“Presepe negato”all’asilo Bambi, la soliderietà di Marco Morbidelli

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PIERASANTA – “Vorrei esprimere la piena solidarietà al lavoro svolto dalle educatrici del nido Bambi di Pietrasanta che in questi giorni si trova suo malgrado al centro dell’ennesima bufala mediatica, forse, montata ad hoc per tirare la volata verso traguardi più altisonanti di persone di evidente basso spessore culturalpolitico e che trovano nella menzogna, fraintendimento e nella strumentalizzazione l’unica ribalta possibile, infischiandosene se nel fare ciò si mette alla berlina persone che niente hanno a che fare con la partitica e che sono lavoratrici oneste e professionalmente capaci”. La nota stampa arriva da Marco Morbidelli, della Funzione Pubblica dell Cgil: ” Il progetto didattico e la sicurezza dei bimbi sono valori dai quali non si può e non si deve prescindere. E su questi fattori va aperta una discussione che abbia un senso compiuto se si vuole discutere di qualcosa per i bimbi ed, è doveroso aggiungere, se se ne ha le competenze per farlo.  Certo che se si è capra, capra si rimane anche se si indossa un doppio petto grigio e si blatera parole al vento davanti a telecamere e microfoni accesi infischiandosene se questo innesca un meccanismo mediatico, che turba, questo si, la tranquillità dei bimbi e delle educatrici nello svolgere al meglio i propri compiti. O bimbi che si svegliano sentendo suonare continuatamente il campanello d’ingresso. O mamme placcate spianandogli i microfoni e telecamere sotto il naso. E non è certo per una questione religiosa, che rievoca una paura xenofoba susseguente ai vili attentati di Parigi, se nella maggior parte degli asili nido non c’è il presepe. Ma tutto questo, chi sta montando una goccia di latte per trasformarla in una ciotola di panna montata, lo sa benissimo! Ancora una volta è sconcertate vedere quante persone, non molte per fortuna ma sicuramente troppe, non vanno oltre alla lettura dei soli titoli scritti con caratteri cubitali. Rinnovo la piena solidarietà alle educatrici del Nido Bambi anche a nome di molte loro colleghe di altri nidi ed anche altre cooperative in tutta la Versilia dalle quali in questi giorni sono stato contattato e che mi hanno espresso lo sdegno di quanto sta capitando alle loro colleghe”. Il funzionario del Sindacato invia poi una lettera ad una mamma, che riportiamo integralmente:

Si dice che il mestiere del genitore sia il più difficile in assoluto.
Non è cosa semplice insegnare, far capire, ad un bambino la differenza fra il bene e il male, fra l’amore e l’odio. Fargli capire cosa siano la violenza, la sofferenza, il dolore.
Non è cosa semplice spiegare ai bambini cosa siano, perché esistano la fame e la guerra o perché alcuni bambini possano scegliere che cosa scrivere nella letterina a Babbo Natale mentre altri non sanno se l’indomani potranno contare in un normale, semplice pasto.
Non è semplice perché non lo è nemmeno per gli adulti. Non lo è perché una spiegazione logica per tutto questo, in realtà, non esiste.

Non è facile il mestiere dei genitori; non lo è quello degli educatori.

Mi impegno ad insegnare ai miei bambini ad amare, ad essere tolleranti, ad accettare con naturalezza le diversità di ogni genere, a rifiutare le manifestazioni di violenza e di prepotenza e a rispettare il prossimo.
Lo faccio usufruendo di tutto il mio amore, della mia fiducia nel futuro e nel senso profondo della vita. Ricorrendo alla mia sensibilità e non ultimo al mio istinto.
Soprattutto lo faccio con il mio esempio, con il mio comportamento, con la mia coerenza che ad ogni gesto quotidiano fanno da specchio a ciò che vorrei riconoscere nei miei bambini.

Loro non vedono le differenze fra un essere umano e un altro se non nella misura in cui gli vengono sottoposte e sottolineate ed esaltate dagli adulti.
Soltanto attraverso l’occhio dei grandi si accorgono delle diverse abilità, delle differenze di razza e di quelle culturali e religiose.
Dai grandi imparano ad essere intolleranti.

Non insegnerò ai miei bambini, attraverso il mio esempio, a sprecare il dono infinitamente grande della vita, formulando il pensiero e il sentimento che i bambini diversamente abili o malati o con la pelle di un colore diverso dal mio o che professano altre religioni abbiano qualcosa in meno, siano da rispettare meno, siano da guardare con sospetto e diffidenza.

I bambini, se lasciati liberi di vivere la loro istintività, ridono, giocano, cantano tutti nello stesso modo. Si aiutano. Si accettano. Si INTEGRANO.
Noi “ grandi”, invece, abbiamo paura di ciò che non conosciamo; abbiamo paura che ci vengano tolte le prerogative che vogliamo dare per scontate.
Pensiamo che l’atto di escludere ci preservi, ci salvaguardi, ci protegga.
Pensiamo che se pretendiamo di vedere un presepe fra i simboli del Natale in una scuola in festa, i nostri bambini siano più rispettati, più protetti, più amati.
E nello stesso momento non ci accorgiamo che insegniamo loro che le diversità devono essere sottolineate, che il colore della pelle è determinante, che l’odio, la fame, il dolore, la disperazione , la discriminazione e le guerre hanno una loro ragione di esistere. Danno giustificazione al male.

No Mamma!
Rifletti per favore. Fallo insieme a me. Fallo nel tuo cuore, con il cuore di un bambino. I bambini sono il nostro futuro, il futuro di tutti: sono i bambini di tutti. Tutti i bambini sono nostri figli, sono tutti ugualmente perfetti e come tali si devono sentire.
La tua religione, quella che il presepe che pretendi di vedere esposto in un luogo di tutti simboleggia, lo spirito, l’essenza del Natale, il messaggio della nascita di Cristo esprimono l’ AMORE INCONDIZIONATO e il rispetto verso il prossimo.
Cosa stai insegnando, Mamma, ai tuoi bambini e ai nostri?

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