Pestaggio di Halloween, niente carcere per i maggiorenni: il Riesame motiva la decisione

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Niente carcere per i maggiorenni, il Riesame, come noto ( leggi anche: Delitto di Halloween, il Riesame ha sciolto la riserva: niente … ) ha respinto, a fine aprile, il ricorso presentato dal Pubblico Ministero Sara Polino. La richiesta di misura cautelare per Alessio Fialdini e Federico Bianchi, difesi rispettivamente dagli avvocati Massimo Landi e Laura Maria Bitonte, era già stata respinta dal Gip lucchese Marcella Spada Ricci il 9 dicembre dello scorso anno e proprio a questa decisione si sono rifatti i giudici fiorentini  – presidente Elisabetta Improta e i magistrati Elisabetta Pioli e Monica Tarchi , riuniti in Camera di Consiglio, dopo l’udienza dibattimentale del  6 febbraio, sciogliendo la riserva, nelle loro motivazioni. Il Gip presso il Tribunale di Lucca ha respinto la richiesta cautelare del pm di applicazione della misura della custodia in carcere nei riguardi di Alessio Fialdini e Federico Bianchi, in ordine al reato contestato in concorso tra loro e con i minorenni – si legge nell’atto – evidenziando come lo stato delle indagini e le risultanze acquisite non consentivano di ritenere raggiunto un compendio indiziario dotato di una gravità tale da legittimare l’adozione del richiesto provvedimento cautelare. Il Gip argomentava anche che era certamente provata la responsabilità nella commissione dei reati da parte dei minori, mentre, quanto ai maggiorenni, risultava provata solo la loro presenza sul luogo dove si erano svolti i fatti. Federico Bianchi, si legge ancora nell’atto, si era presentato al Commissariato di Viareggio il 3 novembre, pochi giorni dopo il massacro, e, assunto a sit, riferiva di essersi trovato sul luogo dei fatti dove era giunto a bordo del ciclomotore insieme al Fialdini. Avendo visto che era in corso una lite tra alcuni ragazzi si era intromesso per fare da paciere ma era stato a sua volta aggredito. Si era quindi difeso sferrando alcuni schiaffi al suo antagonista e anche a un amico di questi che era intervenuto. Poiché la situazione cominciava a degenerare aveva ripreso il ciclomotore e se n’era andato insieme al Fialdini.  A carico del Bianchi, quali elementi indiziari, secondo il Gip c’erano la scarsa credibilità della narrazione resa in quanto contrastante su alcuni punti con le diverse circostanze emerse e, per alcuni aspetti, del tutto illogica, nonché le dichiarazioni di un testimone il quale lo aveva riconosciuto in fotografia come il giovane che indossava il giubbotto marrone chiaro e che aveva sferrato un pugno a Lusardi e un altro a Iaccconi facendoli cadere entrambi a terra. Presenza del Bianchi tra il gruppo di persone che stava litigando attestata peraltro anche dalla fidanzatina di uno dei due minorenni, che però non ne descrive la condotta. Ma sempre il Gip ritiene che la partecipazione del Bianchi alla lite nei modi descritti dall’unico tra tutti i testi a fornire tale descrizione non è sufficiente a farlo ritenere partecipe di quanto subito dopo accaduto, ossia del pestaggio compiuto con le note conseguenze dai due minorenni, posto che la condotta di questi ultimi non si pone come sviluppo logico e prevedibile dell’evento voluto, ne’ l’uso del suo casco, strumento che ha provocato le lesioni mortali, modifica il quadro probatorio, non essendovi alcun elemento che consenta di ritenere che sia stato proprio il Bianchi a consegnare l’oggetto al minore e anzi che sia stato propro quest’ ultimo che di sua iniziativa se ne era impossessato. Elementi,  questi, che, sempre nell’atto, sarebbero confermati da alcune conversazioni telefoniche intercettate nei giorni successivi al decesso di Iacconi.  Quanto al Fialdini poi, secondo il gip, il quadro indiziario si presentava ancor meno pregnante, posto che Fialdini era presente sul luogo la sera del fatto, così come riferito dallo stesso Bianchi, ma non era emerso alcun elemento della sua partecipazione a qualcuno dei momenti della lite e la conclusione era stata che gli elementi certamente generavano sospetti sui due indagati, sicuramente presenti ai fatti, e, almeno per quanto riguarda il Bianchi, partecipe in qualche modo alla lite, trattandosi peraltro di elementi che, in un contesto della vicenda in cui le singole sequenze delle condotte non sono pienamente definite, e in cui i ruoli dei singoli partecipi (ad eccezione dei quelli dei due minorenni) sono ugualmente vaghi, non consentivano di ritenere integrati i presupposti per l’applicazione della misura richiesta. Nell’atto di appello, evidenziano i giudici del Tribunale del Riesame di Firenze, il Pubblico Ministero non ha censurato l’ordinanza impugnata ma ha offerto una ricostruzione della dinamica dell’aggressione e delle fasi precedenti alla lite desumibili dalle indagini espletate dal personale del Commissariato di Viareggio, nonché  degli elementi indiziari a carico degli indagati, incluse le telefonate intercettate, in primis quella di Fialdini nella quale afferma “doveva dire soltanto: sono stato io col casco, gli altri l’hanno picchiato normalmente”, oltre a quella del minorenne ancora in carcere a Roma, ” Io mentre andavo in la’ ero da solo, poi ho incontrato quell’altro”.  Secondo la Polizia, questa la ricostruzione di quanto accaduto riportata dai giudici nell’atto, la sera del 1 novembre 2014 un gruppo di amici tra cui le persone offese, dopo avere partecipato ad un festa per Halloween, si spostavano a bordo di 4 autovetture nella Darsena di Viareggio per raggiungere il locale Mora Mora di Lido di Camaiore. In tale tragitto il gruppo si divideva restando solo gli occupanti della Fiat 500 con a bordo Iacconi seduto sul sedile anteriore, Lasurdi e una giovane seduti dietro. Tali giovani, nel breve tratto tra il Club Nautico e il semaforo collocato tra via Coppìno e via Oberdan, avevano un alterco verbale con due ragazzi che si trovavano in strada. Al semaforo la vettura si fermava al rosso e gli occupanti venivano raggiunti dai due ragazzi.
Dall’auto scendevano Iacconi, Lasurdi e il conducente, i quali avevano un alterco solo verbale con i due ragazzini ma, quando tutto sembrava oramai terminato e mentre i maggiorenni stavano risalendo in macchina, sopraggiungevano altri giovani. Lasurdi e Iacconi venivano colpiti e cadevano a terra dove venivano aggrediti con calci e con colpi dati con un casco da moto, rimanendo esanimi al suolo. Mentre l’aggressione era in corso sopraggiungeva un’auto con a bordo una ragazza e il fidanzato,  che assistevano all’aggressione cercando di fermare i giovanissimi aggressori. E, scrivono ancora i giudici, per il Pm è stato possibile ricostruire la dinamica dei fatti sulla base delle dichiarazioni rese dal conducente della 500 dove era anche Iacconi, unico presente ai fatti, e la ragazza (che peraltro era rimasta in auto), che indicava come autori del fatto due ragazzi, che venivano identificati, uno nel Bianchi (il quale aveva colpito entrambi i suoi amici con cazzotti al volto facendoli finire a terra) e l’altro nel minorenne reo confesso (il quale aveva colpito i suoi due amici con il casco, risultato di proprietà’ del Bianchi, mentre si trovavano a terra). Il difensore di Alessio Fialdini, avvocato Massimo Landi, durante la discussione in udienza, aveva evidenziato come l’impugnazione apparisse non superare un preliminare vaglio dì ammissibilita’, poiché  essa non offre una lettura critica degli elementi indiziari, ne’ spiega quali esigenze imporrebbero addirittura l’adozione della custodia carceraria, ne’ entra nel merito della decisione assunta dal Gip, limitandosi invece a ripercorrere i risultati dell’ investigazione, che non offrivano alcun utile spunto per la configurabilita’ di una responsabilita’ concorsuale del Fialdini nei gravi fatti accaduti la notte di Halloween e che i successivi interrogatori dei due minorenni, di cui l’impugnazione non tiene conto, consentono dì attribuire pacificamente ai coindagati la responsabilità. Negli interrogatori resi Bianchi e Fialdini avevano dichiarato che erano presenti sul luogo del fatto e che Fialdini era intervenuto solo con l’intento di estromettere l’amico dal contesto rissoso, e null’altro ha fatto, il che, prosegue l’atto, non consente di ipotizzare una sua attiva partecipazione agli eventi. Dove si afferma che la lite iniziale vedrebbe coinvolto anche il Fialdini che avrebbe partecipato anche alla successiva colluttazione, tali circostanze sono smentite proprio dai testimoni presenti i quali invece individuano quali diretti ed attivi responsabili i due minori nei cui confronti, non a caso, il gip ha adottato la misura cautelare. L’appello non è fondato e deve essere respinto, questa la decisione del Riesame: infatti – spiegano i giudici fiorentini – ciò che il pm ritiene allo stato appurato è che uno dei due minorenni ha colpito Lasurdi con un casco chiaro di marca Piaggio di proprietà del minorenne (che e’stato consegnato alla pg dalla fidanzata del ragazzo mentre l’altro minorenne ha colpito Iacconoi con un casco di proprietà’ di Federico Bianchi che la sera dell’aggressione era indossato da Alessio Fialdini; le lesioni, mortali per Iacconi e gravi per Lasurdi, sono state provocate dai soggetti che hanno utilizzato i caschi come armi improprie). Ciò’ premesso – concludono i giudici fiorentini –  non può non condividersi l’argomentazione del Gip per escludere una responsabilita’ concorsuale dei maggiorenni nel pestaggio compiuto, con le note conseguenze, dai minorenni, non essendoci alcun elemento che consenta di ritenere che sia stato proprio il Bianchi a consegnare l’oggetto al ragazzino e non sia stato invece quest’ultimo che, di sua iniziativa, se ne sia impossessato. E il Pm, nell’appello, non ha in alcun modo censurato tale ricostruzione.

“I provvedimenti dei Giudici si rispettano sempre, specialmente da parte di chi, come la famiglia di Manuele Iacconi, vuole Giustizia – commenta il legale della parte offesa, avvocato Riccardo Carloni -: Si attendono i risultati delle ulteriori indagini disposte dalla Procura di Lucca, su alcuni aspetti della vicenda che forse potranno esser meglio dettagliati, con una eventuale più precisa evidenza della responsabilità di coloro che parteciparono alla complessiva dinamica della tragica sequenza di fatti, che condussero alla morte di Manuele”.

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