghi, pronunciare diverse volte a sproposito il mio cognome. Il signor Borghi, dal palco, mi ha accusato di lanciare uova e di avere organizzato la protesta. Mi trovavo a Sud della piazza accanto a due dirigenti della Digos e ad alcuni giornalisti e le uova arrivavano da Nord. Queste falsità mi irritavano facendomi perdere la pazienza. A quel punto estraendo il mio documento di identità palesavo la mia presenza dalla parte opposta della piazza e lui cercava di rimediare alla gaffe arrampicandosi sugli specchi e affermando che non sono l’unico ad avere questo cognome. Le affermazioni del signor Borghi sono calunnie, aggravate dal fatto di essere state pronunciate in un luogo pubblico davanti a tante persone, per questo lo citerò in tribunale.  Ho dato mandato ai miei legali di preparare una querela. Il signor Borghi, tuttavia, non è l’unica persona che querelerò. Dato che lui non mi conosce ed io non conosco lui, qualcuno deve avergli fornito il mio cognome e su questo mi auguro che la magistratura faccia chiarezza. Fare il cognome di una persona da un palco e attribuirli responsabilità che non ha è una calunnia ma potrebbe essere anche intesa, indirettamente, come una minaccia. Non mi farò, tuttavia, intimorire da chi pensa che urlando offese e ingiurie da un microfono si possano risolvere i problemi delle persone. Persone come queste  le contesterei altre mille volte. Devolverò a qualche associazione insultata dai leghisti l’eventuale risarcimento. Avrò solo l’imbarazzo della scelta visto che lor signori passano la loro vita ad insultare e provocare in sedicenti comizi elettorali che vengono accolti in tutto lo stivale da sonori fischi”.

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