Porto spa: “I Viareggini devono sapere la verità su quel che sta accadendo”

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VIAREGGIO – “I Viareggini devono sapere la verità su quel che sta accadendo alla Viareggio Porto s.p.a.”. E’ Leonardo Betti, ex sindaco, che parla a ruota libera e snocciola i numeri: “La Società Viareggio Porto deve, ad oggi, alla Viareggio Patrimonio srl circa 1.300.000 euro (inizialmente si trattava di oltre 10 milioni; invece di transigere venne affrontato il giudizio tributario, col notevole risultato che l’importo da oltre 10 milioni è sceso a 1,3 milioni) per un accertamento di ICI/IMU non versati e (presumibilmente) dovuti dal 2005 al 2011. Ad oggi, la procedura relativa al milione e 300 mila euro è pendente in secondo grado a Firenze ed il suddetto importo potrebbe ridursi ancora. L’inghippo però è dovuto al fatto che quando venne fatto l’accantonamento Ici, l’allora vertice societario accantonò nel fondo rischi solo 135.000 euro (stima derivata da una perizia); così nel 2014 è stato, viceversa, accantonato il milione e 300 mila euro, erodendo il capitale sociale fino a trovarci nell’empasse del luglio 2014 con due alternative: ricapitalizzare la società (in beni o denaro) o andare in liquidazione. Col dissesto alle porte, si scelse la seconda strada con l’impegno che il liquidatore in arrivo avrebbe dovuto cercare di far tornare quanto prima in bonis la società e non perderla. Risolto il contenzioso sull’Imu e considerato che le tariffe aumentate del 25% dal Commissario oggi consento di pagare le imposte annuali, la Viareggio Porto s.p.a. potrà gestire, senza problemi, le proprie concessioni portuali. Non guidare la liquidazione nel senso della ricapitalizzazione ed invece arrivare al fallimento è tutto il contrario di una gestione che guarda al futuro della nostra città. Infatti, non stiamo parlando di una società che perde costantemente anno dopo anno, ma di una società valutata 20 milioni di euro nel 2007 (che oggi ne varrà almeno la metà) e che rischia di essere svenduta ad un prezzo stracciato post fallimento. Con buona pace dei viareggini che vedranno così sfilarsi un gioiello, fondamentale per il rilancio della città, al prezzo di uno straccio”.

Cosa si poteva fare? “Gestire la liquidazione e nei gangli del bilancio preventivo optare per un’ipotesi di ricapitalizzazione, che si sarebbe potuta avere con il conferimento di un bene, come ad esempio il vecchio mercato ittico. Ciò avrebbe comportato due risultati: revocando la liquidazione, la società sarebbe potuta tornare operativa (politicamente lo sviluppo del Porto è un asset strategico), poi si sarebbe resa appetibile la società e vendibili le sue quote (non dimentichiamoci del debito che abbiamo verso Ferragamo). A mio avviso, quanto accaduto è un grave errore strategico: la società doveva essere tutelata e conservata per lo sviluppo di Viareggio. Andava evitato lo scontro con un creditore che ha fatto istanza di fallimento. Si sarebbe dovuto, in sintesi, prendere la massa passiva e vedere come gestirla”.

Ma come è composta? “900.000 sono dovute al Comune, che come socio ha il suo credito postergato rispetto a tutti i creditori. 1.300.000 sono dovuti alla Viareggio Patrimonio srl per l’ICI/IMU, nella peggiore delle ipotesi. Ma la sentenza della Commissione Tributaria è stata appellata in II grado e quindi si potrebbe ancora ridurre l’imposta dovuta; poi, visto che l’aggio della Mover è stato spalmato su 30 anni, ciò non potrebbe accadere anche per questo debito? 1.000.000 alla Banca, che non ha chiesto rientri e nel 2014 ha rinnovato il fido. 500.000 euro circa sono dovuti ai fornitori . Poi ci sono anche dei crediti, ma di questi non abbiamo avuto menzione. Infine fra dicembre e gennaio la Viareggio Porto riscuote dai diportisti. Al 31 dicembre 2014, in cassa vi erano circa 400.000 euro: possibile che non si potesse soddisfare, almeno a rate, il debito con l’imprenditore Dinelli, per quel tanto che bastava ad evitare l’istanza di fallimento? In sostanza, a dicembre la società di Dinelli notifica un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo per 135.000 euro, ma fa sapere sui giornali di essere disposta a rateizzare (come è normale prassi in questi casi, stendendo un piano di rientro: si ripete, in cassa, vi erano 400.000 euro). Viceversa, si fanno decorrere inutilmente i 40 giorni per l’opposizione ed il decreto diventa definitivo; nessuna trattativa è stata instaurata ed il sig. Dinelli, non essendo state avanzate proposte di definizione, ha presentato istanza di fallimento. Per arrivare al nocciolo, si fa fallire una società che vale 10 milioni per non aver gestito un debito di 135.000 euro. Credo che tutti i viareggini abbiano interesse a vederci chiaro!”.

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