Pocai (FIOM): “La CGIL rischia di non essere più un punto di riferimento”

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Per governare insieme la crisi che vive il territorio versiliese serve maggiore coinvolgimento democratico; per condurre l’organizzazione sindacale serve un metodo diverso, che dia supporto e ruolo ai lavoratori.

E’ intorno a questi temi che si è sviluppato il dibattito fra i delegati (una ventina) della Fiom Cgil versiliese, riuniti il 16 giugno nella Camera del Lavoro di Viareggio. Venerdì 20 invece, si ricorda che è in programma il direttivo di Lucca e della Piana.

Mentre è in corso la campagna per il rinnovo delle rsu (rappresentanze sindacali unitarie) delle aziende metalmeccaniche, all’interno della “casa comune” – la Cgil – si avverte il rischio del ridimensionamento dei presidi sindacali in Garfagnana e in Versilia, nell’ambito della annunciata unificazione con la Camera del Lavoro di Massa Carrara.

La Fiom Cgil provinciale di Lucca – e i delegati versiliesi l’hanno confermato nel corso dell’assemblea –  ritiene insostituibili i responsabili confederali di zona e considera l’unificazione con Massa un’operazione dai contorni ancora troppo incerti, ma che di sicuro non può essere né imposta, né improvvisata. “La Confederazione lucchese – ha sottolineato il segretario generale Fiom Lamberto Pocai – intende sperimentare un diverso modello di sindacato partendo proprio dalla Garfagnana, dove è stato abolito il responsabile territoriale: un modello che, di fatto, indebolisce la presenza della Cgil nelle strutture periferiche, dal punto di vista politico e della contrattazione sociale, in una fase dove invece tutto questo è ancora più necessario. L’accentramento confederale rischia di essere, negli atti, più autoritario che autorevole”.

Con un responsabile di zona appena insediato ma nominato direttamente dai vertici confederali, senza coinvolgere né ascoltare le istanze locali, l’orizzonte è molto corto per la CdL versiliese. “La Cgil Versilia rischia di perdere il ruolo di punto di riferimento sul territorio rispetto alle istituzioni e al mondo delle imprese – ha detto Pocai nel suo intervento introduttivo – . Come si potrà colmare la distanza fra i territori e il centro decisionale, nel caso dell’unificazione di Lucca con Massa? Un progetto di tale portata non può non tenere conto della confusione istituzionale creata dall’abolizione delle Province, mentre nel frattempo l’Associazione Industriali sta procedendo all’accorpamento delle proprie sedi, come nel caso di Lucca con Prato e Pistoia. Noi non possiamo far finta di niente”.

Ad affiancare Pocai nel dibattito c’erano anche i segretari territoriali Fiom di Lucca Mauro Rossi e Nicola Riva, nuovo membro della segreteria provinciale, già segretario dei metalmeccanici di Pistoia per otto anni e che ora si sta inserendo nella struttura versiliese.

Un “passaggio del testimone” che durerà ancora un po’ di tempo, ma che si rende necessario a causa delle serie difficoltà che attraversa il complesso settore della nautica e perché Pocai – che resta nel suo ruolo di segretario generale – ha ormai maturato i requisiti per la pensione. Durante i lavori del direttivo è emersa la considerazione che il commissariamento della Cgil, ufficialmente terminato, sembra invece continuare per molti atti. Del resto, anche a livello nazionale, il modello organizzativo confederale non risponde pienamente alle sfide in corso e tanti lavoratori ora sono disorientati e chiedono iniziative più radicali a difesa delle proprie condizioni.

La stessa discussione intorno al Testo unico sulla rappresentanza, rappresenta un punto di vista diverso sul modello sindacale disegnato dalle tesi del congresso. Anche la piattaforma concordata recentemente dalla Cgil con Cisl e Uil su fisco e previdenza, sembra non tener conto dell’orientamento dei lavoratori espresso negli emendamenti congressuali in materia di pensioni, che chiedevano di rivedere il sistema previdenziale riportando a 40 gli anni di lavoro necessari. E il percorso individuato non coinvolge i lavoratori e le lavoratrici, che infatti non potranno votare sulle materie che li riguardano direttamente, elemento sul quale la Fiom ha pubblicamente dichiarato di non essere d’accordo.

“La riorganizzazione è necessaria ma non deve avvenire nella direzione di un maggiore centralismo autoritario – ha sottolineato Mauro Rossi – e il responsabile di zona in Garfagnana è fondamentale, come ci insegna l’esperienza della Camera del Lavoro versiliese che, via via, ha perso persino la possibilità di esprimere, seppure in forma consultiva, la nomina dei responsabili di zona”.

Ci sono stati anche gli interventi di alcuni delegati aziendali, che hanno espresso tutto il loro disagio rispetto alla condizione di sofferenza che la Fiom sta vivendo nel dibattito politico all’interno della Confederazione. Questo, mentre la crisi di molte imprese non fa sconti, in termini di ricorso agli ammortizzatori sociali e di incertezza sul futuro. Una situazione, come l’hanno definita alcuni, da “separati in casa” e che tanti lavoratori temono possa degenerare in una rottura definitiva.

Fermo restando il confronto aperto e i diversi punti di vista, la segreteria Fiom ha rassicurato tutti che non è in discussione la permanenza della categoria nella Cgil. La Fiom, anzi, vuole rendersi protagonista attiva nella salvaguardia del ruolo delle zone confederali, seppure in un’ottica di unificazione. La Fiom non ha bisogno di “autoconvocazioni” per manifestare il proprio punto di vista e questo è accaduto anche durante l’ultimo direttivo confederale, soprattutto in merito alle decisioni unilaterali assunte dalla segreteria Cgil sugli incarichi e sulle nomine.

Infine, nell’assemblea di lunedì, si è ribadito che occorre stringere i tempi sul rinnovo delle rsu, al fine di poter misurare il livello di rappresentanza e poi rimarcare con forza il ruolo che alla Fiom spetta nei rinnovi contrattuali nazionali e aziendali. Migliore sarà il risultato, più ampia sarà la garanzia di una partecipazione diretta degli iscritti e dei lavoratori in genere, alla condivisione delle scelte e delle decisioni da assumere sulla contrattazione delle condizioni di vita e di lavoro di ciascuno.

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