Polo Nautico e sentenza del Tar, l’ira della Fiom non si placa

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VIAREGGIO – Il 7 gennaio prossimo la Fiom-Cgil e le Rsu di Polo Nautico si riuniranno per esaminare nel dettaglio la questione del frazionamento dell’area consortile, dopo il pronunciamento del Tar della Toscana ( leggi anche:Frazionamento Polo Nautico, il Tar dice si. La Fiom: “Un …ì).

“Non passa inosservato il silenzio intorno a questa vicenda: a parte l’altolà del sindacato – Fiom e Cgil – nessuno finora ha avuto niente da commentare. Questo silenzio conferma ancor di più il limite della rappresentanza politica che non aveva certo bisogno di attendere quest’ultima notizia per prendere una posizione concreta, al di là di qualche enunciazione propagandistica – si legge nella nota stampa -: ” In questi anni la Fiom e la Cgil non si sono limitate a dire soltanto no al frazionamento per garantirsi una rendita di posizione autoreferenziale, né hanno osteggiato tale processo per un pregiudizio ideologico; hanno invece svolto un ruolo attivo, anche al di sopra delle proprie competenze, diventando un interlocutore concreto in molteplici situazioni dell’intera vicenda. Gli scioperi e le manifestazioni sono spesso serviti a supportare proposte, riscontrabili nelle piattaforme, sempre tese a coniugare la difesa dei diritti e dell’occupazione con le esigenze delle imprese; se ciò non fosse sufficiente basta guardare gli atti, gli accordi, i protocolli che compongono il carteggio Polo Nautico e non solo quello. Perché al centro di tutto questo c’era un grande progetto su cui scommettere e rischiare: attraverso l’esperienza consortile di Polo Nautico, nasceva un modello in cui la definizione degli assetti urbanistici e l’individuazione delle funzioni ammesse, per l’uso di aree demaniali marittime e il rilascio concessorio, si fondava sulla condivisione di obiettivi socio-economici che tenessero conto del quadro delle attività produttive in condizioni di disagio e precarizzazione e quindi, del loro riposizionamento rispetto all’andamento di mercato, dei loro piani industriali, della rilevanza occupazionale e della salvaguardia ambientale. In questo ambito noi interpretammo la delibera del consiglio comunale del 29 aprile del 2002 che citava infatti “…un utilizzo plurimo dell’area da parte di più imprese caratterizzate da una presenza consolidata nel mercato, comunque esse abbiano deciso di associarsi…”, “…la messa a disposizione anche ad altre imprese di attrezzature per alaggio e varo in condizione di garantita economicità…”. Al riguardo Polo Nautico allora dichiarò: “…La società ha scopo prevalentemente consortile e quindi mutualistico…”,“…La società si configura come un’organizzazione comune istituita in modo da conseguire, per tramite dell’ottimizzazione delle capacità tecniche, operative, amministrative, gestionali e finanziarie dei singoli soci consorziati, la realizzazione di un polo della nautica da diporto con una collocazione ottimale sia ai fini di immagine, che commerciali, che realizzi economie di scala e favorisca l’aggregazione e la realizzazione di lavori in comune che, per l’impegno, necessità di spazi, o di risorse, non siano realizzabili singolarmente dai soci consorziati….”
Semmai, a 12 anni di distanza, sono lor signori a non aver rispettato tali accordi che, oltre a non applicare buona parte degli impegni assunti in termini di investimenti, assunzione di personale e armonizzazioni contrattuali, hanno speculato e strumentalizzato sul valore di un’esperienza consortile per acquisire il titolo concessorio di un’area appetibile e poi, subito dopo, sostenere che non sussisteva più lo spirito per mantenere in essere quell’esperienza, almeno fino a quando non fosse stata frazionata l’area. E su tutto questo, gli attori della politica locale degli ultimi sette anni che dovevano controllare, verificare, che non sono mai stati all’oscuro o sprovvisti di informazioni e documentazioni essendo in parte diretti partecipi della vicenda, o in generale tutti direttamente coinvolti in quanto interlocutori o testimoni, è possibile che non abbiano niente da dire? Fatta eccezione per chi in tutta onestà si era espresso favorevolmente al frazionamento (in pochissimi a dire il vero) non ci vengano a dire che tutto quello che era possibile fare è stato fatto, eventualmente prendendo a riferimento la delibera unanime sull’ordine del giorno del Consiglio comunale di novembre 2013: perché, come è accaduto su altri atti, se non sono state perseguite azioni conseguenti, tutto ciò è servito a ben poco per non dire a nulla. Chi oggi si appresta a governare Viareggio e non viene dalla Luna, pensa di farlo con la speranza che qualche Commissario o Tribunale di turno levi al posto loro le castagne dal fuoco sulle questioni spinose in cui bisogna metterci la faccia? Le politiche locali e in particolar modo quelle che riguardano la darsena viareggina e il lavoro, non possono essere affrontate in questo modo, senza il coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici, di chi li rappresenta e senza tener conto della loro condizione. Noi riteniamo che vi siano ancora spazi d’intervento. Nei prossimi giorni la commissione consultiva si riunirà per esprimere il parere sul regolamento portuale e il Comitato portuale dovrà riunirsi per prendere una decisione; indubbiamente la sentenza del Tar influenzerà tale discussione e quindi non si può escludere niente a priori, ma è ovvio che chi fa politica e ha a cuore le sorti della città e del suo porto più che della propria autoreferenzialità, può giocare ancora un ruolo importante e determinante”.

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